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Rifiuti, l’oro sporco della mafie anche in Toscana Breaking news, Cronaca

Firenze – Sono i rifiuti, ormai, il vero petrolio dei nostri anni, in particolare per le mafie, come ricordato nel convegno Legalità e cittadinanza attiva, organizzato dall’amministrazione fiorentina e tenutosi martedì, 26 ottobre, a Palazzo Vecchio. In pieno corso delle indagini svolte dalla Dda di Firenze e dai Carabinieri forestali sulla vicenda dei rifiuti dell’industria conciaria, inchiesta nota col nome di Keu, il convegno si presta anche a fare il punto sulla situazione delle infiltrazioni mafiose nel territorio economico toscano. A margine del convegno, è l’ex procuratore fiorentino Giuseppe Quattrocchi, attualmente consigliere speciale del sindaco di Firenze Dario Nardella, a tirare le fila della situazione. Il panorama tratteggiato dall’ex procuratore è inquietante, per la tenuta economico sociale di un territorio da tempo sotto attacco da parte della criminalità organizzata come la Toscana. Intanto, dice Quattrocchi, l’affare dei rifiuti è un affare “molto più giovevole di quanto non lo siano altre attività” per la criminalità organizzata e forse, la consapevolezza di questo “è giunta con un certo ritardo”. “Sul tema – continua Quattrocchi – la criminalità organizzata, che vanta veri professionisti attenti alla materia, è un elemento di assoluto e primario pericolo”. Del resto, l’enorme quantità di denaro nella disponibilità delle cosche fanno sì che sia essenziale espandere i loro poteri d’investimento ben al di là dei territori d’origine. E i rifiuti, in questo momento, sono veramente d’oro.

“Denunciammo il problema già nel 2013 – dice il presidente della Fondazione Caponnetto, Salvatore Calleri – e all’epoca fummo considerati come degli alieni. Il traffico e smaltimento dei rifiuti è uno dei settori più importanti delle mafie di oggi. Bisonga perciò tenere altissima la guardia e sostenere questa indagine”, riferendosi a Keu.

Intanto, nell’ambito politico, mentre i presidenti Eugenio Giani (attuale) e Enrico Rossi (precedente) vengono ascoltati dalla commissione d’inchiesta regionale sul tema, arriva la nota della deputata forzista Erica Mazzetti, che informa di avere proposto sulla vicenda la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare, “per fare piena luce ma anche per imparare da questa vicenda, con l’obiettivo , anche, di migliorare e rivedere gli strumenti normativi. È compito della politica – conclude la deputata – chiarire ed evitare che succedano altri fatti simili e auspico un pieno sostegno trasversale”. 

Per quanto riguarda la commissione regionale, il presidente in carica, sottolineando il suo ruolo di “notaio” nell’operazione, lancia un Codice etico per contrastare infiltrazioni illecite e dice: “I fatti si riferiscono a prima della mia elezione”.

L’ex governatore sull’emendamento contestato, incalzato comunque dal vicepresidente Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia), ha ricordato di aver incontrato Andrea Pieroni ad ottobre 2019 e venuto a conoscenza delle intenzioni “ho detto espressamente che sarebbe stato bloccato dal Governo. Poi tutto si ferma a causa della pandemia e l’emendamento viene riproposto a Giugno, portandolo in Consiglio in modo un po’ subdolo e senza che lo sapessi”. Rossi dichiara che quella modifica sottrae i reflui dall’autorizzazione. L’emendamento in questione, proposto da 4 consiglieri del Pd, Andrea Pieroni, oggetto di indagini, Antonio Mazzeo, Enrico Sostegni e Alessandra Nardini, questi ultimi non indagati, sottraeva il consorzio Aquarno dall’obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione di integrazione ambientale (Aia).  “Se sul testo fossero stati consultati gli uffici della Giunta, lo avrebbero manifestato e difatti si sono attenuti alla mia delibera del 2017 dove si dice di fare l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale” dice ancora Rossi. Intanto la presidente della commissione d’inchiesta Elena Meini (Lega) annuncia: “Faremo richiesta formale per avere la lista delle aziende colluse, come già fatto in altre Regioni”.

 

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