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“Riflessioni sull’Olocausto nella poesia di Dora Gabe” per il Giorno della Memoria Firenze, My Stamp

La Fondazione il Fiore organizza il 25 gennaio alla Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze una conferenza di Virginia Ghelarducci sui versi dedicati all’Olocausto della importante scrittrice bulgara, figlia di ebrei russi, Dora Gabe. Partecipa Hulda Brawer Liberanome della Comunità ebraica di Firenze. Coordina Maria Giuseppina Caramella. Ingresso libero.

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Il contributo di una figura fondamentale della letteratura bulgara, ma quasi sconosciuta in Italia, sul tema della memoria attraverso alcune sue poesie dedicate all’Olocausto e più in generale alle proprie radici ebraiche.

La Fondazione il Fiore e la Biblioteca Umanistica dell’Università di Firenze partecipano alle iniziative regionali per il Giorno della Memoria con una conferenza di Virginia Ghelarducci, giovane filosofa livornese dottoranda alla University of London e apprezzata traduttrice dal bulgaro, sulla poetessa e autrice per bambini Dora Gabe, nata in Bulgaria ad Harmanlăk (oggiDăbovik) nel 1886 da una famiglia di ebrei russi (immigrati dalla zona al confine tra Russia e Polonia) e deceduta a Sofia nel 1983: intellettuale che fu molto apprezzata anche come mediatrice fra cultura bulgara e polacca, in quanto fondatrice della “Società Bulgaro-Polacca”, traduttrice letteraria dal polacco e, nell’immediato Dopoguerra, responsabile culturale dell’ambasciata del suo Paese a Varsavia.

La conferenza, intitolata “Riflessioni sull’Olocausto nella poesia di Dora Gabe”, si terrà giovedì 25 gennaio alle 16,30 nella sede della Biblioteca Umanistica (piazza Brunelleschi 3-4, ingresso libero) e verrà introdotta da un saluto della sua direttrice Floriana Tagliabue. Per la Comunità Ebraica di Firenzesarà presente Hulda Brawer Liberanome. Maria Giuseppina Caramella, presidente della Fondazione il Fiore, modererà l’incontro.

Al centro della conferenza di Virginia Ghelarducci, tre poesie da lei stessa tradotte dal bulgaro che ben sintetizzano gli elementi che confluiscono nella poesia di Dora Gabe sul tema della memoria:il suo modo di vivere le propria appartenenza ebraica (“Donna di un’altra fede”), l’insurrezione del ghetto di Varsavia (“Il ghetto”), la resistenza bulgara (“La stirpe di David”).

«Nonostante Dora Gabe non abbia mai esperito direttamente la tragedia dei campi di sterminio – spiega Virginia Ghelarducci – la sua sensibilità e i suoi contatti con la Polonia, anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’hanno portata a scrivere e a testimoniare, con straordinaria forza, ciò che non aveva vissuto. L’attenzione dell’autrice non è rivolta solo alle vittime della follia nazi-fascista, ma anche alla resistenza bulgara e al suo personale rapporto con l’ebraismo. Attraverso la sua voce, ripercorreremo alcune delle vicende che hanno segnato il XX secolo e la storia della sua amata Bulgaria, osservando come il piccolo paese balcanico è riuscito ad impedire le deportazioni di massa degli ebrei, nonostante l’alleanza del proprio governo con le potenze dell’Asse».

Per ulteriori informazioni, Fondazione il Fiore. Tel.: 055-225074

 

Dora Gabe (Harmanlăk 1886 – Sofia 1983)

1888: Dora Gabe nasce a Harmanlăk, piccolo villaggio nella zona della Dobrugia, da una famiglia di ebrei immigrati dalla zona al confine tra Russia e Polonia.

1900: Prima poesia pubblicata, Пролет, (Prolet//Primavera) quando è ancora studente a Shumen,

1904: Studia scienze naturali all’ Università di Sofia

1905-1906: Studia filologia francese a Grenoble e Parigi

1909: Dora Gabe sposa Boyan Penev, insigne polonista, filologo e storico della letteratura bulgara

1911-1932: Viaggia in Europa insieme al marito Boyan Penev e svolge attività di traduttrice e dando lezioni di letteratura bulgara

1920: Dora Gabe inizia la sua collaborazione con la prestigiosa rivista letteraria Zlatorog, fondata da Vladimir Vasilev.

