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Ricordando Cacho Millet, grande studioso di Dino Campana Opinion leader

Roma – Il poeta, drammaturgo, storico e giornalista argentino Gabriel Cacho Milletnoto per i suoi studi su alcuni dei più grandi poeti toscani del Novecento come Emanuele Carnevali e Dino Campana oltre ad avere ascoltato le confidenze del pittore Primo Conti, è deceduto nel dicembre scorso a Roma dopo una lunga malattia. Aveva 77 anni ed era nato a San Rafael, nella provincia andina di Mendoza. Cacho Millet era stato per anni giornalista della redazione dell’ANSA per l’America Latina, e dal suo arrivo in Italia si era interessato alla letteratura italiana, specialmente su alcuni degli scrittori “maledetti”.

Com’erano appunto Carnevali e Campana, la cui opera ha contribuito in gran parte a far scoprire ai lettori della fine del Novecento.  Infatti, dopo innumerevoli e accurate ricerche in biblioteche e archivi pubblici e privati, lo scrittore argentino era riuscito a trovare documenti inediti di ambedue scrittori ma anche a raccogliere le memorie del pittore futurista fiorentino Primo Conti nel libro “La gola del merlo” (Premio straordinario della Giuria a Viareggio nel 1984).

Si è anche occupato di raccogliere informazioni, spesso inedite, sul successo teatrale in Argentina del premio Nobel di Letteratura Luigi  Pirandello (Il teatro di Luigi Pirandello in Argentina, 1987). Cacho Millet ha anche spaziato nella letteratura in lingua castigliana con saggi sul poeta spagnolo Rafael Alberti, che dal suo esilio dalla Guerra Civile si era rifugiato in Argentina per approdare dopo a Roma, dove ha vissuto per lunghi anni prima di ritornare al suo paese, sul finire della dittatura franchista. E della moglie di Alberti, Maria Teresa León, aveva curato un’antologia dei suoi testi radiofonici argentini. Ovviamente si è occupato del suo grande compatriota, Jorge Luis Borges, scovando una serie di articoli inediti nel volume “L’ultimo Borges” (1996).

Cacho Millet era considerato da molti, non soltanto come colui che aveva riproposto l’opera di Campana, per mezzo secolo dimenticata dagli italiani, ma anche il suo massimo e più appassionato esegeta,  grazie a diversi libri come “Le mie lettere sono fatte per essere bruciate” del 1978, “Dino Campana, fuorilegge” (1985) e “Souvenir d’un pendu” (1985).  E dell’altro scrittore “maledetto”, Emanuele Carnevale, aveva curato il libro “Racconti di un uomo che ha fretta”.

Aveva anche debuttato nel 1977 come scrittore teatrale, giustamente con un monologo inspirato alla vita de Campana, “Quasi un uomo”, seguito da “Le lunghe braccia dell’autunno” dove affrontava con somma delicatezza la relazione amorosa tra la poetessa Sibilla Aleramo (che era stata anche amante di Campana) con il poeta Franco Matacotta, di 40 anni più giovane di lei.

Foto: Gabriel Cacho Millet

 

 

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