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Rinascimento dark: la verità sul mistero di Bianca Cappello Cultura

Firenze – Osteggiata dalla nobile famiglia d’origine  per la sua fuga d’amore e poi il matrimonio con il giovane fiorentino Piero Buonaventuri, impiegato del Banco dei Salviati (e non parente dei Salvati stessi come sembra che avesse fatto credere alla fanciulla), duramente criticata per la sua relazione con l’erede di Cosimo, Francesco, che era sposato con Giovanna d’Austria, Bianca Cappello fu invece oggetto di ammirazione generale  quando a seguito del secondo matrimonio con lo stesso Francesco de’ Medici divenne la terza Granduchessa di Toscana.

Suo padre non parlò più di rinchiuderla in convento, il Senato della Serenissima la proclamò diletta figlia della Repubblica (appellativo che equivaleva al titolo di Regina di Cipro). Ma dopo la sua misteriosa morte, a poche ore di distanza da quella del marito, il nuovo Granduca Ferdinando si adoperò per cancellare ogni traccia della sua presenza.

Una damnatio memoriae che si è perpetuata nel  corso dei secoli e che adesso  un significativo saggio di  Paola  Irene Galli Mastrodonato docente dell’Università della Tuscia (Bianca Cappello. Dalla damnatio memoriae alla verità,  Linea Edizioni, 2020) s’incarica di rimuovere  per ristabilire la verità sulla vicenda umana e storica di uno dei personaggi più  rilevanti  del nostro Rinascimento.

Ma per ridare finalmente a Bianca Cappello la sua vera identità e il suo vero volto, l’autrice affronta con un excursus  impegnativo e particolarmente  interessante  le ragioni per le quali, dopo alcuni tentativi di riabilitazione, la denigrazione e la  damnatio memoriae  si sono invece  riacutizzate,  specie nel XIX secolo.

Oltre  ai vari storici che con differenti accentuazioni, ma per lo più con segno negativo, hanno trattato la  vicenda di questa splendida figura di  sovrana rinascimentale, il libro di Paola Irene Galli  Mastrodonato parla anche  degli  innumerevoli romanzi a lei dedicati dal Settecento in poi e di alcuni ritratti di cui Bianca è il soggetto.  Abbiamo affrontato con l’autrice alcuni aspetti del suo lavoro di ricerca  a cui si è dedicata con particolare passione

Qual è l’origine di questo libro?  

Ho incontrato Bianca per la prima volta quando, durante le mie ricerche di comparatista e di specialista del romanzo pubblicato durante il periodo della Rivoluzione francese, ho constatato che la sua storia – nelle versioni in inglese, francese, tedesco e italiano – riscontrava un grande successo presso il pubblico ‘illuminato’ dei lettori  del Settecento, da qui i miei primi due libri.

Il racconto della sua vicenda, però, si configurava come una vera  e propria guerra tra chi sosteneva che fosse un’avventuriera intrigante e chi invece la descrive come donna illustre e anticonformista, in anticipo sui tempi.  Il mio libro vuole appunto mettere la parola fine a questa secolare diatriba, stabilendo una volta per tutte la verità sulla sua persona e la sua storia, avvalendomi di una pluralità di fonti e documenti a lei contemporanei.

Bianca Cappello, ammirata quando era Granduchessa poi invece denigrata. Perché? 

La denigrazione di Bianca inizia quando ella diviene la terza granduchessa di Toscana sposando in seconde nozze Francesco I de’ Medici, ed è opera del fratello cardinale Ferdinando de’ Medici, che fra l’altro è l’unico assente alle nozze celebrate con grande risalto il 12 ottobre 1579 .

Eppure  come sovrana  incarnò un nuovo ideale di patrocinio femminile delle arti, lodata nei sonetti che Tasso le dedica e nei madrigali che i massimi musicisti del secolo compongono per lei (Vincenzo Galilei, Striggio, Merulo, Marenzio), e poi accorta diplomatica nei suoi rapporti con la corte dei Gonzaga, con la natia Venezia, con Filippo II di Spagna, e con papa Sisto V che la sosteneva e ammirava. La sua vicenda purtroppo dimostra come  la Storia  fatta dalle donne sia spesso vittima di pregiudizi e occultamenti che ne stravolgono le caratteristiche essenziali.

Nel libro  si descrivono le manovre messe in atto  da Ferdinando de’ Medici fin da quando era cardinale. Ma perché  la denigrazione si è perpetuata fino ai  nostri giorni? 

La costante ostilità di Ferdinando verso la coppia granducale culmina nel momento della loro improvvisa morte e nella scomparsa dei resti di Bianca, evento eponimo della sua ‘sfortuna’ successiva.  Oltre al corpo di questa donna bella e intelligente viene fatta sparire anche la sua memoria, attraverso la distruzione sistematica dei suoi ritratti e delle sue testimonianze di vita (emblemi, effigi pubbliche, ecc), .Nel mio libro parlo anche della diffusione di documenti costruiti ad arte che ne dovevano attestare la perfidia e soprattutto il presunto inganno con il quale avrebbe ‘spacciato’ per figlio di Francesco un bambino surrogato.

Lei ha parlato anche dell’aspetto iconografico..

La verità sull’aspetto che realmente aveva Bianca, è  una questione che è ancora lungi dall’essere risolta tra gli storici dell’arte. Si continua ad avvalorare un ritratto di Bianca in veste di ‘matrona’ dall’incarnato bruno,  invecchiata e appesantita, con i capelli rossi, lei che tutte le fonti coeve descrivono come una splendida bionda naturale dall’incarnato chiarissimo. 

Anche Francesco  è stato ingiustamente denigrato… considerato un governante inetto… 

Anche Francesco subisce un repentino ridimensionamento dopo la sua morte e, nonostante che sia sepolto nelle Cappelle medicee, Ferdinando smantella sistematicamente tutte le opere magnifiche realizzate dal Principe più colto del Rinascimento (lo Studiolo, Pratolino, la creazione degli Uffizi ecc) .  Nel libro  descrivo come Ferdinando si sia attribuito anche  la paternità  di varie iniziative  di governo  prese invece da Francesco.

Ma è soprattutto il suo legame con Bianca a determinarne la denigrazione, e il fatto che avesse intrattenuto con lei apertamente una relazione adulterina mentre era ancora sposato con Giovanna d’Austria, al contrario degli altri sovrani che nascondevano le proprie concubine e amanti. Inoltre, Ferdinando cerca di neutralizzare anche con atti  risultati falsi,  il ruolo del  figlio undicenne di Bianca e Francesco, Don Antonio, che risultava essere l’erede legittimato con atto notarile.

Un mistero anche attorno alla improvvisa morte dei  due  granduchi

Nel capitolo 4 riscrivo, come in un giallo, e quasi minuto per minuto, il rapido susseguirsi dei fatti durante la tragica notte fra il 19 e 20 ottobre 1587: la scena del delitto – Poggio a Caiano – i soggetti coinvolti – Bianca, Francesco, Don Antonio, Ferdinando, i medici prezzolati che eseguirono l’autopsia dei due corpi, il maggiordomo di Ferdinando, Usimbardi, un importante testimone – ed infine l’arma del delitto. Lascio al lettore il piacere e il raccapriccio di interrogarsi su uno dei grandi misteri della Storia italiana!

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