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Ricerca Irpet, cresce la povertà in Toscana, 615mila persone a rischio Breaking news, Cronaca

Firenze – Povertà in crescita, anche in Toscana. E’ stata presentata oggi, a Palazzo Bastogi, la ricerca di Irpet, chiesta dalla Commissione sviluppo economico, “Il fenomeno dell’usura e del sovraindebitamento in Toscana”.
“Non stiamo parlando di un tema astratto, la crisi ha morso anche in Toscana” ha detto Gianni Anselmi, presidente della commissione sviluppo economico, che ha aperto i lavori di presentazione dell’indagine. 
Il lavoro ha l’obiettivo di offrire un quadro d’insieme del sovraindebitamento in Toscana: un fenomeno complesso, difficilmente quantificabile e identificabile e che spesso rappresenta l’anticamera del ricorso al mercato illecito dell’usura. 

E i risultati sono paurosi. La ricerca evidenzia che negli ultimi anni, complice la crisi economica e una cultura consumistica, il numero dei soggetti sovraindebitati è aumentato in modo esponenziale. La crisi economica ha influito notevolmente sui redditi e sui risparmi delle famiglie, determinando un’importante diminuzione del potere d’acquisto degli individui. Questo ha contribuito ad aumentare il ricorso a forme di finanziamento esterno per garantire un livello di consumo altrimenti non sostenibile. Il fenomeno è in larga parte sommerso e si diffonde in silenzio, spesso emergendo all’attenzione pubblica solo dinanzi a un fatto di cronaca o a un’inchiesta giornalistica. 

Tutto questo, in un quadro in cui  la percentuale di individui a rischio di povertà o esclusione sociale è passata in Toscana dal 15,2% del 2008 al 16,9% del 2016. 

In Toscana ci sono oggi 615mila individui che vivono in una condizione di vulnerabilità perché a rischio di povertà o esclusione sociale, 44mila in più rispetto al 2008. Tra i tre sottoindicatori sulla base dei quali Irpet ha calcolato il rischio di povertà o esclusione sociale quello che presenta maggiori criticità è il grado di deprivazione materiale severa, che misura la quota di individui che vivono in famiglie che sperimentano varie forme di disagio, come, ad esempio, il non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione, l’avere arretrati nel pagamento del mutuo, dell’affitto, delle bollette o di altri debiti o il non poter sostenere spese impreviste. 

Nel 2008 solo il 3,9% degli individui sperimentava queste forme gravi di disagio, mentre nel 2016 è in severa deprivazione materiale il 7% della popolazione toscana. 

La quota di famiglie in povertà assoluta è cresciuta dal 2,0% al 3,2% tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 erano povere in senso assoluto in Toscana 53mila famiglie e 120mila individui: 21mila nuclei familiari e 54mila soggetti in più di quelli rilevati ad inizio della crisi. L’impoverimento che ha caratterizzato le famiglie toscane ha tuttavia colpito in modo diverso gli individui e le famiglie. L’asimmetria degli effetti provocati dalla recessione attraversa prevalentemente due dimensioni, fra loro intrecciate: l’età e la posizione attiva o inattiva rispetto al lavoro. Sono i giovani, rispetto agli anziani, e i lavoratori, rispetto ai pensionati, infatti coloro che hanno sperimentato in questi anni una maggiore probabilità di diventare poveri. Le uniche categorie per le quali l’incidenza della povertà assoluta non è aumentata dopo la crisi sono gli over-65 e i pensionati. 

La ricerca dunque, dopo un’attenta analisi del contesto socio economico toscano, del quadro normativo in materia e dei soggetti coinvolti (i ‘sovraindebitati’, i creditori e i soggetti intermedi deputati a offrire assistenza e tutela) e delle principali criticità del fenomeno, propone soluzioni e spazi di intervento. Tra le proposte la costituzione di un tavolo regionale di coordinamento già previsto dalla legge regionale n. 86/2009, l’elaborazione di linee guida volte a uniformare gli approcci degli organismi di composizione della crisi quantomeno sul territorio regionale, con una conseguente riduzione dei costi complessivi della procedura, e, infine, la creazione di una rete, che coinvolga, oltre agli organismi di composizione della crisi, tutti gli operatori sul territorio potenzialmente implicati nelle procedure di gestione della crisi da sovraindebitamento: da coloro i quali sono a diretto contatto con il cittadino, come le misericordie o i servizi sociali comunali, ai possibili fideiussori del sovra indebitato, quali, ad oggi, la Fondazione Toscana per la prevenzione dell’usura. La Regione Toscana potrebbe in questo senso svolgere un fondamentale ruolo di regia, così come previsto dalla legge regionale n. 86/2009.

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