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Ridateci il Camillino Eldorado! Rubriche

E poi sigle che suggeriscono soluzioni tecniche probabilmente innovative ma che a me disinteressato profano in materia non dicono nulla: me ne ricordo solo una, TDCI, che va pronunciata tidisiai. Mah. Se già non l’avete fatto prestateci attenzione: durante i programmi televisivi della serata di ogni canale (via, aggiorniamoci, diciamo network) almeno uno spot pubblicitario su tre (ma anche due su tre) ha per protagonista un’automobile. Una volta c’era la “Thinsemal”, il Camillino Eldorado, “Ava come lava”, adesso c’è tutta la gamma Chrysler, non so se proprio tutta, che viaggia in formazione da Frecce Tricolori occupando per tutta la larghezza una strada che taglia in due un deserto di chi sa dove: in questi casi le vetture (diceva un mio amico che voleva fare il figo) procedono senza che si possa individuare il guidatore, non che non gli si distingua il viso, non c’è proprio e le auto, docili ad una volontà superiore, procedono ugualmente. Un bel tipo, dopo una festa lussuosa, si offre di accompagnare a casa, in campagna,  una bella figliola che levati: quando lei lo invita ad entrare “per prendere un drink” lui ringrazia ma rifiuta, vuole solamente tornare al più presto alla guida di quell’auto favolosa. E la giovane signora che dopo aver provato le straordinarie qualità di comfort e di guida della Dacia Dust, sentito il prezzo dice scandalizzata al riventitore “ma … noi volevamo spendere molto di più!”. E poi c’è la Giulietta che risponde ammiccante dopo che la voce di un uomo dalle calde tonalità le dice “ti voglio calda, scattante, bella, disponibile” ed altre superstronzate del genere. C’è il SUV di non ricordo quale marca che entra lindo fra i rulli di una stazione di lavaggio e ne esce conciato in delle condizioni che anche la mia vecchia Panda si vergognerebbe: ha recuperato il look giusto per affrontare l’avventura più estrema. Auto per poeti che corrono silenziose ai bordi di mari nordici, grigi e tempestosi, auto per giovani che ti/si spaccano i timpani con la musica a tutta canna, auto per capifamiglia bellocci e premurosi, che accolgono tutti al contrario di quella del vicino che fa la conta per stabilire chi dei 5 (cinque!) figli debba andare a scuola a piedi. Auto sensualmente femmine ed auto decisioniste dal forte carattere machista, auto che ridi in compagnia così tanto che il sospetto su che cosa sia girato in quell’abitacolo poco prima non può non venirti. Pubblicità che si succedono l’una all’altra in continuazione come i grani durante il più noioso dei rosari. Ma perché ci sfiniscono con tutta questa pubblicità? La risposta è di una semplicità disarmante: “Ennesima frenata per il mercato auto nell'Unione Europea nel mese di aprile. Secondo i dati rilasciati da Acea, infatti, nei paesi dell'UE la vendita di nuove autovetture si è conclusa con il segno meno per il settimo mese consecutivo” si legge su “Motori.it”. E ancora: “A pesare particolarmente sono state le performance negative di Spagna, dove il numero delle immatricolazioni è sceso del 21,7%, e Italia, dove i dati indicano un calo del 18%”. Ma voi ne conoscete molti che in questi tempi di crisi mordace comprano una macchina nuova? Ma conoscete bene invece le imprese che delocalizzano la produzione licenziando i lavoratori ma aumentano le spese della pubblicità. “E’ il mercato bellezza, e non puoi farci niente”. Sarà vero?
Gianni Caverni

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