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Richiedenti asilo: undicimila ospiti in Toscana, 73 famiglie accoglienti Cronaca, Società

Firenze – Gli ultimi dati, aggiornati al 30 settembre, dicono che i richiedenti asilo ospitati in Toscana in quasi settecentocinquanta strutture e 225 comuni sono 10.631, duemila in più di luglio. Negli Sprar, strutture di seconda accoglienza, sono ospiti invece in 642 al momento, con altri 229 posti a disposizione con i nuovi progetti in corso di attivazione.

Ne dà notizia la Giunta regionale che precisa che si segue “un modello di accoglienza diffusa (ed oggi anche accoglienza in famiglia), che vuol dire no a tendopoli o a centri con centinaia e centinaia di ospiti e sì invece a sistemazioni con piccoli numeri, tali da offrire un’accoglienza più dignitosa a chi arriva ed è fuggito dai propri paesi in cerca di protezione o di una seconda possibilità, capace anche di ridurre problemi di convivenza e garantire una più facile integrazione. Sono cinquantaquattro i comuni che ancora non ospitano”.

Per quanto riguarda le famiglie che accolgono, in poco più di due mesi – con l’estate ed agosto nel mezzo –  settantatré  si sono fatte avanti per ospitare in casa un profugo, che non sarà il richiedente asilo appena sbarcato ma chi è già in Italia da almeno sei mesi, come previsto del resto dall’accordo firmato con il Ministero dell’interno e le Prefetture. Altri sessantanove hanno invece messo a disposizione case o locali sfitti.

Sono passati settanta giorni e allo 055.4383030, il numero della Regione attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 (e il giovedì anche dalle 14 alle 17), hanno telefonato toscani davvero di tutti i tipi: coppie e single, famiglie con figli grandi e figli piccoli, giovani e anziani, lavoratori e pensionati. Era già successo l’anno scorso tra settembre e novembre, dopodiché in attesa del via libera dal Governo il numero di telefono era stato chiuso. Ed è successo di nuovo. A farsi avanti c’è stata anche una coppia del Mali, da cinque anni residente in Toscana, regolare e con lavoro stabile, che accoglierebbe volentieri richiedenti asilo in casa.

I numeri provincia per provincia
Tutte le province, da Massa Carrara a Grosseto, da Livorno ad Arezzo, sono coinvolte. A Firenze i richiedenti asilo sono i più numerosi, ma solo perché l’area metropolitana è la parte di regione più popolata: sono 2922 ospiti, 175 strutture e negli Sprar altre 267 presenze ed ulteriori 130 posti. Ad Arezzo sono 1094 (distribuiti in 135 strutture, con altri 50 ospiti negli Sprar), a Grosseto 531 (21 strutture), a Livorno 1095 (a altri 47 negli Sprar, 34 strutture e), a Lucca 1120 (86 strutture e negli Sprar altre 36 presenze con ulteriori quattordici posti), 570 a Massa Carrara (suddivisi in 39 strutture e a cui si aggiungono 21 ospiti negli Sprar e 20 che vi potrebbero arrivare), 1037 a Pisa (altri 83 negli Sprar, dieci posti disponibili e 94 strutture in tutto), 749 a Pistoia (59 strutture e negli Sprar altri 52 ospiti con ulteriori 55 posti nei nuovi progetti), 649 a Prato (37 strutture, ulteriori 65 presenze negli Sprar) e 864 a Siena (61 st rutture e altri 21 ospiti negli Sprar).

Gli otto punti del protocollo proposto al governo
A maggio del 2016 Regione e Comuni toscani riuniti in Anci hanno proposto al Governo di firmare un protocollo che possa aiutare a facilitare accoglienza e integrazione, ma fissi anche punti precisi: otto punti, ovvero il modello di accoglienza diffusa, una ripartizione delle presenze in tutti i comuni – nessuno escluso e proporzionalmente agli abitanti, considerando anche gli Sprar – con incentivi e disincentivi, più posti e nuovi bandi per gli Sprar (strutture d’accoglienza di secondo livello che facilitano l’integrazione), l’accoglienza in famiglia a luglio finalmente autorizzata, l’uso di immobili inutilizzati anche dello Stato, oltre a quelli di Comuni e Regione (ma sempre con piccoli numeri) e progetti sperimentali come l’inserimento di chi chiede rifugio e che da più tempo è in Toscana in strutture pubbliche legate alla forestazione e l’agricoltura magari, per ripopolare anche borghi disabitati e “passare progressivamente – concludeva allora l’assessore – dall’emergenza a forme di autogestione e formazione, con nel mezzo l’esperienza di un’attività di volontariato”. L’ultimo punto riguarda gli incentivi per rimpatri volontari, necessari anch’essi nei casi in cui la domanda di protezione non venga accolta, oltre a tempi più rapidi nell’esaminare le richieste visto che mediamente, tra l’inoltro, la prima risposta che in otto casi su dieci è negativa, l’appello e il suo esito finale passano oggi anche due anni. Troppi.

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