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Rete Antisfratto Fiorentina: “Risorse insufficienti e criteri discriminatori” Breaking news, Cronaca

Firenze – Risorse governative, provvedimenti regionali e comunali, ma, dice la Rete Antisfratto Fiorentina, la realtà delle ricadute sulla platea dei più fragili in realtà ancora non si vede. “Le risorse stanziate dal Governo per i buoni spesa non sono sufficienti per tutte le domande e i criteri stabiliti dai Comuni per la loro assegnazione escludono tante persone prive di  qualsiasi protezione – dicono dalla Rete – disoccupati da sempre, precari e lavoratori a giornata, pensionati, persone senza casa, senza fissa dimora e prive di residenza, immigrati, nuove povertà… “. Insomma, secondo la Rete antisfratto Fiorentina, in realtà vengono messi in atto  “criteri discriminanti”, mentre “limitarsi a gestire quei quattro soldi ricevuti dallo Stato senza rivendicare altre risorse e aggiungerne di proprie, significa in realtà continuare a considerare la povertà come una colpa”. 

Il richiamo alla responsabilità individuale dei cittadini, con l’appello a “restare a casa” non contempla, dicono dalla Rete, “chi una casa non ce l’ha o puravendo un tetto sulla testa, si è visto negare la residenza in base all’art.5 del decreto Lupi-Renzi. Come si  può affrontare, in tali condizioni, questa emergenza coronavirus con le necessarie garanzie?”. 

“E’ ancor più urgente in questo momento garantire il diritto costituzionale alla residenza, condizione  necessaria per accedere all’assistenza sanitaria pubblica, alle utenze di acqua, luce e gas, anche al fine di tutelare la salute e contenere il diffondersi del contagio, vista anche la facoltà concessa ai sindaci di  dare la residenza in deroga all’art.5 (in alcuni Comuni questa pratica è già stata messa in atto) e la recente direttiva del Ministero del Lavoro”.

Dunque, si legge nella nota, “se davvero “niente sarà come prima”,  è il momento di scegliere e dimostrare responsabilità, andando incontro a chi veramente ha più bisogno, rimuovendo provvedimenti discriminatori sulla base del principio di precauzione nei confronti di tutta la comunità.  Se questa richiesta non venisse accolta, gli amministratori, proprio per il ruolo che compete loro, saranno responsabili delle conseguenze sulla salute di tutti”.

Fra le richieste: “Chiediamo di dar prova di quella responsabilità sociale che viene richiesta a tutti i cittadini e che ci assumiamo ogni giorno. Pertanto ribadiamo che non bastano le briciole e le belle parole per garantire cura collettiva e giustizia sociale, né tantomeno sono accettabili nuove forme di controllo sociale dei poveri e di quanti non accettano queste condizioni.  Chiediamo perciò la ricontrattazione di tutti gli affitti, pubblici e privati, la sospensione del pagamento affitti e contributi affitto per le fasce più deboli per prevenire la morosità, l’assegnazione di tutte le case popolari tenute vuote, il recupero e l’immediata assegnazione di tutto il patrimonio immobiliare pubblico dismesso, compatibile con la residenza, fino al provvedimento estremo della requisizione nei confronti delle grandi proprietà. Occorre bloccare la vendita e la ventilata ipoteca di proprietà pubbliche a favore delle banche  allo scopo di reperire fondi.  Inoltre senza garantire il passaggio da casa a casa, niente sfratti, anche dopo il 30 giugno”. 

Ruolo centrale anche per il reddito di quarantena, dal momento che la crisi  non si risolverà in breve e rischia di mettere in ginocchio interi strati sociali. Anche perché, conclude la nota, il rischio è di trovarsi davanti a un’innalzamento vertiginoso della tensione sociale. “Se migliaia di persone verranno abbandonate a se stesse senza risposte concrete ai loro bisogni, cresceranno movimenti e forme di lotta contro ingiustizie e discriminazioni”. 

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