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Revenge Porn, l’avvocato: ecco le regole per difendersi Cronaca, Società

Prato – L’avvocato Alessia Sorgato, nota in Italia per le sue battaglie in difesa delle donne vittime di violenza, è tra le più famose in Italia. Dal 2011 è legale penalista di riferimento dei centri antiviolenza (in particolare Soccorso Rosa dell’Ospedale San Carlo di Milano), di sportelli anti-stalking e onlus dedite alla protezione di donne e bambini come TizianaVive, Pangea onlus e la no-profit Senza Veli sulla Lingua, nonché autrice di saggi di successo sul contrasto alla violenza di genere. È già un cult “Giù le mani dalle donne” con prefazione del noto giornalista Maurizio Costanzo pubblicato nel 2014.

Il suo ultimo lavoro è il prezioso manuale sul “Revenge Porn. Aspetti Giuridici, Informatici, Psicologici”, per la casa editrice Giuffrè Francis Lefebvre. Il tema trattato è il nuovo reato di vendetta pornografica diventato legge il 9 Agosto 2019. (La punibilità per la diffusione  illecita di immagini o video sessualmente espliciti,che seppur realizzati con il consenso,non possono essere pubblicati senza autorizzazione  per violazione della privacy e la reputazione della vittima).

Un libro in cui l’avvocato Sorgato si è occupata della parte normativa e legislativa (sviluppato anche l’aspetto informatico unitamente a quello psicologico) in maniera semplice e chiara con la finalità di offrire ai lettori un vero e proprio aiuto anche preventivo verso questo reato.

Si sentivano in Italia l’esigenza e l’emergenza di introdurre una legge contro il “Revenge Porn”?

La risposta non può che essere affermativa, soprattutto al netto dei miei approfondimenti sul tema, che hanno doverosamente preceduto la stesura della monografia che ho pubblicato da poco con Giuffre Francis Lefebvre. Solo a Milano è solo tra il 2016 e il mese di giugno 2019 sono state emesse 150 sentenze per casi di revenge porn. E non ho coinvolto il Tribunale dei Minori, per evidenti questioni di delicatezza, anche sapendo che presso gli adolescenti il fenomeno è in grave aumento.

Il “Revenge Porn” è oppure no un reato recente e quali sono le sue potenziali vittime?

È recente la norma, in quanto in vigore dal 9 agosto 2019, che ha introdotto l’art. 612 ter codice penale, ma non è altrettanto nuovo che si commetta questo reato. Il primo caso di cui mi sono occupata risale a vent’anni fa! Certo, la tecnologia digitale e la disponibilità di supporti coi quali fotografare, filmare, conservare e trasmettere sta evolvendo in fretta, portando con se’ la possibilità esponenziale di realizzare comportamenti di revenge. Tutti siamo quindi vittime potenziali, tant’è vero che ho voluto fosse mia la schiena fotografata in copertina al mio libro.

Secondo lei sono allarmanti i numeri registrati nel 2018 secondo i quali ben il 24% di 6500 ragazzi ha sperimentato il “sexting”, ossia scambiato o trasmesso contenuti foto o video autoerotici attraverso il cellulare?

Sono 1560 casi. Quanti sono i giovani italiani? Leggiamo il dato per quello che è ossia una statistica. Io credo siano molti di più e credo che siano moltissimi anche gli adulti. Lo ricavo dalle sentenze. Quel che allarma non è tanto che ci si scambi foto e video o che si consenta di apparire davanti ad una web cam. Consenzienti ed informati, in fondo, tutti possiamo gestire il nostro corpo e la sua immagine come ci pare. Il punto cruciale si raggiunge quando contro il volere dell’altro si divulgano quelle foto e quei video. Il reato si commette solo allora.

Ci sono stati purtroppo casi in Italia in cui le vittime di Revenge Porn hanno ceduto alla disperazione. Dunque al di là della legge che prevede oggi di condannare a pena certa chi diffonde  in rete contenuti  sessualmente espliciti senza autorizzazione, quali sono i mezzi con cui le potenziali vittime possono prevenirne la pubblicazione? 

