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Riforma del sistema elettorale, primo passo per il risanamento della politica Breaking news, Cronaca, Opinion leader

Firenze – Il sistema politico ha bisogno di un risanamento, se vogliamo che le prossime elezioni diano un risultato più affidabile rispetto a quanto avvenuto in quelle scorse. Comincia così, il dibattito che si è tenuto venerdì scorso 20 maggio presso la sede della Fondazione Circolo Rosselli, ospite d’onore il professor Antonio Floridia, uno dei massimi esperti di sistemi elettorali e movimenti d’opinione. La necessità improcrastinabile di operare il “risanamento”, operazione che senz’altro passa dal dotarsi di un sistema elettorale che consenta a un tempo rappresentatività reale al Paese nelle sue varie componenti e risultati che consentano la stabilità dell’azione di governo, è stata messa sul tavolo dal presidente della Fondazione Valdo Spini, nell’incontro dal titolo: “Come voteremo del 2023? Riduzione dei parlamentari, nuovi collegi, proiezioni”.

L’operazione di cambio della legge elettorale si prospetta infatti necessaria proprio per cercare di arginare una malattia molto grave, di cui è affetto il sistema italiano, che è sostanzialmente la perdita di valore della rappresentanza parlamentare e del suo ruolo. Qualcosa che ha molto a che fare con la perdita di rappresentanza dei territori con conseguente calo dell’interesse popolare per le elezioni dei “propri rappresentanti”, che non vengono più sentiti come tali.

“Ricordiamo ciò che è successo nelle precedenti elezioni – dice Spini – prima la coalizione giallo-verde, poi quella giallo-rossa, poi la rottura di quest’ultima da parte di Renzi, per arrivare a questo governo di salvezza nazionale in cui c’è qualcuno che lavora davvero per la salvezza e qualcuno un po’ meno, mentre sul piano della politica estera sembra paradossalmente che le posizioni si siano aggrovigliate con l’almeno apparente favore di Fratelli d’Italia all’approccio di Draghi rispetto alla Lega”. Sembra che dal punto di vista delle coalizioni che si apprestano a chiedere il voto ai cittadini  “ci sia veramente molto da fare per renderle omogenee e credibili”.

Dal punto di vista della legge elettorale e delle ricadute sul sistema politico, l’attuale sistema di voto è abbastanza simmetrico rispetto a quello che veniva chiamato Mattarellum. Quest’ultimo era soprattutto maggioritario con una quota di proporzionale, come ricorda Spini, mentre il Rosatellum, il sistema attuale, è al contrario soprattutto proporzionale con una quota maggioritaria. “Inoltre la parte proporzionale ha liste bloccate – sottolinea il presidente della Fondazione – con la diminuzione del numero dei parlamentari la libertà di scelta delle cittadine e dei cittadini rischia veramente di ridursi a niente, perché i collegi verranno ovviamente ridotti, riducendo così la possibilità di potere effettivamente intervenire”.

La proposta di Valdo Spini per il risanamento del sistema è in tre punti: riforma del sistema elettorale, riforma dei regolamenti parlamentari, attuazione dell’art.49 della Costituzione. “Nel momento in cui gli stessi 5 Stelle chiedono di poter usufruire del 2 per mille, ed è questa la novità, mi sembra ci siano tutte le condizioni per l’attuazione dell’art.49, che permette ai cittadini di avere garanzie di democraticità nel funzionamento dei partiti”. Sulla questione del risanamento del sistema politico italiano e dunque della necessità di mettere in campo con forza questi tre punti, il dibattito generale non sembra decollare, “come se non fosse avvenuto niente durante l’elezione del presidente della Repubblica”, continua Spini ricordando la generale confusione e smarrimento dell’opinione pubblica conseguente all’implosione di un sistema partitico che non è stato in grado di trovare dentro se stesso le risorse umane e politiche per eleggere un presidente che non fosse Mattarella, “costretto” (ma non è la prima volta…) a prendere atto che senza il suo assenso al bis gli scenari erano bloccati e forieri di sbocchi imprevedibili.

L’obiettivo fondamentale di un risanamento della politica italiana, infine, è un riavvicinamento dei cittadini, includendo a questo scopo la battaglia all’assenteismo. “Una ristrutturazione del sistema politico italiano si impone – continua Spini – dal momento che i ritmi di trasformazione sono stati veramente elevatissimi. Il panorama politico di 5 anni fa sembra archeologico. C’è bisogno di una ristrutturazione e anche di meccanismi che in qualche modo, oltre a quelli politici anche istituzionali, la facilitino e la incentivino”.

