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Riforma Province: la proposta di Upi Toscana accontenta Pistoia Politica

L'unico punto fermo, nella riforma delle Province toscane, sembra essere la trasformazione della Provincia di Firenze in Città Metropolitana. Per il resto tutto è ancora in discussione. Upi Toscana, però, ha avanzato al Cal (Consiglio delle autonomie locali) la sua proposta. Si tratta di una proposta alternativa a quella delle tre Aree Vaste del presidente della Regione, Enrico Rossi, che contempla la Città Metropolitana di Firenze ed altre 5 Province. Arezzo, grazie ad una popolazione residente censita a giugno del 2012 pari a 351.066 abitanti, rimarrebbe Provincia autonoma. Siena e Grosseto verrebbero fuse in una "mega Provincia" dall'estensione territoriale di oltre 8.000 km quadrati. Lucca andrebbe assieme a Massa-Carrara, mentre Pisa assieme a Livorno. Infine, Pistoia verrebbe accorpata a Prato con una deroga dei principi della normativa statale. Quest'ultima Provincia, infatti, avrebbe 544.301 abitanti, ben oltre il numero richiesto dal Governo, ma non i 2.500 km quadrati necessari. Si tratta, comunque, di una soluzione che accontenterebbe Pistoia, che nei giorni scorsi ha espresso la propria volontà di accorparsi a Prato, all'Empolese ed al Mugello. La nuova Provincia di Prato e Pistoia vedrebbe Prato capoluogo e sarebbe ben accetta anche all'attuale Provincia di Prato, guidata da Lamberto Gestri. Dunque Arezzo spinge per restare autonoma e Pistoia per accorparsi con Prato. Anche la proposta del Cal, la seconda che verrà trasmessa al Governo, prevede l'accorpamento di queste ultime due Province e l'autonomia di Arezzo, ma al posto delle due nuove Province di Lucca e Massa-Carrara e Prato e Pistoia, punta sull'accorpamento di Pisa, Livorno, Massa-Carrara e Lucca in una sola Provincia della costa. Ci sono contenti e scontenti sia per la soluzione prospettata da Upi Toscana che per quella del Cal, mentre la Provincia di Siena intende difendere la propria atuonomia in entrambi i casi, dato che la "super-Provincia" con Grosseto avrebbe un'estensione territoriale più da Regione che da ente locale intermedio. Le due proposte dovranno ora essere valutate dal Consiglio regionale, che avrà il compito di dirimere la difficile controversia ed inviare un documento unico al Governo nazionale. Una rivendicazione comune, comunque, resta. E' quella di definire con maggior precisione le funzioni dei nuovi enti locali a metà fra Regione e Comuni. Oltre che di dimensione, infatti, bisognerà discutere di quello che si occuperanno le nuove Province, per evitare che le Regioni assumano ancora maggior potere e funzioni amministrative che le sarebbero improprie.

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