1921: Prima pubblicazione di un’antologia di poesia polacca, con sue traduzioni e note.

1922: Dora Gabe è tra i membri fondatori della Società Bulgaro-Polacca Полско-български дружество

1927: Dora Gabe è tra i membri fondatori del PEN Club bulgaro

Richiede il divorzio da Boyan Penev, che tuttavia muore il mese prima dell’udienza.

Riceve la croce d’oro al merito (Polonia)

1928: Pubblicazione di Zemen păt (La strada della terra) una delle più importanti raccolte di poesie

1947-1950: Responsabile della commissione cultura presso l’Ambasciata di Bulgaria a Varsavia

1982: Esce Svetăt i taĭna (Il mondo è un segreto) altra importante raccolta di poesie.

 

Premi e riconoscimenti:

1963: Premio dell’Unione degli scrittori bulgari per la poesia Rodina (Patria)

1966: Medaglia “Georgi Dimitrov”

1969: Figura di Cultura del Popolo Народен деятел на културата“

1976: Eroe del Lavoro Socialista

1979: Premio (Onoreficenza) “Petko Slaveikov” per meriti letterari e impegno per l’infanzia e la scuola

 

 

Il ghetto 1943  (Getoto 1943)

Non sapevamo né cosa fosse il ghetto,

né vedevamo le alte mura,

gettati tra loro una moltitudine di ebrei,

bambini, giovani, vecchi e donne,

condotti come merce umana

nei vagoni chiusi

verso un lungo cammino…

Ma qui – la Gestapo,

la frusta che scaccia

e l’elettricità sui muri,

portando la morte.

 

Non sapevamo neppure che cosa fosse la ‘camera’

con il gas tossico ‘ciclonico’

intrecciate le mani degli estranei e le proprie,

abbracciati nell’ora precedente la morte –

delle vittime non sapevamo neppure il numero

né che cos’è una morte insensata!

 

Lo abbiamo saputo da Radio Mosca:

da un milione ne erano rimasti

quarantamila, raccolti nell’enorme ghetto deserto,

ma nel ghetto è scoppiata una rivolta…

E là è iniziato il duello impari:

sempre più un esercito dirompente,

sempre minor numero di ribelli! 

 

Tuonano i cannoni e cadono sulle teste

i proiettili, le mitragliatrici falciano i giovani.

Ebbri di un’ira infuocata,

vecchi impazziti sollevano pietre.

La madre squarciata

lascia cadere dalle braccia il suo neonato.  

Un bambino

piange per strada,

travolto un attimo dopo.

In mezzo al fumo di fuoco,

nel boato senza fine si ode un grido:

–              Avanti, avanti, dopo di me! 

Bruciano enormi edifici,

crollano i muri.

–             Arrendetevi – urlano da ogni parte,

ma i vecchi si gettano nel fuoco

e le donne anziane tra le fiamme,

mentre le madri ai piani più alti,

stretti i figli al petto,

si lanciano giù, cadono e bruciano. 

 

Passano giorni, settimane – è passato un mese,

ne sono rimasti un centinaio,

colpiti a morte dai proiettili. 

– Sono rimasti solo i giovani.

 – Non ci arrendiamo!- gridano

e cadono, cadono in ginocchio,

 ma nel fragore si leva la voce:

–              Avanti, avanti, dopo di me!

 

L’ultimo, rimasto mezzo vivo,

strisciando carponi,

si è trascinato adagio verso i tedeschi –nella sua mano tiene

la bomba puntata.

“Porci!”- dice

con l’ultimo respiro e fende l’aria

un tuono, un fragore, corpi squarciati

mescolati in pezzi… 

 

Ed è partita nel mondo con l’onda radio

l’ultima notizia:

“Sul ghetto è calato il silenzio”. 

 

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