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Apertura caccia e siccità: protestano Lipu, Wwf e Legambiente Ambiente

 "Un provvedimento d’urgenza atto a posticipare l’apertura della stagione venatoria a causa della gravissima situazione ambientale dovuta agli incendi e alla siccità". Questo è quanto Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), chiede al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, di posticipare l'inizio della stagione venatoria, prevista per sabato 1° settembre, al 1° ottobre, come prevede anche la legge 157/92 di fronte a situazioni climatiche di particolare emergenza. Inoltre: "dichiarare eccezionalmente lo stato di calamità per la fauna selvatica, per evitare di aggravare i le condizioni delle popolazioni animali colpite e stremate da una stagione climatica altrettanto eccezionale.
Più dello scorso anno, incendi boschivi e siccità hanno provocato la distruzione di migliaia di ettari di territorio naturale e la morte di migliaia di animali selvatici, mettendo in gravi difficoltà lo stato di conservazione numerica delle diverse specie. Tuttavia la pressione dei cacciatori è stata forte praticamente ovunque, ignari forse del fatto che, un buono stato di conservazione ed equilibrio quantitativo e qualititativo delle popolazioni di fauna selvatica, dovrebbe essere obietttivo e interesse anche loro.

Le associazioni ambientaliste nazionali sono scese in campo, e non si arrendono. Il  Wwf sollecita la richiesta di interventi urgenti che adottino rapidi provvedimenti per il posticipo della stagione venatoria, ricordando al Governo come la fauna faccia parte del patrimonio indisponibile dello Stato e come sia in capo allo Stato la tutela dell'ambiente. Legambiente Toscana, nel commentare l'autorizzazione della Giunta alla preapertura della caccia, anche se limitandola ad uno solo giorno (1° settembre) e vietandola per le specie acquatiche, ha precisato come non siano stati tenuti in considerazione nè le autorevoli evidenze scientifiche dell'Ispra "Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale" (nota Ispra del 28 agosto), né il principio di precauzione che governa corrette politiche ambientali nei paesi membri UE.

Ma le gravi preoccupazioni del Ministro delle politiche agricole sulla necessità di sospendere nell'attuale grave situazione ambientale l'attività  venatoria, pienamente condivise e sostenute dalle associazioni ambientaliste, trovano sostegno nell'accoglimento dei ricorsi presentati dal WWF presso i Tribunali amministrativi regionali.

Ieri, dopo il pronunciamento del Tar della Campania che ha sospeso la preapertura della caccia nel territorio campano, è stata la volta di un'altra regione: il Lazio. Con la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso del Wwf, sono di fatto state bloccate le doppiette. ''Siamo soddisfatti della decisione del Tar Lazio – ha affermato Vanessa Ranieri, presidente del Wwf Lazio e avvocato che ha presentato il ricorso – che ha certamente impedito alla prevista preapertura della caccia nelle giornate di sabato 1° e domenica 2° settembre di sferrare un ulteriore colpo di grazia alle popolazioni di fauna selvatica già duramente colpite da mancanza d'acqua e distruzione dell'habitat riproduttivo a causa delle fiamme. Non riusciamo davvero a capire il criterio illogico con il quale la Regione Lazio, dopo neppure 24 ore dalla adozione del Calendario Venatorio per il 2012/2013, avrebbe decretato una deroga al periodo di caccia, anticipandone l'inizio a sabato 1° settembre, nonostante il palese stato di calamità naturale che ha visto la nostra regione primeggiare per numero di incendi e per siccità''.

