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Ricordo di Umberto Baldini, grande esperto di restauro Cultura

Chissà come reagirebbe oggi Umberto Baldini, scomparso cinque anni fa, leggendo dei fori sul Vasari per cercare La battaglia di Anghiari di Leonardo, oppure della più recente diatriba attorno al restauro della Sant'Anna di Leonardo. Forse direbbe "tanto rumore per nulla". Il suo ruolo nella conservazione del patrimonio culturale, è stato ricordato in una giornata di studi alla Magliabechiana, passata quasi inosservata. Eppure Marco Ciatti, direttore uscente dell'Opificio delle pietre dure – che Baldini partecipò a far crescere – aveva raccolto un bel numero di studiosi, da Cristina Acidini, a Giorgio Bonsanti, da Ornella Casazza, a Francesco Gurrieri ed altri nomi noti. Ornella Casazza, che è stata compagna e collaboratrice dell'illustre esperto di restauro, ha ricordato alcune sue imprese, e la sua "grande forza persuasiva". "Nei primi anni ’50 molto assidua fu la presenza di Baldini sui ponteggi nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio dove un gruppo di restauratori, sotto la guida di Vittorio Granchi, revisionava i dipinti del Vasari nel soffitto;  e la sua frequentazione del laboratorio restauri a diretto contatto con le opere in lavorazione. Edo Masini era intento al difficile recupero del dipinto su tela “Pallade e il Centauro” di Botticelli che fu esposto nel settembre-novembre 1955, alla VIII Mostra di Opere d’arte Restaurate con catalogo a sua cura". Come si comportava Baldini, quando si trattava, per esempio, di recuperare delle lacune pittoriche, lo ha ricordato sempre Casazza: " Parlando ancora del
Botticelli, a pulitura ultimata, la decisione dell’intervento pittorico sulle lacune che fu eseguito "a corpo”, con intenti perfettamente mimetici, “senza l’uso di tinte neutre o reticolo” fu presa non senza qualche dubbio, e dopo aver sentito il parere dell’allora
Consiglio Superiore delle Belle Arti  e di altri eminenti studiosi. La cosiddetta tinta neutra, come veniva eseguita allora, non fu praticata perché avrebbe portato, come ha annotato Umberto, una interruzione troppo grave (come ad esempio nella lacuna tra il naso e la bocca della Pallade); così pure un intervento segnalato a reticolo avrebbe senz’altro ‘appiattito il modellato’. Se un abile restauro pittorico poteva restituire al quadro la propria godibilità tuttavia ci sembra di intuire che il risultato dell’intervento non avesse appagato appieno il rigore intellettuale del nostro critico che alla fine degli anni ‘70 riuscì a chiarire che anche il più piccolo intervento, se si vorrà dichiarare corretto, dovrà essere differenziato, con un metodo codificato nella nota Teoria del Restauro". Di Baldini è stato sottolineata la dedizione dopo l'alluvione del '66, nell'aiutare Firenze a salvare la memoria del mondo. Il Crocifisso di Cimabue subì, infatti, il più clamoroso intervento di salvataggio dell’intero supporto ligneo, divendo simbolo e testimonianza della sapienza operativa dell’intero laboratorio di restauro della Fortezza. Gurrieri ha parlato
di Baldini negli anni dell'Università Internazionale dell'Arte, quale successore di Ragghianti: "Seppe valorizzare l'UIA, caratterizzandola sulla cultura del restauro e con numerose iniziative, corsi di formazione, convegni, congressi sulla scienza, la tecnologia e il restauro, mentre continuava a curare la prestigiosa rivista “Critica d'Arte”. Un aneddoto commovente è stato il rinvenimento della tesi di Umberto Baldini , sostenuta con Mario Salmi, relatore e assistente Giuseppe Marchini : “Architettura e decorazione preromanica e romanica nel grossetano”. A convegno concluso, è stato interessante parlare con Paola Bracco, una restauratrice che per decenni ha lavorato per l'Opificio e ha conosciuto Baldini, di cui tuttora ammira la grande capacità diagnostica. Da poco in pensione come molti altri colleghi, Bracco lamenta che al laboratorio di restauro, che è anche un'ottima scuola, non si sia provveduto a fare le debite sostituzioni.

Nella foto: Umberto Baldini

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