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Rifiuti, servono 18 miliardi di euro per evitare di essere sommersi Economia

Quante risorse servirebbero al nostro Paese per gestire in tranquillità il problema rifiuti? Sei miliardi per dotare l’Italia di impianti di compostaggio adeguati; 12-13 per realizzare, su tutto il territorio nazionale, impianti di termovalorizzazione con raccolta differenziata data con molto ottimismo al 65%. Ma tutto ciò non basta: oltre a questo, dovrebbero essere attivati impianti di trattamento, recupero e riciclo.
In definitiva, per un’Italia in uscita definitiva dall’emergenza rifiuti, servirebbero almeno 18 miliardi di euro. Un tesoretto che, in tempi di vacche magrissime come quelli attuali, desta qualche preoccupazione circa le sorti dei rifiuti italiani, o meglio delle comunità sul territorio nazionale.
I dati provengono da Claudio De Vincenti, professore di Economia Politica alla Sapienza di Roma, già consulente economico del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Ministero della Salute, attualmente membro del cda dell'Agenzia Italiana del Farmaco e consulente scientifico della Cassa Depositi e Prestiti. De Vincenti sarà uno dei relatori del convegno "Le reti che fanno crescere l'Italia. Territori, energia, trasporti, telecomunicazioni" organizzato dalla Fondazione Italianieuropei, che per tre giorni, da giovedì 10 a sabato 12 novembre, si svolgerà tra il Teatro Niccolini e la Biblioteca Comunale a San Casciano Val di Pesa (Firenze).
Un convegno che coglierà l’occasione di parlare anche di rifiuti, in una  regione come quella toscana in cui il problema è non solo annoso, ma rimane di difficile soluzione.
Il nocciolo della questione regionale si annida in una direttiva europea, cui la Regione deve ovviamente ottemperare, che dovrebbe vedere il 2020 quasi “libero” da discariche. Vale a dire, che per quell’anno fatidico il conferimento in discarica dovrebbe essere quasi nullo. Per attuare questo disegno, l’Europa richiede l’attivazione di canali molto efficaci di recupero e riciclaggio. D’altro canto, per concorrere a ridurre al minimo il conferimento in discarica dei circa 2,5milioni di tonnellate annue di rifiuti regionali, la Regione ha previsto nel Piano di gestione dei rifiuti che deve essere approvato entro l’anno della giunta per diventare definitivo entro l’estate 2012, la costruzione di altri due termovalorizzatori e l’ampliamento dei 4 esistenti. Una tecnologia, quella del termovalorizzatore, che però sembra non far rima con “bassi costi”. Anzi. Ne sa qualcosa Antonielli, il presidente della Gesenu, la società di smaltimento dei rifiuti umbra, che davanti alla commissione di Bilancio del Comune di Perugia ha spiegato che  il conferimento di una tonnellata di rifiuti in discarica costa 87 euro, che diventerebbero circa 100 per il trattamento termico. Tutto ciò a fronte di un investimento iniziale per la realizzazione pari a circa cento milioni di euro (da reperire con un project financing) e ad alti costi di gestione. Tuttavia, il problema non si può evitare. Perché? In Umbria, come in buona parte del territorio nazionale, i catini di sversamento rifiuti (discariche) stanno per  giungere alla saturazione. E l’incidenza della differenziata in Italia è in media del 30%, mentre il 53% dei rifiuti finisce in discarica. In Toscana (dati in aggiornamento) la differenziata giunge a circa il 40%, ma la frazione che giunge ai termovalorizzatori è del 10-11%.

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