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Riforma sanità, oggi consiglio regionale all’ombra del referendum Cronaca

Firenze – Prende il via oggi, alle 15,30, il dibattito in consiglio regionale che dovrebbe giungere all’approvazione della legge di riforma (legge 33, che abroga la legge n. 28) fortemente voluta dalla giunta regionale presieduta da Enrico Rossi. Una legge che nasce fra forti polemiche, che risuoneranno nel Palazzo di via Cavour non solo attraverso le opposizioni dell’assemblea, ma anche attraverso le finestre sulla strada. Sì, perché per oggi pomeriggio il comitato promotore del referendum ha convocato una manifestazione con concentrazione in piazza San Marco e tragitto fin sotto le finestre della sede del consiglio regionale in via Cavour, per chiedere il rispetto dei 55mila toscani che hanno firmato il referendum abrogativo della nuova legge. In altre parole, il comitato chiede che venga fatto il referendum entro primavera 2016. Una questione delicata, questa della nuova legge di riorganizzazione della sanità toscana. Presentata come una sorta di “panacea” per i mali che da sempre affliggono quella che comunque si presenta come uno degli esempi più positivi nel panorama delle sanità regionali, ha incontrato la fortissima opposizione, trasversale, non solo della minoranza ma anche di tutta una rete di associazioni, cittadini, partiti e gruppi politici che contestano la riforma proposta non solo nelle sue articolazioni, ma nell’impianto generale.

In sintesi le motivazioni del referendum: no all’impianto generale, vale a dire alla “semplificazione” voluta da Rossi, che dal primo luglio scorso ha accorpato le 12 Asl toscane in tre grandi Asl, Toscana Centro, Toscana Nord e Toscana sud-est, gestite da tre Direttori, nelle cui mani si concentrerà gran parte del potere decisionale, dotati di un “apice” il (mega) Direttore della Programmazione, figura dotata di un potere enorme, dalla distribuzione delle risorse al suo rispondere direttamente solo al Governatore; preoccupazione per i 2mila lavoratori che dovrebbero essere mandati in pensione senza essere sostituiti; questione degli ospedali locali, che, fra tagli e riorganizzazioni, scompaiono a favore di grossi accentramenti in grandissime strutture (progetto dei 4 grandi ospedali toscani). Un sistema che, secondo i promotori del referendum, svuota di servizi i territori e dunque di “parità” nell’accessibilità alle cure i residenti di zone disagiate e periferiche. Ancora, il referendum si oppone alla “sistematizzazione” del ruolo del Terzo Settore, che, con delibere di giunta e atti dell’Asl, viene elevato a sistema. Tutti punti che rendono, secondo, il comitato promotore, “inemendabile” la proposta di riforma del governo regionale, tanto da chiedere, appunto, il referendum “abrogativo”.

Ma il referendum rischia di “incepparsi” su una serie di “blocchi” offerti dalla normativa. Ad esempio, il testo di riforma approvato il 16 novembre scorso dalla giunta regionale, vale a dire la proposta di legge di riassetto del Servizio sanitario regionale portata dall’assessora al Diritto alla salute Stefania Saccardi, comprende modifiche alla legge regionale n.40/2005 (Disciplina del servizio sanitario regionale) e alla legge regionale 28/2015 (Disposizioni urgenti per il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del servizio sanitario regionale, che, se passa la proposta di legge n.33, viene abrogata). Ciò significa, per il referendum proposto sulla legge regionale n.28, una nuova impasse, in quanto le nuove regole finiscono per essere accolte come modifiche del vecchio testo della legge 40, rendendo molto più difficile la richiesta di referendum abrogativo. Il “difficile” risiede proprio in questo punto: infatti, mentre la legge che norma il ricorso al giudizio popolare prevede che possa essere cambiato il quesito se “il numero” della legge nel frattempo è mutato, rimane più complicato contemplare la fattispecie presente, vale a dire, il “cambiamento” spalmato dentro il vecchio testo della legge 40. E dunque, sull’ammissibilità del referendum dovranno pronunciarsi, secondo l’opinione comune, i garanti.

E così, mentre la questione diventa sempre più complicata da dirimere, da parte delle opposizioni si sta preparando in fretta e furia un’altra legge, vale a dire quella che permetterebbe di andare alle urne referendarie anche in autunno, dal momento che a primavera con ogni probabilità, non si riuscirebbe a giungere alla consultazione popolare, visti i tempi. E, se non ci fosse la possibilità di un’ulteriore richiamo in autunno, si slitterebbe direttamente all’anno dopo, mettendo di fatto a rischio il referendum stesso.

Per quanto riguarda la seduta odierna in Palazzo Panciatichi, si prevede che sarà lunga (almeno tre giorni, per consentire di votare tutte le nuove norme) e difficoltosa, rallentata anche dalle opposizioni che si metteranno di traverso, in modo trasversale, all’approvazione. Senza contare che, dicono gli organizzatori della manifestazione odierna, “manifesteremo a oltranza”. Fino a quando il referendum (che comunque ha raccolto 55mila firme da parte dei cittadini toscani) non apparirà “al sicuro”.

La proposta di riforma inoltre sconta anche un’altra forza di opposizione, anch’essa durissima: quella sindacale. Fronte unito per i sindacati, compatti nel dire no alla riforma Rossi-Saccardi: si parte dalle modalità, l’accusa è di non avere messo in atto un adeguato confronto con le rappresentanze sociali, al merito: “Liste d’attesa ancora troppo lunghe, in alcuni casi non è possibile effettuare le prenotazioni perché le liste sono chiuse; come sono stati spesi i 7 milioni di euro del 2014 (4 milioni) e del 2015 (3 milioni) che la Regione ha ripartito alle aziende sanitarie per risolvere il problema? Sono stati diminuiti i posti letto negli ospedali, ma non sono stati attivati i percorsi post ospedalieri: dove sono i 1604 posti letto di cure intermedie previsti in Toscana? Come sono stati spesi 2 milioni e 525 mila euro previsti per le aziende sanitarie per l’adeguamento dei posti letto di cure intermedie?” chiedono i sindacati in una nota.

“La riduzione delle liste di attesa è una priorità assoluta, i cittadini che non si possono permettere di rivolgersi al privato rinunciano a curarsi; la rete dei servizi territoriali garantiti dalle case della salute, dalla medicina d’iniziativa,  i percorsi post ospedalieri previsti dal piano dei posti di cure intermedie devono garantire quella continuità ed omogeneità assistenziale che era prevista a corollario della riorganizzazione delle rete ospedaliera”.
Per questo, aggiungono Cgil, Cisl e Uil Toscana, “chiediamo una seria verifica di come nei territori si sta rispondendo ai bisogni di salute e di assistenza dei cittadini, come i protocolli che abbiamo condiviso con la Regione garantiscono. La nostra  rinnovata unità è un valore ed una forza che spenderemo, sia a livello nazionale che a livello regionale, nelle mobilitazioni  a sostegno della nostra piattaforma sui temi delle pensioni, del fisco e della sanità a partire dall’assemblea interregionale che vedrà il prossimo 17 dicembre al Mandela Forum di Firenze la presenza di migliaia di lavoratori e pensionati”.

 

 

 

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