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Riforma del lavoro, una vicenda infelice e sbagliata Opinion leader, Politica

Infatti per chiudere la tanto conclamata e osannata, quanto contrastata, riforma del mercato del lavoro, il presidente Monti, contento perché dove va tutti gli dicono che i compiti a casa lui li sa fare bene, ha avuto bisogno di due passaggi tipicamente politici. Il primo con il presidente Napolitano e il secondo coi segretari dei partiti. Se quello con il presidente della Repubblica significava attivare l’influenza del tutor maximus e, quindi, da considerare praticamente scontato, così non può dirsi per l’altro. Tale passaggio, indipendentemente da come si voglia giudicare il provvedimento, è stata la sconfessione di quanto da più parti predicato in questi mesi, vale a dire che la politica può essere sostituita dalla tecnica. Noi siamo convinti – e lo ripetiamo ancora una volta – che non esistono soluzioni tecniche ai problemi politici; non solo in generale, ma soprattutto nei periodi di emergenza gravi quale quello in cui si trova un Paese che, per evitare la politica, ha ancora addirittura aperti i problemi lasciati aperti da Tangentopoli. Giustamente Pierre Carniti ha osservato come il ritorno della politica abbia generato un altro significativo, ma non positivo cambiamento; ha detto, infatti: “la novità di questa storia è che i partiti hanno finito per sostituirsi ai sindacati nella contrattazione”.
Ci auguriamo che si tratti solo di un passaggio improprio di una vicenda infelice e politicamente sbagliata. Anche noi siamo convinti che il provvedimento provocherà più sconquasso negativo che non l’agognato positivo investimento estero. Vedremo, intanto registriamo due dati di fatto: la sconfessione della autosufficienza tecnica del gabinetto e la cancellazione del ruolo dei sindacati in un campo nel quale il confronto con le parti sociali s’impone. Non ci sembra che, da tale punto di vista, la democrazia italiana abbia fatto dei significativi passi in avanti; speriamo che almeno questa volta abbiano il buongusto, per non dire il pudore, di dirci che così avviene in Europa; una solfa oramai indigeribile, soprattutto a coloro che credono veramente all’Europa che non è, evidentemente, quella attuale. Aggiungiamo che l’emergere dei partiti nella vicenda sarebbe sbagliato ritenerlo alla stregua di un ritorno della politica che è altra cosa di cui, al momento, non si vede nemmeno l’ombra.
Fatto si è che, mentre tutto ciò avviene, lo spread che Monti doveva frenare sale tranquillamente, la povertà aumenta, le tasse e le tariffe pure, il Paese si indebolisce, la benzina corre più veloce della luce e del Paese reale il governo non sembra occuparsene; si registrano pure i primi casi di disperazione che hanno indotto al suicidio. Di Pietro ha avuto una caduta di stile incolpando di ciò il presidente del Consiglio, ma per stare sullo stesso piano a chi dovremmo accollare quelli avvenuti quando con “mani pulite” Di Pietro imperava? Certo che una qualche dimostrazione di pietà che superasse la freddezza nel constatare come simili episodi sono avvenuti anche in Grecia – fenomeno “europeo” quindi! – ce la saremmo aspettata, convinti che anche i ragionieri abbiano un’anima. Ma forse non è proprio così e i ragionieri, naturalmente, non c’entrano proprio niente.


Paolo Bagnoli
 

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