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Riforma elettorale: non è eludibile il ritorno alle preferenze Opinion leader

Non ci fosse qualcuno, in parlamento e nel paese, che pensa di andare alle elezioni al “buio”: con questa legge elettorale, senza uno straccio di strategia per governare e con i partiti allo sbaraglio. Questa delle elezioni  “al buio” è il peggior servizio che la politica potrebbe  fare al paese dopo più di un anno di manovre e interventi di riequilibrio finanziario che hanno fiaccato famiglie e imprese . Interventi che sono parsi  alla maggioranza degli italiani necessari, almeno nella loro generalità, e che sarebbe un danno incalcolabile “buttare al vento” per il gusto di ritornare alla “vecchia e allegra” politica dell’irresponsabilità e del consenso clientelare e populista a scapito del Bilancio dello Stato.

Credo infatti che al di là di giuste e argomentate critiche a molti dei provvedimenti adottati in questi ultimi sei mesi (o non adottati: in primis una seria patrimoniale progressiva!), molti italiani restano convinti della serietà di questo governo e della inevitabilità dei sacrifici richiesti a molte categorie e fasce sociali del paese. E, al di là delle normali e a volte giustificate, rivendicazioni di ogni “gruppo” non è difficile rinvenire nei provvedimenti il tentativo, a volte netto a volte solo abbozzato, di mantenere un abbozzo di equità redistributiva del carico fiscale e contributivo molto di più di quanto è stato fatto fatto, in condizioni meno difficili, in altre esperienze governative. Basta guardare alla tanto deprecata IMU (che colpirebbe solo e principalmente le fasce basse dei piccoli proprietari che abitano la propria casa!!!!) che ha dato, per il momento un gettito pari a 100 euro per la prima casa e a circa 1000 euro per le proprietà successive. Difficile sostenere che si tratta di una patrimoniale che colpisce principalmente i pensionati che abitano nella loro casetta di proprietà!

Insomma il Governo Monti pur tra mille difficoltà ora esterne (Europa, Finanza internazionale, etc) ora interne (Litigiosità dei partiti, Crescita dei movimenti populisti,Chiusure corporative di settori della società, etc) funziona. Ora devono funzionare anche i partiti. E in primo luogo devono raggiungere l'obiettivo centrale della loro missione che è quello di consentire che la prossima tornata elettorale avvenga senza traumi (quindi senza rotture premature della legislatura), che il paese vada a votare con una legge che riavvicina il popolo agli eletti ed infine che il risultato elettorale sia facilmente interpretabile e quindi gestibile in termini di governabilità del sistema. Il tutto, appunto, per non buttare a mare lo sforzo fatto dal Governo Monti e quindi dagli Italiani per tentare di uscire “in avanti” dalla crisi economica e morale di questo “nefasto” periodo.

Sul primo punto non c'è molto da fidarsi dei partiti. Certo non di  quelli che si scagliano contro il Governo tecnico, così tanto per rastrellare egoisticamente voti diprotesta. Questi manderebbero il paese in rovina per un 1% di voti in più. Ma anche fra quelli che sorreggono il Governo cresce da tempo la voglia di staccare la spina al Governo perchè vivono come “innaturale” la necessaria perdita di consenso immediato che la politica di sacrifici comporta. Ma per fortuna su questo punto vigila, in armi, il buon Napolitano. E non sarà facile superare la sua tenacia politica, morale e istituzionale.

Sul secondo punto, la legge elettorale, i partiti latitano. C'è un intenso lavoro di segreterie e di commissioni parlamentari. Ma, a parte le imprecazioni continue di Di Pietro sugli scempi perpetrati contro il popolo sovrano, la situazione appare in fase di stallo. E il rischio di andare a votare con questa legge che non contenta nessuno (almeno a parole!) e che sicuramente non piace agli elettori, è elevato.

Vediamo come si dovrebbe procedere.Intanto la scelta degli uomini. Abbiamo abbandonato il sistema delle preferenze non per un caso del “destino”. Ma perchè in un paese come il nostro, specialmente al Sud, il voto di preferenza scatenava clientele e intrallazzi che inficiavano la democraticità delle elezioni. Troppi poteri occulti, lobbies non trasparenti e interessi costituiti manipolavano di fatto la libera volontà dei cittadini. Il fatto è che il superamento delle preferenze ha solo spostato il luogo di “azione” di questi poteri occulti. Dai cittadini singoli alle segreterie dei partiti e a quelle organizzazioni che quelle segreterie sono in grado di influenzare. Quindi è rimasto il “male” (le influenze “esterne”) ed è stato azzerato  l'unico bene che le preferenze consentivano: è cioè la scelta dei cittadini. Che non ovunque e non in tutte le aree sociali risultavano “eterodirette”

.In questa situazione il ritorno delle preferenze si pone come non eludibile. Magari accompagnato da limiti di spesa per la campagna, da controlli di legalità nel corso della campagna e del voto e da supporto pubblico per favorire una eguale esposizione mediatica dei candidati. Ma la scelta in mano ai cittadini non può essere tolta. La proposta alternativa del PD di votare in modo uninominale in piccoli collegi risulta in grado di eliminare alcune “storture” dell'attuale situazione ma lascia pressochè inalterato il peso delle segreterie nella scelta dei candidati. Certo si potrebbero anticiparele elezioni unimoninali con elezioni primarie. Emerge però una domanda: ma la paura che la scelta attraverso le preferenze sia“distorta” dai poteri occulti e dal “clientelismo” non valeanche per le primarie. Esempi in questo senso si sono visti anche nella recente esperienza italiana nel caso della scelta dei candidati sindaco: si pensi per esempio al caso di Napoli e, forse, anche di Palermo. E allora ho l'impressione che lo scontro sulle preferenze potrebbe essere superato con una certa dose di buona volontà.

 

Più importante appare invece il temadella governabilità e della “trasparente” interpretazione delrisultato elettorale. Interpretazione che, dopo l'esperienza delleelezioni dei Sindaci, siamo abituati a  ricavarla direttamente daidati elettorali e non dalla valutazione delle segreterie dei partiti.Questo è un elemento importante che si lega direttamente al temadella governabilità. E' chiaro che nessuno può pensare distravolgere, in nome della governabilità, l'esito elettorale nellasua connotazione generale. E quindi nessuno può pensare di daremaggioranze governative a partiti o raggruppamenti che sonolargamente minoritari nel paese. Penso allora che una agevoleinterpretazione dei risultati e un moderato sostegno allagovernabilità potrebbe venire da un modello di indicazione chiaradel premier proposto dai singoli partiti e da un premio “deciso manon stravolgente” del partito che riceve il maggior numero di voti.Dico partito e non coalizione per evitare che si formino coalizionidisomogenee, con l'unico intento di prendere il “premio dimaggioranza”, che poi si sciolgono in parlamento ricreandoframmentazione e ingovernabilità.

 

Insomma i temi sono chiari. IlPresidente della Repubblica fortunatamente per il paese tutelal'interesse generale dell'Italia. E non consentirà giochini dafurbetti e salti nel buio. Bisogna che i partiti, o almeno quelli chehanno a cuore veramente le sorti del paese e che non è detto checoincidano con i partiti che rappresentano la maggioranza di appoggioal Governo Monti, facciano la loro parte. E consentano al paese diconsiderare il Governo tecnico un contributo al risanamento delpaese, che va ripreso e consolidato dal prossimo Governo politico, enon come un qualcosa di estraneo da disconoscere nella prossima,anche se non imminente, campagna elettorale.

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