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Rifiuti: quattro regole per non mandarli più in discarica Economia

Firenze – Nel 2013 sono finite direttamente in discarica ancora 10,9 milioni di tonnellate dei quasi 30 milioni di rifiuti urbani prodotti, pari al 36,9% del totale. Malgrado gli sforzi, continua quindi a manifestarsi un notevole gap tra l’Italia e i Paesi più avanzati della UE, se è vero che nel 2012, a fronte di una media europea del 34% di smaltimento in discarica, l’Italia era ancora al 41%, ma la Germania era allo 0%, il Belgio al’1%, l’Olanda al 2%, l’Austria al 3%.

Il tema del giorno non può quindi che essere quello di come ridurre drasticamente questa quota, che costituisce una certa ed evidente criticità ambientale e sociale. Dal convegno tenutosi oggi a Firenze, promosso dagli Amici della Terra della Toscana, da Federambiente, da Confservizi Cispel Toscana e dal Consorzio Ecocarbon, non a caso intitolato “Gestione integrata dei rifiuti: andare oltre lo slogan –Raccolta differenziata, recupero effettivo di materia, CSS combustibile, termovalorizzazione al vaglio delle compatibilità tecniche ed economiche”, sono emerse linee guida chiare:

  • Coinvolgimento e stimolo del mondo della produzione e della distribuzione dei beni per incrementare la riduzione a monte della produzione di rifiuti, introducendo anche strumenti normativi che favoriscano la diffusione di politiche della prevenzione quantificabili e verificabili;
  • Massimizzazione del riciclo di materia in linea con le aspettative del mercato e quindi sviluppo di una vera raccolta differenziata di qualità finalizzata al’effettivo riciclo, che resta lo strumento cardine rispetto a questo scopo, ma attenzione anche per tutte le possibilità offerte dalla tecnologia per incrementare i quantitativi di rifiuti intercettabili da valorizzare come nuove materie prime;
  • Quando il riciclo risulta non realizzabile tecnicamente o non appetibile per il mercato, grande attenzione per le forme più avanzate di trasformazione dei rifiuti in energia e calore, valutando attentamente sia l’impiantistica dedicata (i termodistruttori) sia la valorizzazione in impianti termici esistenti (cementifici e centrali termoelettriche), sfruttando appieno anche le opportunità offerte dal D.M. 22 del 2013 che istituisce la particolare fattispecie del “CSS Combustibile End of Waste”;
  • Definitivo superamento della “cultura della discarica”, che deve essere ricondotta alla sua logica dimensione di soluzione esclusivamente residuale.

Teoricamente è solo la riproposizione della gerarchia delle forme di gestione dei rifiuti prevista dalle normative comunitarie e nazionali, in realtà, come è stato sottolineato in parecchi interventi, il difficile è passare dall’enunciazione alla pratica, tanto più in un Paese che troppo spesso ha approcciato la tematica dei rifiuti come palestra di confronto puramente ideologico, creando contrapposizione tra scelte tecniche che invece dovrebbero essere complementari, seppure nel rispetto della succitata gerarchia.

Anche l’ambientalismo deve fare la sua parte – ha detto Sergio Gatteschi, Presidente degli Amici della Terra della Toscana, che ha condotto il dibattito – fungendo da controllore implacabile e da stimolatore esigente, ma favorendo la collaborazione tra soggetti anche molto diversi tra loro affinché individuino (e realizzino…) soluzioni concrete, non limitandosi solo ad “alzare l’asticella” delle pretese per fomentare conflitti senza via d’uscita”.

Dopo l’introduzione, i lavori sono entrati subito nel vivo con l’intervento del Sottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani che, riportando la volontà del Governo rispetto a questo delicato argomento, ha detto: “L’economia circolare è l’economia delle soluzioni che possono venire solo da una collaborazione creativa e costruttiva di scelte strategiche e tecniche differenti, in una logica di sussidiarietà e complementarietà”. 

Il Presidente di Federambiente, Filippo Brandolini, ha da parte sua sottolineato la necessità di “un ulteriore sviluppo e consolidamento di un sistema industriale di gestione del ciclo integrato dei rifiuti a livello nazionale, capace di realizzare quegli impianti per il trattamento, il riciclo ed il recupero d’energia di cui molte aree del nostro Paese sono carenti, nonché di attivare relazioni positive con altri soggetti che possono contribuire alla gestione dei rifiuti, come per esempio trattando il CSS”.  Anche Camillo Piazza, Presidente del Consorzio Ecocarbon, che raggruppa e rappresenta l’intera filiera industriale del “CSS Combustibile”, pur partendo da un “angolo di visuale molto specifico, ha convenuto che “la questione del consenso è nodale: l’epoca delle soluzioni calate dall’alto sui territori è finita, per fortuna. Il CSS Combustibile è una grande opportunità tecnica ed economica per la quota di rifiuti che non si riesce ad avviare a riciclo, ma non per niente il nostro Consorzio ha predisposto un disciplinare di processo e di prodotto che non solo prevede limiti ancora più restrittivi di quelli del D.M. 22/2013 e controlli specifici sui singoli lotti di combustibile, ma obbliga ad istituire veri e propri organismi di controllo sia nazionali che locali per garantire pieno e continuo accesso alle informazioni, garantendo la massima trasparenza”.

Il ruolo delle imprese pubbliche quali garanti di un servizio rivolto al cittadino ma capace di raggiungere la piena sostenibilità economica è stato invece sottolineato, partendo dalla realtà di un territorio sicuramente all’avanguardia nel panorama nazionale, dal Direttore di Confservizi Cispel Toscana, Andrea Sbandati, che ha ricordato come Una gestione moderna dei rifiuti urbani si basa su un’industria efficiente ed efficace, e le imprese toscane del servizio locale sono impegnate da anni in questo sforzo. Stiamo costruendo imprese di grandi dimensioni, in grado di fare investimenti e capaci di vincere la sfida dell’economia circolare, aumentando sia il riciclaggio dei materiali che il recupero energetico. Per questo servono impianti e innovazione tecnologica e gestionale, in un quadro di pianificazione e regolazione stabile e chiaro, e un sistema di incentivi e di finanziamenti pubblici orientati al riciclo, e non solo alle raccolte differenziate e al recupero energetico”.

 

 

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