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Ricapitalizzazione banche, Abi passa al contrattacco Economia

Le banche italiane non ci stanno. Le misure di ricapitalizzazione con cui Eba ha imposto a Mps, Unicredit, Banco Popolare e Ubi banca di aumentare il capitale per un totale di circa 15 miiardi di euro entro il prossimo giugno poggiano, secondo una nota ufficiale diramata da Abi (associazione bancaria italiana), su “debole base giuridica, opinabile modifica delle regole di valutazione dei titoli di stato, assenza di necessaria gradualità per l’implementazione”.
Insomma, quanto basta per dare sostanza alla minaccia di contestazione delle misure Eba in sede giuridica avanzata dall’associazione bancaria italiana rafforzata, con un’intervista a Repubblica di oggi sabato 10 dicembre, dal direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini.
Del resto, Sabatini era stato sufficientemente chiaro già qualche giorno fa, come si può leggere nella nota diffusa da Abi il 7 dicembre scorso: all’apertura del convegno dedicato alle novità previste dalla tabella di marcia regolamentare di Basilea3 (6 dicembre) il direttore generale aveva spiegato, tornando a chiedere una revisione del progetto di ricapitalizzazione delle banche proposto dall’Eba, l’Autorità bancaria europea (i cui criteri prevedono un inasprimento dei requisiti patrimoniali): “Non condividiamo l’approccio dell’Eba nel metodo perché prevede un cambiamento di regole senza che vi sia stata né una preventiva consultazione né un’analisi di impatto, nel merito perché proprio in questo momento il problema principale delle banche è quello della liquidità e nei tempi d’attuazione poiché procede senza la necessaria gradualità che era stata prevista, invece, dal Comitato di Basilea”.

Insomma, le banche italiane non intendono cedere alle “indicazioni” dell’Eba senza combattere, anzi, sono pronte ad adire a vie legali.
Fra i punti, la legittimità dei passaggi seguiti dall’autorità bancaria europea, il non aver tenuto conto della diversità dei metodi di calcolo delle attività ponderate del rischio (che penalizza le banche italiane, inglesi e spagnole), la valutazione dei titoli di stato.
Ma, al di là delle questioni più tecniche, ciò che preoccupa è la ricaduta dell’eventuale, dolorosa ricapitalizzazione sulla vita concreta di imprese e famiglie. Non c’è da stare allegri, infatti, se, per fare un esempio toscano, Mps, in una nota diffusa l’8 dicembre, sottolinea che la richiesta Eba: “non appare appropriata per banche che svolgono quasi esclusivamente attività di credito a servizio delle famiglie e delle imprese e i cui rischi finanziari sono legati sostanzialmente all’esposizione verso titoli governativi italiani. Tale richiesta ha comportato e rischia di comportare gravi impatti negativi per l'economia italiana, con specifico riferimento all’attività di erogazione del credito”.
La ricaduta per famiglie e imprese si concretizza dunque, di fatto, in una (ulteriore) stretta del credito. Infatti la richiesta rivolta alle banche di ricapitalizzare si traduce da un lato nel tentativo di costruire una maggiore solidità (e quindi credibilità) dell’istituto di credito, dall’altro, incidendo sugli attivi bancari, in una stretta sul credito all’economia. Ciò significa che le misure Eba producono l’effetto di scoraggiare l’erogazione del credito proprio quando, come nella fase attuale, è più necessario aprirne le fonti per far ripartire l’economia nazionale.
 

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