L'opposizione delle principali associazioni ambientaliste é anche forte del parere dell'Ispra "Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale" del 28 agosto, oltrechè coerente con la necessità di riportare le popolazioni della fauna selvatica, stremate da una stagione straordinariamente siccitosa e abbattute dai numerosi incendi alle condizioni ottimali.
Ispra appellandosi al principio di precauzione ha suggerito di adottare precise misure nell'apertura della stagione venatoria, stante la criticità ambientale causata da siccità e incendi:
a) sospensione dell'addestramento ed allevamento dei cani da caccia, per tutelare in particolare Galliformi, Lagomorfi e Ungulati;
b) diviieto di caccia da appostamento finchè perdura lo crisi idrica. Divieto particolarmente importante nel caso in cui sia stata autorizzata la preapertura
c) posticipazione dell'apertura della stagione venatoria nei confronti degli Anatidi e degli altri Uccelli di palude fino ad ottobre, Questa indicazione, ricorda Ispra, necessaria indipendentemente dall'andamento climatico, è contenuta  nella "Guida per la stesura dei calendari venatori ai sensi della l. 157/92 coime modificata dalla legge comunitaria 2009, art, 42", trasmessa dall'Istituto alle Regioni.
d) misure per limitare il prelievo venatorio sulle popolazioni delle specie non migratrici, da valutare caso per caso, sulla base di dati da raccogliere localmente presso gli Atc e i comprensori alpini
e) nel caso in cui i dati di dettaglio al punto d) non esistano limitazioni dell'attività venatoria nel corso della stagione: riduzione del periodo di caccia o limitazione del carniere consentito.
f) nelle aree in cui è già stato effettuato il ripopolamento estivo di lepri o Galliformi, provvedimenti per contenere il prelievo delle popolazioni naturali. Nelle aree in cui non è stato ancora effettuato il ripopolamento, occorrerà attendere condizioni climatiche migliori per la fauna e quindi posticipare l'apertura della caccia per le specie oggetto di ripopolamento, in modo che gli animali immessi abbiano il tempo di ambientarsi.

L'autorevolezza dei pareri dell'Ispra è stata confermata dalla Commissione UE secondo cui l'Istituto è un strumento indispensabile di supporto "per garantire un’attuazione coerente, unitaria e fondata su solide basi scientifiche della Direttiva Uccelli”. In una lettera trasmessa all’Italia, la Commissione ha chiarito e confermato l'orientamento espresso  a luglio 2011 su Ispra, con il quale aveva dichiarato che “i pareri rilasciati da Ispra sui provvedimenti regionali in materia di caccia devono considerarsi obbligatori e le Regioni debbono necessariamente uniformarsi”.

Secondo il Comitato tecnico faunistico del Mipaaf servirebbe un anno di stop alle doppiette nelle aree colpite da incendi, in quanto gli habitat sono stati distrutti e devastati dal fuoco e occorre tempo prima che possano ricostituirsi ed essere naturalmente ripopolati. "In queste aree – ha precisato ieri Bardelli – gli incendi hanno messo a dura prova la sopravvivenza della fauna''. Bardelli ha inoltre ricordato che le competenze sulla sospensione della caccia, ''la gestione della fauna e la sua valorizzazione spettano alle Regioni, ma la tutela dell'ambiente, e quindi la protezione delle specie minacciate è di competenza esclusiva dello Stato, così come prevede la Costituzione''.
Della stessa opinione è Gabriella Giammanco deputata del Pdl e componente del gruppo 'Amici degli Animali' del Popolo della Libertà: "E' necessario sospendere al più presto la stagione venatoria almeno per un anno, in modo da evitare danni irreversibili all'ecosistema e permettere il ripopolamento dei boschi devastati dagli incendi e dalla siccita''. La quale chiede al ministro Catania di attivarsi per scongiurare il massacro della preapertura della stagione venatoria, prevista in molte regioni italiane per l'1° e il 2° settembre, ricordando che il Governo in virtù dell'articolo 117 della Costituzione "dovrebbe tempestivamente esercitare la sua piena tutela sull'ambiente e sulla fauna selvatica, duramente colpita dalla mancanza d'acqua e dalle fiamme, sospendendo la stagione venatoria, così come consigliato dal Mipaaf''.

In Toscana la decisione della Giunta Regionale é stata presa. La preapertura è stata approvata senza nessuno slittamento, senza nessun rinvio "per dar tregua ai boschi",  come auspicato dal Ministro Catania.  E' stata limitata ad una sola giornata e vietata alle specie acquatiche come germano, alzavola e marzaiola (28 agosto Caccia: deroga allo Storno in 82 Comuni Toscani). Secondo Legambiente la decisione della Giunta toscana "autorizzando il prelievo anticipato di specie selvatiche stremate da mesi di siccità, porterà a danni enormi". A nulla sono servite le evidenze scientifiche richiamate dall'Ispra sugli effetti negativi della siccità e degli incendi sulla dinamica di molte specie selvatiche: stress fisico, aumento della mortalità di giovani e adulti, riduzione delle risorse alimentari, riduzione degli habitat disponibili anche per le specie non legate all'acqua. A poco è servito l'appello al principio di precauzione, che dovrebbe essere riferimento costante dell'attività amministrativa in virtù dell'adesione all'Unione Europea.

Foto www.tankerenemy.com

 

 

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