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Riciclava denaro della camorra, nei guai imprenditore di Vaglia Cronaca

Sono questi i reati contestati a 11 indagati a conclusione di complesse indagini svolte dalle fiamme gialle di Firenze. L'indagine dei finanzieri è scattata a seguito di una denuncia di truffa presentata da un impredintore, O.L. di 66 anni fiorentino di Vaglia, in merito a un suo coinvolgimento nel ricilaggio di denaro sporco che avveniva proprio tramite la sua impresa. Duranti i controlli è stato confermato come la società vagliese venisse effettivamente utilizzata per «ripulire» capitali illeciti. Tuttavia l'imprenditore, nonostante la denuncia, non è statocompletamente scagionato, in quanto è risultato inserito in un complesso meccanisco di false fatturazioni finalizzate a occultare l'origine illecita di oltre 1,7 milioni provenienti da clan della criminalità organizzata campana. Questi erano inizialmente i clan Ruocco e Fabbrocino, «scavalcati» poi dal caln dei Casalesi legati al boss Michele Zagaria. L'aggancio. L'impreditore di Vaglia, la cui società versava già in grave crisi ed era prossima al fallimento, si rivolse tramite un amico a un impreditore campano, residente nella provincia di Modena, per cercare di risollevare i propri problemi economici. L'uomo di origine campane, G.G. di 51 anni, è stato il perno centrale attorno al quale, tra il 2004 e il 2005, si è sviluppato un complesso sistema di reciclaggio che ha visto coinvolti da una parte membri della camorra e dall'altra appunto l'impreditore di Vaglia (la cui società è poi fallita nel 2006). Le indagini, coordinate dalla Dda di Firenze, hanno permesso di focalizzare l’attenzione anche su ulteriori 13 indagati. Proprio un filone investigativo di tale indagine ha permesso alla Ddda di Bologna ed ai finanzieri del Gico del Nucleo Pt di Bologna di arrestare nel marzo 2010, 20 affiliati e fiancheggiatori del clan dei casalesi, da anni stabilizzatisi nel modenese, tra quesi anche Alfoso Perrone detto «O Pazzo». 

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