In questo quadro generale, il dibattito sul sistema elettorale è senz’altro indispensabile. D’altro canto, dice il professor Floridia, “è veramente suicida non farlo, da parte di tutte le forze politiche. “. Perché? “La prima parte del mio intervento è dedicato a come voteremo nel 2023, con quale legge e con quali conseguenze, in presenza non solo dell’attuale Rosatellum, o meglio, la legge 165 o legge Rosato, ma anche della grande novità istituzionale rappresentata dalla diminuzione dei parlamentari. I due elementi combinati insieme creano parecchi problemi, perché rendono ancora meno credibile e sostenibile la presenza di questo sistema elettorale”. Guardando la cartina dei nuovi collegi uninominali e plurinominali della Toscana, il professor Floridia ricorda ciò che prevede la legge Rosato, ovvero un certo numero di collegi uninominali, in cui vince chi arriva primo, e poi una serie di collegi plurinominali, più ampi, che racchiudono un certo numero di collegi uninominali, con liste bloccate per l’elezione della parte proporzionale. “Per dare un po’ il senso dei primi effetti della riduzione del numero dei parlamentari in Toscana, ricordiamo che alle elezioni del 2018 c’erano alla Camera 14 collegi uninominali e 25 seggi assegnati nei collegi plurinominali, per un numero totale di 39, anche se sulla carta erano 38. L’anno prossimo, i seggi assegnati alla Toscana si riducono da 39 a 24, 9 assegnati in collegi uninominali e 15 assegnati nei collegi plurinominali. Per il Senato, sempre in Toscana, nel 2018 i seggi erano 7 uninominali e 11 seggi nei collegi plurinominali. Ora, con la riduzione dei parlamentari, saranno 4 uninominali e 8 plurinominali. La riduzione in vigenza dell’attuale legge, ha evidentemente comportato la necessità di ridisegnare i collegi. Ne è uscito un monstruum, dove la parola stessa “collegio uninominale” non ha più alcun senso. Il dato che avremo in Toscana vedrà una media di 408mila circa elettori nei 9 collegi della Camera e di 918mila circa nei 4 collegi del Senato. Non ha proprio senso parlare di collegio uninominale: si tratta di un capolista di una zona molto più ampia. Non chiamiamoli collegi uninominali”.

Tornando alla legge elettorale precedente alla legge Rosato, ovvero al cosiddetto Mattarellum, si trattava di un vero sistema misto, come pone in luce il professor Floridia. L’elemento chiave della legge Mattarella era la doppia scheda, con cui si poteva votare nel collegio uninominale per una coalizione, e si poteva votare anche un altro partito nella lista proporzionale. Cosa che oggi non è più possibile, in quanto c’è un blocco ancora più costrittivo nei riguardi dell’elettore rispetto alla semplice lista bloccata. “Se guardiamo nel merito la media degli elettori dei collegi uninominali della Toscana alla Camera, 408mila – spiega Floridia – ma siccome la legge prevede un’oscillazione,  per dare un minimo di omogeneità al territorio, di più o meno un 20%, avremo un collegio record, quello 8 che comprende Firenze provincia, con un numero record di abitanti di 488mila, mentre il collegio di Firenze, il collegio 7, ne ha 358, quindi è sotto la media. Se si prendono in considerazione i tre collegi plurinominali, si mettono insieme, in un solo collegio, per dividere 15 seggi (quindi saranno 6 o 4 candidati da assegnare) Arezzo, Siena e Grosseto con una lista bloccata di 4 nomi. Poi, ci sarà un collegio plurinominale di Firenze e Pisa, con qualche ritaglio ai confini per far tornare i conti, e un terzo collegio plurinominale sempre con 4-5 candidati, che va dall’Alto Mugello alla Piana, Prato, Pistoia, Lucca e Massa. Quindi, si capisce bene che si perde qualsiasi connessione di rappresentatività territoriale non solo perché questi collegi cono così grandi, ma anche perché i candidati sono pochi”.