Mi piace indicare rimedi preventivi perché penso fermamente che il ruolo di un avvocato, con la mia specializzazione, sia anche quello di arginare quanto possibile le conseguenze di un gesto sprovveduto, di cui pentirsi dopo. Di solito consiglio di procurarsi una prova scritta che il ricevente le foto o i video sia ben consapevole che debbano restare private. Mandare un WhatsApp ove scrivere frasi del tipo Devi vederle solo tu, o Non diffondere mai, e screenshottare la doppia spunta blu in linguaggio giovanile potrebbe bastare. In secondo luogo una volta appreso che circola in rete qualche contenuto osé, non maltrattare chi ce lo segnala, reazione che nell’attimo di stress è del tutto spontanea, ma al contrario farsi mandare le immagini e quante più informazioni possibile per risalire alla piattaforma ove pubblicato, per dare agli investigatori qualche utile traccia informatica. Rivolgersi alla Polizia postale, che riceve anche segnalazioni via mail. Si tratta del Compartimento di PS più adatto a indagare su casi del genere.Oggi poi, grazie ad ottimi risultati raggiunti all’estero, Facebook ha reso operativo anche da noi un algoritmo che riconosce le immagini e le blocca appena immesse in rete. Se la vittima quindi ne è a sua volta in possesso (poniamo che siano selfie autoerotici, per esempio) può trasmettere lei stessa e chiedere preventivamente che ne sia impedita la pubblicazione. Con alcuni amici ho fondato l’APS PermessoNegato che si occuperà proprio di questo.

Al Revenge Porn spesso è collegato l’ulteriore e detestabile “hate speech”. Può spiegarcelo?

Discorsi di odio. Sono nati con intenti razzisti, omofobi, negazionisti, poi il fenomeno si è allargato, complice il fatto che laddove sorti, negli Stati Uniti, è fortissima la tutela della libertà di opinione. Da noi, dove qualche argine si sarebbe dovuto mettere sin dal principio, in certi ambienti e per certi personaggi sono divenuti quasi la regola. Riferiti al revenge porn, sono quindi i commenti alle foto ed ai video. Dicevo poc’anzi che spesso la vittima scopre di essere stata pubblicata senza veli proprio da coloro che la raggiungono (informaticamente o di persona) e la insultano o le chiedono altre foto o video. In rete sono nati anche orrendi fenomeni, come il Pull a pig, dove lo scopo della diffusione dei contenuti sessualmente espliciti è proprio il dileggio collettivo: si pubblica perché la vittima sia diffamata.

Quale consiglio si sente di dare a un genitore che vuole tutelare il proprio figlio dalle insidie del Revenge Porn? 

Vietare che mandi in giro foto può servire?! Il tono è ovviamente qui retorico. Seguo come legale troppi casi di giovani nella cui chat di classe gira davvero di tutto. Posso mutuare certe buone pratiche che ho registrato nella prassi: ho visto ragazzini prendere apertamente posizioni di critica e di condanna verso certe diffusioni, e recentemente alcuni sono andati dall’insegnante a denunciare direttamente quanto certi loro compagni pubblicavano. La scuola si è trovata costretta ad effettuare una segnalazione in questura. A tutti i genitori consiglio di parlare coi propri figli di questo reato, di quanto sia grave commetterlo e quanto devastante subirlo. Chiedere alla scuola che convochi delle persone esperte a parlarne. Io, come altri, sono a disposizione.

Qual è il suo parere sulla discussa presenza del cantante Cally a Sanremo?

«Da tempo seguo con un certo disappunto certo genere di musica ove le donne sono tutte prostitute e la polizia va combattuta e l’esistenza è noiosa e ciondolante. Fanno il paio con certa letteratura young adult altrettanto deviante. Se è questo ciò di cui si nutrono i nostri giovani, dovremo presto adeguare qualche altra norma purtroppo.

 

Foto: Alessia Sorgato

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