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Riciclo e risparmio: scoppia la moda dei vestiti di seconda mano Cronaca, Società

Parigi – Come essere alla moda? Pescando negli armadi del passato. Nulla sembra essere più nuovo che il vecchio rivisitato e riproposto in stile personalizzato. Un fenomeno questo del crescente successo dell’abbigliamento di seconda mano che  sarebbe fonte di inquietudine per  catene e negozi di scarpe e abiti che stanno attraversando un periodo di vacche magre. Un timore che ha spinto a Parigi alcuni negozi a includere un reparto di capi di occasione per cercare di mantenere il contatto con i propri clienti.

A segnalare le nuove abitudini vestimentarie dei francesi è il quotidiano “La Croix” che cerca di analizzare i motivi per cui gli armadi si stiano riempiendo di vestiti riciclati.  Se 10 anni fa solo il 15% dei cugini d’oltralpe dichiarava di comprare almeno un abito o un accessorio sul mercato dell’usato ora si è superato il 40%, con un fatturato valutato in Francia attorno al miliardo di euro.  Certo una cifra ancora modesta rispetto al  fatturato globale del settore in Francia che è di 47 miliardi, ma quello che colpisce gli economisti é la sua importante dinamica.

Come spiega il giornale, la crescente popolarità dell’usato è legata a vari fattori e non più prevalentemente come un tempo a motivi economici.  Certo all’origine del successo dell’abbigliamento di seconda mano sono stati motivi economici, spiega alla Croix l’esperta Pascale Hebel , secondo cui è stata la crisi finanziaria del 2008 a cambiare le mentalità. Poco a poco la tendenza si è allargata a tutti i ceti sociali  sull’onda della rimessa in discussione degli sprechi della nostra società consumistica

A frugare tra le pile di stracci nei mercatini o nei negozi che si sono specializzati nei capi di occasione più o meno in buono stato  sono ormai poveri e ricchi, i primi perché non possono permettersi il nuovo,  gli altri per trovare idee. Senza contare i giovani e meno giovani che per motivi etici hanno deciso di contribuire al salvataggio delle terra non comprando più nulla di nuovo. Evitando così di alimentare un mercato, quello del tessile, così dannoso per  il pianeta.

Il giornale osserva poi divertito come la caccia all’usato si sta rivelando anche come una ribellione alla moda imposta da creatori e giornali.  Molte donne, segnala, hanno scoperto, grazie all’usato, il divertimento di farsi un proprio stile personale e quindi di ignorare i diktat che puntualmente, stagione dopo stagione,  vengono impartiti dal mercato della moda che per vivere deve spingere donne, uomini e anche i bambini a seguire le tendenze del momento.

Ora che l‘usato non viene più associato alle stigmate della povertà e che il coronavirus ha reso forse più sensibili ad altri valori il futuro del riciclo di abiti, scarpe e accessori si presenta assai roseo. Anche, come viene osservato, è  un mercato che dipende dal nuovo e il suo successo rischia di portare nuovamente a un iperconsumo di vestiti. Attualmente vengono venduti nel mondo 100 miliardi d vestiti von una produzione che è raddoppiata tra il 2000  e il 2014 (dati Adema (agenzia per la transazione ecologica).

Secondo  l’agenzia europea per l’ambiente un terzo dell’abbigliamento accumulato negli armadi del paesi dell’UE non viene quasi mai utilizzato.

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