Per capire quale potrebbe essere l’impatto della legge Rosato e della diminuzione dei parlamentari sul panorama politico, Floridia prende a riferimento i voti ai presidenti nelle regionali, “partendo dal fatto che, nel 2018, i 14 collegi uninominali della Camera in Toscana andarono a finire in pareggio, 7 a 7, mentre i 25 seggi proporzionali andarono 9 al Pd con quasi il 30% dei voti, 4 alla Lega col 17%, 3 a Forza Italia col 10%, 1 a Fratelli d’Italia col 4, e 7 al M5S col 25%, oltre a 1 seggio a Leu, col 4,6%. La situazione tripartita di 5 anni fa favorì in molte situtazioni anche il centrodestra. Vedremo in qseguito il quadro nazionale che è estremamente delicato. Esaminando la situazione toscana attraverso la simulazione con i dati delle regionali del 2020, le coalizioni in testa risultano il centrosinistra, che da solo senza i M5S è in testa in sei collegi, con margini ristretti a Grosseto, Livorno e Pisa, un po’ più ampi a Prato, Firenze e Scandicci, mentre a Massa e Lucca il centrodestra è in vantaggio. Arezzo è molto incerto, perché con i voti delle regionali 2020 Arezzo vedrebbe quasi in equilibrio centrodestra e centrosinistra. Se si avverasse la coalizione centrosinistra-M5S ovviamente cambiano le cose – dice il professor Floridia – il centrodestra sarebbe in testa solo a Lucca, il centrosinistra col M5S prenderebbe 7 collegi e diventerebbe incerto Massa, che prima era solo del centrodestra. Ovviamente rispetto al proporzionale è difficile fare calcoli – spiega il professore – perché il meccanismo di assegnazione dei seggi della legge Rosato è tale che è difficile capire con i voti della singola regione quanti seggi scattano. bisogna che prima si faccia il calcolo nazionale poi, a cascata, vengono ridistribuiti nelle circoscrizioni e nelle regioni. Si può fare una stima, con i voti delle regionali del 2020 il Pd prenderebbe altri 7-8 seggi, l’insieme del centrodestra altri 5-6, il M5S avrebbe un crollo, basti pensare che è passato dal quasi 25% delle politiche del 2018 al 6,4 delle regionali, ritrovandosi in bilico tra 0 e 1, come un’eventuale lista a sinistra del Pd. Questa è la situazione della Camera. Rispetto a 5 anni fa, il fatto che si sia indebolito il M5S produce due effetti: da una parte il centrodestra resterebbe solo con Lucca e Massa, perciò è chiaro che la legge Rosato, col M5S indebolito e il Pd un po’  ripreso, permetterebbe un risultato diverso rispetto al 2018, ma solo se isoliamo la Toscana”.

Per quanto riguarda la simulazione rispetto al Senato, siamo in collegi uninominali, “in quello di Arezzo Siena vincerebbe il centrosinistra, ma con un margine non troppo ampio, quello di Livorno, Pisa Viareggio vedrebbe ancora vittorioso il centrosinistra con un margine più ampio, quello di Massa Lucca Pistoia vedrebbe in testa il centrodestra, quello di Firenze un ampio vantaggio per il centrosinistra. Se si aggiungessero i 5S, anche quello di Massa Lucca e Pistoia potrebbe passare al centrosinistra. La stima per gli 8 seggi proporzionali del Senato vedrebbe 4-5 seggi per il centrosinistra, 3-4 per il centrodestra, da 0 a 1 per il M5S”. Un risultato che sarebbe diverso dalla situazione del 2018, quando nei 7 collegi del Senato, il centrodestra vinse in 4, e il centrosinistra in 3.

Complessivamente, la legge elettorale vigente comporta che alla Camera vadano 400 seggi, 8 per gli italiani all’ estero, 1 Val d’Aosta, 146 uninominali 245 plurinominali: al Senato 200 seggi, 4 estero, 74 uninominali 122 plurinominali, con soglia di sbarramento al 3% per le sinogle liste. “Un altro elemento importante – aggiunge Floridia – è che con la legge Rosato non c’è possibilità di fare il voto disgiunto. Così, se si vota uno dei simboli e basta, si trasferisce il proprio voto al candidato del collegio; se c’è un elettore che vota solo il candidato uninominale, scatta il voto frazionato, un’invenzione tutta italiana, ovvero la differenza viene ripartita proporzionalmente fra le liste collegate”. Un esempio numerico? “Se un candidato uninominale prende 400 voti in più rispetto alla somma dei voti delle liste, e una di queste liste prende il 50% in più dei voti della coalizione, dei 400 voti  del candidato 200 andranno alla lista col 50% in più di voti e gli altri ripartiti proporzionalmente alle altre liste. Questo voto vincolato, ovvero che chi vota una lista deve votare necessariamente il candidato uninominale o chi vota il candidato in qualche modo ripartisce proprozionalmente il suo voto fra le liste collegate, rende questo sistema completamente diverso dal Mattarellum”. Di fatto, questo è un ibrido, dice Floridia, un monstruum, mentre il Mattarellum rientra pienamente nella categoria dei sistemi misti. Con un sistema di questo tipo, la figura del candidato non contava nulla nel 2018 e non conta nulla neanche ora.

