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Riforma del processo: protesta degli avvocati, niente udienze Cronaca

Prato – Partirà a breve la quinta astensione dalle udienze del 2017, dal 12 al 16 giugno, dopo l’ultima dal 22 al 25 maggio e quelle del 2 al 5 maggio, del 10 al 14 aprile, del 20 al 24 marzo, organizzata dall’UCPI a cui hanno aderito anche i Giudice di Pace e i Vice Procuratori Onorari, per protesta contro il disegno di legge di riforma del processo recentemente approvato dal Senato e contro il Ddl di riforma della legittima difesa.

Un testo che introduce modifiche di non poco rilievo nell’ordinamento penale, sia sul piano del diritto sostanziale che su quello del diritto processuale; alcune delle novità previste dal provvedimento entreranno in vigore fin dall’approvazione della legge, altre invece sono oggetto di specifiche deleghe che dovranno essere attuate dal Governo.

Ne parliamo con l’avvocato pratese Elena Augustin, che tra i vari incarichi, è responsabile della Commissione Formazione Avvocati della Camera Penale.

Ecco un nuovo stop degli avvocati penalisti e la conferma dell’astensione  delle udienze per protesta.

“Partiamo innanzitutto dal metodo e merito della riforma del codice penale e del codice di procedura penale recentemente approvati dal Senato il 15 marzo 2017, a cui il Parlamento dovrebbe apporre la fiducia entro il mese di giugno, che potrebbe non apporre o con modifiche. Circa il metodo della riforma,devo dire che traspare la modalità autoritaria e antidemocratica perché non c’è stato un dibattito parlamentare, pur essendo una riforma che incide su temi sensibili quali la prescrizione il processo a distanza.”

Solo per questo le riforme non piacciono agli avvocati?

“Queste riforme incidono anche  sui diritti costituzionalmente garantiti, distorcendo il modello accusatorio del giusto ed equo processo, un vero e proprio attentato alla costituzione art.111 circa la ragionevole durata del processo,oralità e immediatezza. Circa il processo a distanza si prevederebbe la possibilità di celebrarlo  in videoconferenza qualora il detenuto sia in carcere, ma in questo caso l’imputato non avrebbe accanto i suoi avvocati (attualmente ne sono previsti due) e così si pregiudicherebbe il diritto alla difesa stabilito dall’art.24.”

Dunque la giunta dell’Unione delle camere penali, nel ribadire le ragioni delle precedenti astensioni, ha denunciato la propria contrarietà delle riforme in atto “non solo agli interessi e ai diritti dei singoli imputati, ma anche alle legittime aspettative delle persone offese e della intera collettività, che esige, in un Paese civile moderno e democratico, che i procedimenti penali abbiano una ragionevole durata e che la fase dell’accertamento dibattimentale venga posta al centro del processo penale, sottraendo la fase delle indagini preliminari all’attuale enfatizzazione e mediatizzazione, attuando e realizzando i principi del giusto processo e della presunzione di innocenza, nel rispetto pieno delle garanzie dell’imputato e soprattutto quelle poste a presidio del diritto inviolabile della difesa e della dignità stessa della persona, violate dalla estensione dell’istituto della partecipazione a distanza”.

Cosa si sente di aggiungere a quanto ribadito dalla Giunta delle Camere Penali presieduta dall’avvocato Beniamino Migliucci?

“Nulla di più se non far presente che contemporaneamente  all’agitazione in corso c’è una proposta di legge costituzionale elaborata dall’UCPI e dal Comitato promotore per la separazione delle carriere, che prevede una raccolta di firme, iniziata il 18 maggio scorso, ad oggi oltre 10.000 (ne occorrono 50.000) per la separazione delle carriere fra magistrati inquirenti e giudicanti”.

A questo proposito, in una recente intervista l’avvocato Migliucci, presidente delle Camere Penali, ha affermato che la proposta di separare le carriere tra giudici e pm,s arebbe importante altrimenti ogni  riforma perderebbe significato, Lei cosa ne pensa?

” Condivido l’opinione del presidente Migliucci sulla divisione delle carriere,che anche secondo me, servirebbe a dare,completezza all’ applicazione dell’art.111 della Costituzione che regola il “giusto processo” e che sancisce sia la terzietà del giudice, secondo la norma costituzionale, l’imparzialità e cioè  la distinzione da chi accusa e da chi difende. Oggi i pubblici ministeri e i giudici appartengono allo stesso ordine, pur svolgendo ruoli differenti,siedono negli stessi consigli di disciplina,valutandosi e giudicandosi reciprocamente. Con la separazione delle carriere si garantirebbe la imparzialità della decisione, rendendo,così effettivi gli altri principi e la parità fra accusa e difesa di diritti.”

 

Foto: Elena Augustin

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