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Restaurato lo storico Ippopotamo de La Specola Cultura

Oggi martedì 11 dicembre 2012 presso il Salone Scheletri de “La Specola”, la sezione di Zoologia del Museo di storia naturale dell’Università di Firenze, in via Romana al 17 verrà ricollocato lo storico Ippopotamo.  Negli anni Settanta del ‘700, varie “produzioni naturali” conservate agli Uffizi furono trasferite a Palazzo Torrigiani, per costituire le collezioni dell’Imperial Regio Museo di Fisica e Storia Naturale, oggi conosciuto come il Museo de La Specola. Tra queste il raro ippopotamo imbalsamato, oggi di nuovo in esposizione dopo sapiente e accurato restauro. Sebbene l’origine e la data di morte dell’esemplare restino ignote, le modalità e lo stile di preparazione sono riconducibili al XVII secolo.  Una volta giunto in Museo l’ippopotamo fiorentino fu oggetto di un diffuso intervento di restauro effettuato dai ceroplasti, autori delle famose cere anatomiche, che operavano nell’officina della Specola. L’operazione era mirata a rendere l’aspetto dell’animale più simile a quello delle raffigurazioni dell’epoca, ossia con sagoma arrotondata e caratteristiche anatomiche più naturali.

Ad esempio, sulla testa furono modellate parti in cera che ne ricostruivano le rotondità di guance, padiglioni auricolari, palpebre e narici. Significativo anche l’intervento sugli arti e sulle cuciture dove, con l’ausilio della cera, furono nascosti i tagli e riempiti vuoti e cavità nella pelle, ricostruendo anche dettagli anatomici perduti. Due stili di preparazione si sono quindi trovati a convivere per oltre due secoli: uno seicentesco da gabinetto delle curiosità e uno tardo settecentesco, con finalità naturalistiche.

Purtroppo gli effetti degli anni e la delicatezza dei materiali utilizzati, hanno nel tempo compromesso lo stato conservativo del prezioso ippopotamo richiedendo un restauro che ha messo in luce le due anime del preparato permettendo di valorizzarne l’aspetto originario, pur mantenendo la bellissima opera ceroplastica di ricostruzione dei particolari della testa.

Il restauro è stato possibile grazie al contributo della Associazione Italiana Pellicceria e del Rotary Club Firenze.

 

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