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Riflessione su Davide Serra e gli avvocati “cancro del paese” Opinion leader

L'intervista del finanziere Davide Serra rilasciata lo scorso 5 febbraio al quotidiano "Il Fatto"  ha generato, per chi come me esercita la libera professione di Avvocato,  un profondo senso di sconforto e di delusione.  Questi  nel  tentare di dare alcune risposte alla crisi del nostro paese mette l'accento  sulla necessità di "incentivare gli investimenti delle aziende straniere". E nel corroborare la tesi,  si spinge ad operare un paragone tra il Regno Unito e l'Italia. Laddove il mondo britannico è divenuta l'icona del paese "aperto agli affari", e quindi proiettato verso  il futuro, mentre il secondo (l'Italia) conserva  l'immagine "…..dove gli avvocati stanno diventando il cancro del Paese" perché "tutti vogliono fare l'avvocato  invece che l'ingegnere o lo scienziato e questo viene supportato dall'apparato burocratico".

Orbene al di là del fatto che, personalmente non mi sento una "neoplasia" del Paese è certo che la considerazione appare del tutto gratuita e del tutto inconferente.  Forse perché nel Regno Unto non vi sono gli avvocati?
Rilevo in primis una nota di ignoranza nello scrivente, manifestazione di una nuova abitudine a parlare per stereotipi o per massime; tanto per rafforzare l'abitudine alla semplificazione.
Posso anche comprendere che il significato sia "altro" e che, forse, si volesse dire "altro", tuttavia l'utilizzazione di termini così sprezzanti per definire una professione che, ritengo ancora "nobile", è davvero tanto inutile quanto dannosa per lo stesso mondo degli "investimenti" di cui il sig. Serra parla. La professione di avvocato, invero, è intimamente connessa, almeno in uno stato di diritto, alla difesa ed alla tutela dei diritti, che non sono solo quelli dei cittadini, del lavoratori o dei consumatori, ma sono anche e, spesso, soprattutto quelli delle aziende che intenderebbero esercitare la loro attività in assenza delle costanti e continue violazioni delle regole di correttezza commerciale. Anche in nome della preservazione di quel "capitale produttivo" assai avversato e vessato da quello della "speculazione finanziaria". Lasciare un'economia senza tutela alcuna significherebbe ritrovarsi all'interno di uno Stato che non potrebbe dirsi di diritto. Ovvero senza regola e disciplina alcuna, lasciato ai fautori dell'autoregolamentazione economica.

Il definire un "cancro" il diritto di difesa della stessa economia contro chi intende piegarla ad accessorio di una volontà speculativa, è come negare la stessa idea di produttività e di investimento. Ovvero come negare se stessi sig. Davide Serra.
Sebbene apprezzi la sua idea di incentivazione dell'investimento, e della disincentivazione al sostegno delle rendite finanziarie, perché negazione dell'individualità libera e creativa, ritengo tuttavia che la sua idea della professione forense, sia del tutto distorta e priva di "conoscenza".
Se è vero che in questo Paese vi sono sempre meno Ingegneri o scienziati, lo dobbiamo certo ad uno Stato che ha fatto altro piuttosto che privilegiare la ricerca e l'innovazione, ma lo dobbiamo anche ad investitori che neppur lontanamente hanno inteso fare, come i paesi anglosassoni fanno ormai da molti decenni. Ovvero riporre la fiducia nella credibilità di giovani preparati, finanziando le loro idee. Ed il "nostro capitale"  si è ben guardato dal percorrere tale virtuosa abitudine.

Come si vede, quindi, altri sono i mali di un paese che vive tra le macerie di un malcostume endemico ed impenetrabile.
Ma è altrettanto vero che la crisi economica che attanaglia non solo l'Italia ma l'intera Europa è anche il prodotto di un lacerante conflitto tra il capitale produttivo e quello speculativo. Laddove i "fondi di investimento" (non certo tutti), hanno inteso giuocare sulle deficienze e le pecche degli Stati per maggiormente accumulare risorse che non hanno alcuna ricaduta sull'economia reale. Colpendoli nel loro tessuto sociale e minando le loro stesse basi.
Se così è, caro sig. Serra, stia tranquillo che farò del mio meglio perché la classe forense conservi la sua dignità e abbia sempre in sé il valore della difesa dei diritti e delle aziende, ma mi auguro che Lei faccia altrettanto nei confronti di quella economia dell'investimento e della finanza che, senza remora alcuna e per proprio tornaconto, ha devastato e sta devastando una intera civiltà.

Simone Aiazzi, avvocato in Firenze

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