Il presidente della Fondazione Circolo Rosselli Valdo Spini e il professor Antonio Floridia

L’aspetto della perdita della rappresentatività territoriale è dovuto, secondo Floridia, anche al meccanismo delle cosiddette liste eccedentarie e liste deficitarie. “Sulla carta, ogni regione, in base alla sua popolazione, ha un certo numero di seggi da assegnare. Ma la procedura del top-down di assegnazione dei seggi descritto prima, ha avuto il risultato che la legge Rosato si fonda sul caso, sull’aleatorietà. Nel 2018 infatti c’è stata una lieve disproporzionalità. Il Pd e il centrosinistra avevano preso il 23% dei voti e ottenne il 18,5% dei seggi. Solo in Emilia Romagna e in Toscana ebbe un rapporto seggi-voti superiore. Il centrodestra che aveva preso il 37% dei voti ottenne quasi il 43% dei seggi ed era sovrarappresentato in tutto il Nord, comprese Toscana ed Emilia Romagna, in misura minore, e poi anche in Umbria e Lazio. Invece, il M5S, che aveva preso il 32,7% dei voti, ottenne il 36.4 dei seggi, perché il voto pentastellato era tutto concentrato nel Sud, sistematicamente sovraappresentato nel Sud. La cosa singolare è la distorsione della rappresentatività che avvenne a livello territoriale, dal momento che in Campania a Napoli e nella Sicilia orientale il M5S ha vinto, per così dire, troppo: non aveva più candidati. E quindi: 3 seggi in meno a Napoli e 3 seggi in meno nella Sicilia orientale, che sono  stati distribuiti uno alla Toscana, uno a Roma, uno nella Campania 2, uno in Basilicata, uno in Puglia e uno in Sardegna. Per non dire del caso singolare di Liberi e Uguali, che, pur avendo il risultato migliore in Basilicata dove c’era Speranza, col 6,4% non prende il seggio, mentre lo prende in regioni molto più piccole, col 3,4 dei voti prende il 2,3 dei seggi. Ma la cosa più clamorosa è che, con questo gioco di slittamento dei seggi da una circoscrizione all’altra, Leu si ritrova con un parlamentare in Molise, pur con una percentuale di voti assolutamente esigua”.

Il dato della casualità insita nel sistema della legge Rosato si mostra chiaramente nel fatto che, nel 2018, i risultati elettorali, con la conseguente composzione parlamentare, sono stati provocati dalla distribuzione territoriale, con M5s che vinceva in tutto il Sud, tutto il centrodestra al Nord, il Pd che s’arrabbattava un po’ dappertutto, tranne in alcune regioni. Ma che succederà ora, se il centrodestra rimane compatto e dall’altra parte non si crea uno schieramento il più largo possibile? “Si rischia che il centrodestra faccia man bassa, tranne in Toscana e in Emilia Romagna. Soprattutto al Sud, dove il calo del M5S spalanca le porte al centrodestra. Primo schieramento diventa il centrodestra, poi il resto che se la giocheranno il Pd e il M5S”,  se corrono separati e in vigenza del Rosatellum.

“Sarebbe conveniente per tutti, non solo per il centrosinistra – conclude Floridia – l’avvento di un sistema proporzionale, in cui questi 400 seggi venissero assegnati con uno sbarramento al 4-5% ciascuno con la propria lista. Allo stato attuale, sarà ingestibile il sistema delle coalizioni. Anche nel centrodestra, con gli stracci che volano. Immaginate il caos che si produrrà quando si dovranno trovare questi 144 candidati comuni nei collegi uninominali, quando soprattutto manca un qualsiasi elemento di riferimento. Qual è la forza attuale dei 5Stelle, del Pd, di Fratelli d’ Italia, della Lega, come fanno a contrattare? Ad oggi, c’è una volatilità estrema dell’elettorato. E’ credibile costruire queste pseudo coalizioni in cui c’è di tutto e il contrario di tutto? L’ABC delle democrazie parlamentari è costituita dal fatto che in Parlamento si formano le coalizioni in base ai rapporti di forza che le elezioni hanno stabilito”. Il rischio, inoltre, secondo Floridia, è che “se questo sistema elettorale diventa bipolare e uno dei due poli prevale nettamente, rischia di mettere a repentaglio la soglia costituzionale dei due terzi prevista per le revisioni costituzionali”.

“Se vogliamo mettere in campo un risanamento della politica – conclude il professore – bisogna che i partiti ricostruiscano un profilo identitario frutto di una cultura politica che sia chiaramente identificabile”.  La spinta, la motivazione, la modalità concreta, potrebbe provenire proprio da un sistema francamente proporzionale, con adeguata soglia di sbarramento.

 

 

 

 

 

 

 

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