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Revocati i domiciliari per il capitano della Costa Concordia Cronaca

La notifica di revoca degli arresti domiciliari è arrivata alle 12.30 ed a Meta di Sorrento è stata come una liberazione. Francesco Schettino, il principale indagato per il naufragio della Costa Concordia, dovrà sottostare da oggi, 5 luglio, soltanto all’obbligo di dimora nel comune di residenza. I cittadini della località campana, il paese di Schettino, si sono stretti attorno al comandante della Concordia ed alcuni hanno anche voluto ricordare l’accanimento della stampa sulla figura del comandante della nave naufragata il 13 gennaio di fronte all’isola del Giglio. Eppure vi sono stati 32 morti, e di qualcuno la colpa dovrà pur essere. «Questa vicenda ha responsabilità e dinamiche molto più complesse», spiega lo stesso Schettino nel memoriale in cui ricostruisce quella tragica notte. Dinamiche che saranno chiarite chissà quando e chissà perché ma che, allo stato attuale delle indagini, non escludono che non tutta la colpa sia del capitano della Concordia. Certo, dopo tutto quello che si è scritto e sentito al riguardo del disastro del Giglio è difficile prestar fede parola per parola al suo memoriale. Schettino, in esso, si ritrae come una sorta di “eroe” che avrebbe condotto in acque sicure la nave ferita dallo scoglio delle Scole, evitando una tragedia di proporzioni disastrose. I morti, spiega Schettino, sono stati 32, ma avrebbero potuto essere molti di più se la nave avesse iniziato a colare a picco a largo. E come dargli torto? Da appurare è, semmai, se sia stata proprio la sua manovra a condurre la nave verso Giglio porto o la nave abbia preso la direzione dell’isola per pura casualità in quanto le strumentazioni di bordo erano ormai ingovernabili. Di certo non pensa che Schettino sia un “eroe” il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che da sempre ha espresso le sue perplessità sul comandante della Concordia. Tuttavia anche Verusio ha definito una «misura idonea» la revoca degli arresti domiciliari per Schettino. I termini stavano scadendo e la decisione del gip grossetano, Valeria Montesarchio, è stata quasi obbligata. Soddisfazione, invece, per il legale difensore di Schettino, l’avvocato Bruno Leporatti, che ha visto accolta la sua richiesta, avanzata sin dalla decisione del gip maremmano di porre il capitano della Concordia ai domiciliari, avvenuta il 17 gennaio scorso.

La ricostruzione del naufragio nel memoriale di Schettino
«In quel momento una mano divina si è sicuramente posata sulla mia testa. Se avessi continuato su quella rotta, avremmo colpito lo scoglio con la prua. Sarebbe stata un'ecatombe», spiega Francesco Schettino nel suo memoriale. Il capitano della Concordia ci tiene a precisare di non essere un codardo e di aver compiuto tutto quanto in suo potere per evitare il peggio. Innanzitutto, spiega, dopo l’urto con lo scoglio delle Scole, dispose tre ordini: la chiusura delle porte stagne di poppa (che però avrebbero dovuto essere chiuse), di virare il timore a dritta (per evitare che la nave si scontrasse contro la costa dell’isola del Giglio) e di dare fondo all’ancora (per fermare la corsa della nave). «Mi rincuora – continua il capitano della Concordia – vedere che i dati emersi dall'analisi della scatola nera confermano le mie dichiarazioni rese quando sono stato interrogato». Effettivamente i dati emersi dall’analisi del Vdr testimoniano però che la nave era divenuta pressoché ingovernabile, quindi resta da appurare che la manovra disposta da Schettino abbia giovato a condurre la Concordia verso acque più basse. E il comandante non ci sta nemmeno a sentir parlare alcuni suoi ufficiali di plancia di una sua «allucinazione» che avrebbe condotto la nave contro lo scoglio delle Scole. «Altro che allucinazione! Piuttosto è stato il mio fiuto, il mestiere, il saper riconoscere il mare a farmi fare quella sterzata repentina a dritta», scrive nel suo memoriale. Dapprima, prosegue Schettino, la nave venne fatta virare a desta, quindi scodare a poppa ed infine virare nuovamente a dritta. Tutto questo venne fatto, a suo dire, per evitare la collisione con l’isola del Giglio. Dopo di ciò iniziò lo “scarroccio”, ossia l’avvicinamento alla terraferma. A questo punto, spiega il comandante, si trovò di fronte ad un dilemma: evacuare la nave o condurla verso riva? Evacuare una nave con a bordo oltre 4.000 persone ha i suoi rischi e, sostiene Schettino, fu allora che decise per quella che lui stesso definisce una «scelta solenne»:  non disporre l’abbandono della nave per condurre, invece, la Concordia il più possibile vicino a riva. «Ho creato così le condizioni ottimali per salvare tutti, indipendentemente da come si sviluppavano gli eventi», spiega Schettino nel suo memoriale. «Se avessimo sbarcato più al largo, su un fondale più alto, il rischio era di un affondamento totale», conclude.

Foto: http://www.geek.coolstreaming.us

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