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Rinnovamento della politica: ma dov’è la politica? Opinion leader, Politica

Sarà, ma non ci sembra che sia così e non tanto per le vicende personali di Veltroni e D’Alema, quanto perché il tanto invocato rinnovamento della politica richiede un ingrediente che non c’è, vale a dire la politica. Gramsci avrebbe detto: fare il coniglio in umido senza coniglio!  Bisogna riconoscere che il sindaco di Firenze è stato bravo, ma si tratta di un fuoco di paglia da un punto di vista generale poiché il tema evocato, che non ha politica nemmeno in lui, è solo finalizzato alla furibonda e assurda lotta diverticolare che si svolge nelle primarie del Pd. Siamo, cioè, davanti a uno scontro che fa impallidire quello svoltosi nel ventre di Giocasta i cui figli si mangiarono a vicenda nella pancia della madre e, alla fine, vinca l’uno o l’altro, è evidente che il partito nato con la supponenza di cambiare la storia ha imboccato una strada che può segnare la fine della propria storia. Ci sembra infatti molto improbabile che una forza, peraltro mai riuscita – lo dicono i fatti – a prendere fisionomia e sostanza di un qualcosa che assomigli a ciò che significa “partito”, possa resistere  all’urto di uno scontro caratterizzato per di più da una cifra che fa apparire il sindaco di Firenze come una specie di quinta colonna infiltratasi in un organismo privo di identità e imploso nella sua irrealizzazione. Se, alla fine, qualcosa resterà in piedi sarà perché Vendola con la sua pattuglia di legionari stranieri della sinistra, farà da supporto ai postcomunisti del Pd. Ciò naturalmente non ha niente a che vedere con le sorti della sinistra, ma al fatto che, essendo Sel animata da una forte spinta governista, essa senza un soggetto dialogante nella medesima direzione rischia di essere solo il “chorus cantorum” di Vendola; ma quello muto della Butterfly è di ben altra tonalità.

Veltroni ha giocato la sua parte con un coup de theatre; a vederlo andar via siamo abituati, ma ci è parso un colpo sparato in un teatro di periferia; buono a tenere per un giorno le prime pagine dei giornali. Niente più; o forse egli ha così guadagnato un bonus da giocarsi successivamente. L’uomo è brillante e intelligente; pieno di doti fantasiose e pure fascinatorie e concretamente formatosi alla politica romana che è un po’ diversa dalle altre. Vedremo. D’Alema, trovatosi alle corde, ha reagito con indignazione, abbozzando un discorso politico con una sincerità che gli va riconosciuta. Cosa gli passi nell’anima lo abbiamo capito; impossibile sapere quali pensieri attraversino il suo cervello, fine soprattutto nelle lotte  di Palazzo. Certo che ha accompagnato il suo gesto di rinuncia con giudizi sparati in faccia a Renzi il quale si è subito affrettato a dire che la questione “rottamazione” è da ritenersi chiusa. Naturalmente lo scontro di questi con Bersani prosegue e si intensifica andando  oltre lo specifico della contesa; va riconosciuto che il segretario, come quei passisti del ciclismo che vengono fuori alla distanza, si sta distaccando, se non altro per i toni composti ed educati dei propri ragionamenti.


Viene spontaneo domandarci: quale danno avrebbe ricevuto il prossimo Parlamento dalla presenza, certo di lungo corso, di Veltroni e D’Alema, e quale beneficio ne trarrà dalla loro assenza? La risposta è molto difficile poiché le assurdità sono praticamente impossibili da decifrare. Il fatto è che il tema del rinnovamento della rappresentanza, che non è nuovo, non si pone così; poiché esso non lega la politica all’anagrafe, bensì la politica alla politica. In una democrazia fisiologicamente sana il cambio di linea cui si collegano le responsabilità di una nuova classe dirigente, si determina in assisi congressuali. Chi vince porta rinnovamento di idee e di uomini e si mette alla prova, senza astio e aggressione verso coloro che sono venuti prima; insomma, senza apocalittiche e sguaiate azioni che non portano né nuova politica né nuova classe dirigente, ma solo il caos di una rappresentazione senza copione: né regista, né attori all’altezza. Oddio, in questo caso, a guardar bene un regista, anche se occulto, sembra esserci. Ma siamo in Italia, è bene non dimenticarlo.

Paolo  Bagnoli

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