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Rifiuta l’intervento urgente al cuore perché non ha una casa per la convalescenza Società

Ogni giorno di vita normale in più è una conquista per Nabil. A 31 anni si è ritrovato senza una casa e con una patologia al cuore che, se non curata adeguatamente, potrebbe avere gravi conseguenze. Nabil è arrivato in Italia dal Marocco quando aveva 9 anni, insieme al padre, dopo aver subito la prima operazione al cuore in Svizzera. Quando Nabil aveva 11 anni il padre è morto e per lui è iniziato un periodo molto difficile: poco più che bambino, non avendo altri familiari in Italia, è stato spostato da una casa famiglia all’altra, finchè, a 18 anni, ha dovuto imparare a cavarsela da sé. Nabil si è rimboccato le maniche, ha iniziato a lavorare duramente e a guadagnarsi da vivere, ma non ha più pensato al suo cuore malandato, e nessuno l’ha fatto per lui. Finchè non è diventata questione di vita o di morte: la valvulopatia reumatica di cui soffre non lo ha solo reso invalido al 75%, motivo per cui Nabil non può più lavorare e, di conseguenza, pagare l’affitto di casa, ma potrebbe essergli fatale se non curata attraverso l’impianto di un defibrillatore. Si tratta di un intervento che necessita di un periodo di recupero post-operatorio in un ambiente idoneo, in grado di garantire a Nabil condizioni igieniche ottimali. Ma dopo lo sfratto per morosità arrivato qualche anno fa l’ultima “casa” di Nabil è stata lo stabile occupato in Via Matteotti a Firenze, sgomberato all’inizio di agosto. Da allora del suo caso si occupa l’Associazione “Donne In Movimento” di Firenze, la cui presidente si dichiara “pronta a combattere affinché Nabil abbia una casa idonea alle sue esigenze e, quindi, la possibilità di essere operato e vivere dignitosamente”. Come lui stesso afferma infatti, “se non potrò avere un’abitazione sicura dove poter stare dopo l’intervento, allora preferisco non farlo e vivere per il tempo che mi resta, piuttosto che essere colpito da infezione”. Nabil, residente nel Comune di Signa, aspetta con speranza una risposta dell’amministrazione comunale che gli permetta di riprendersi una vita che valga la pena di essere vissuta. 

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