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Ricetta medicine: si allungano i tempi dal dottore Cronaca

Cittadini preparatevi, e soprattutto i medici di base, al rientro dalle vacanze, da lunedì prossimo, quando gli studi medici e gli ambulatori ritorneranno ad essere presi d’assalto per sintomi di patologie più o meno veritiere, occorrerà portare pazienza. Con le nuove disposizioni volute dal Governo da ieri, Ferragosto, sono entrate in vigore, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le nuove norme per la prescrizione dei farmaci stabilite con il decreto legge sulla spending review. Siccome scatta per il medico l'obbligo, pena non validità della ricetta, di indicare sulla stessa il nome del principio attivo invece del nome commerciale, si allungheranno i tempi di attesa con aumento delle code. Si, perché ormai quasi tutti i medici usano il computer per la compilazione delle ricette e non si è pensato di aggiornare i software degli stessi prima dell’entrata in vigore della nuova disposizione, cosicché i medici dovranno scriverle a mano, con allungamento dei tempi per i pazienti.

Occorreranno non meno di 2 mesi prima che i software siano aggiornati.

“In attesa che i sistemi informatici per la compilazione della ricetta on line e per la trasmissione dei relativi dati, vengano adeguati alle nuove norme con l'indicazione del principio attivo, i medici prescrittori – fa sapere il Ministero – dovranno ricorrere ad una compilazione, parzialmente o totalmente manuale, della ricetta, a seconda del software di cui dispongono”.

La legge infatti, spiega il dicastero guidato da Balduzzi, “non prevede eccezioni alla immediata applicazione della nuova disciplina. I sistemi informatici saranno “adeguati nel corso dei prossimi due mesi”.

Le nuove regole per i medici sono indicate al comma 11-bis della nuova Legge: “Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. Il medico – si legge – ha facoltà di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità”.

In altre parole, in casi particolari, motivando la sua scelta per iscritto, il medico potrà ancora prescrivere uno specifico medicinale di marca in ricetta rossa, però dovrà aggiungere la dicitura "non sostituibile” e il farmacista dovrà attenersi alla disposizione.

Il Ministero della Salute ha precisato che “queste disposizioni non riguardano le terapie croniche già in corso. Infatti il legislatore ha evitato di introdurre una normativa che potesse provocare possibili, sebbene rari, inconvenienti, nel corso di una terapia, a causa del passaggio da un medicinale all'altro, sia pur di uguale composizione”.

Tuttavia il paziente può continuare a richiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno costoso.

Il Ministero ha puntualizzato anche che “i medici conoscono correttamente i principi attivi dei prodotti farmaceutici", e "in ogni caso nelle liste pubblicate dall'Aifa i prodotti sono già raggruppati anche per principio attivo”.

In una nota del 9 agosto, il dicastero di Lungotevere Ripa ha quindi specificato che la legge “non prevede eccezioni alla immediata applicazione della nuova disciplina, non appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale”.

Per la Federazione italiana medici medicina generale la nuova modalità “potrebbe determinare un aumento della conflittualità medico-paziente nei presidi di guardia medica e guardia turistica”. 

Silvestro Scotti, vice segretario nazionale FIMMG  parla di “mancanza di adeguate informazioni ai cittadini'' e critica la scelta di promulgare le nuove disposizioni a Ferragosto quando “è fortemente ridotta l'efficacia informativa legata al rapporto fiduciario con i medici di famiglia”, sottolineando che “nei primi 5 giorni di vigenza delle nuove norme oltre il 70% delle ore di attività è in carico al Servizio di continuità assistenziale. Stiamo valutando – conclude Scotti – l'opportunità di segnalare alle Prefetture tale problema in modo che sia il Governo stesso a caricarsi del problema che ha superficialmente creato non predisponendo adeguata informazione o, nell'impossibilita di questa, non valutando un possibile rinvio dell'entrata in vigore delle norme sui farmaci”.

Invece Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg, sottolinea di non aver ricevuto nessuna comunicazione sulle nuove indicazioni ministeriali. “Non c'è comunicazione ai medici e regna una certa confusione. Non a caso stanno circolando le indicazioni più disparate. Nessuno pensa di non applicare le leggi anche se sgradite. Ma le norme devono essere applicabili. Questo è un periodo estivo, la comunicazione è difficile, non e' chiaro il comportamento da adottare. Sarebbe corretto, come abbiamo già chiesto, convocare un tavolo in cui si possa definire insieme i comportamenti giusti nei dettagli e cosa questi comportamenti significhino”.

In giornata lo stesso sindacato ha fatto sapere che ci saranno 30 giorni di tempo per adeguarsi alle novita sulle ricette: lo prevede il contratto dei medici di medicina generale, più correttamente la Convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. La Fimmg, tranquillizza i suoi iscritti: in una lettera inviata a tutti.

I dottori di famiglia, dunque, possono prendere tempo, nel pieno rispetto della legge, per adattarsi alle novità nelle prescrizioni entrate in vigore ieri.

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