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Riforma delle autonomie locali: manca una normativa nazionale chiara Politica

A Palazzo Bastogi, a Firenze, si è tenuto ieri, 14 ottobre, un seminario di approfondimento organizzato dalla commissione Affari istituzionali del Consiglio regionale della Toscana per discutere della proposta di legge avanzata dall’assessore regionale Riccardo Nencini relativamente alla riforma delle autonomie locali. All’incontro hanno partecipato, oltre all’assessore al Bilancio della Regione Toscana, anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, e Paolo Caretti, docente di diritto costituzionale dell’Università degli Studi di Firenze. Gianfranco Venturi (Pd), segretario della commissione Affari istituzionali, e Giuliano Fedeli, vicepresidente del Consiglio regionale, hanno aperto i lavori del seminario ricordando che la Regione può avere un ruolo fondamentale nella ridefinizione delle autonomie locali. «L’idea di fondo della riforma – ha sottolineato Venturi – è quella di eliminare sprechi di risorse e sovrapposizioni di competenze e ridefinire il ruolo delle autonomie locali» e per questo «diventa fondamentale misurarsi con il rema del federalismo fiscale e ridiscutere le funzioni degli enti locali e il terreno della sussidiarietà, dando vita ad un patto istituzionale condiviso fra Regione ed enti locali». La proposta di legge avanzata da Nencini, ha affermato invece De Siervo, ha il suo punto debole nell’incertezza normativa nazionale. «La normativa nazionale – ha spiegato il giurista – negli ultimi anni è intervenuta in modo frammentario e con normative all’insegna della provvisorietà e dell’urgenza» e per questo una riforma impegnativa come quella progettata dalla Regione Toscana troverà delle difficoltà di attuazione. Il Governo, ha concluso De Siervo, ha mutato più volte la sua posizione sugli enti locali, dapprima decretando lo scioglimento di circa un quarto dei Comuni italiani e proclamando la soppressione delle Province, quindi tornando sui suoi passi e prevedendo che siano le Regioni a definire la gestione associata delle funzioni nel proprio ambito territoriale. Anche Paolo Caretti ha rimarcato come sia proprio l’incertezza delle posizioni nazionali a rendere difficile il lavoro della Regione in merito alla riforma delle autonomie locali. Nonostante abbia pensato un ottimo processo di progressiva razionalizzazione delle risorse, la riforma regionale degli enti locali dovrà fare i conti, ha dichiarato Caretti, con «norme nazionali estemporanee e fantasiose». La chiave di volta per il riordino delle autonomie locali, però, sarà secondo Caretti non l’istituto dell’unione di Comuni, ma la città metropolitana. Nel suo intervento anche Riccardo Nencini ha lamentato la mancanza di una cornice legislativa nazionale capace di dettare le azioni regionali in materia di enti locali. L’obiettivo della sempre maggior diffusione, in Toscana, delle unioni di Comuni, ha spiegato, rimane il cuore della legge proposta dalla Giunta regionale ma «se costruiamo una riforma solo pensando ad abbassare i costi della democrazia, che non sempre sono poi i costi della politica, e senza una visione organica, di riforme non ha senso parlare». 

 

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