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Ripartenza e Pnrr, Galgani (Cgil): “Serve cabina di regia e partecipazione” Breaking news, Economia

Firenze – Uno dei punti principali emerso dal convegno “Economia e occupazione del territorio, analisi dell’emergenza e ripartenza”, tenutosi ieri presso la sede della Camera del lavoro metropolitana a Firenze in Borgo dei Greci, è quello sottolineato dalla segretaria generale Paola Galgani, vale  dire: “Ripartenza non deve significare che si torna a fare ciò che si faceva prima”. 

Infatti, dalla ricerca sul tema presentata da Irpet e dall’analisi dell’impatto del Pnrr sul territorio a cura di Roberto Errico (Fisac Lab nazionale), nonostante il quadro dell’economia fiorentina si presenti in chiaro scuro, tuttavia ci sono i segnali che la ripartenza non solo è possibile, ma è obbligata, pena la disarticolazione del tssuto economico sociale dell’area fiorentina e, visto l’importanza che la stessa riveste, dell’intera regione. La considerazione non più sopprimibile è anche che il nuovo sviluppo deve essere il più possibile omogeneo per le varie aree geografiche, in particolare per quanto rgiuarda l’area metropolitana, dove si riscontrano differenze abissali ra i vari territori. Da ciò la proposta della Cgil di mettere in piedi una cabina di regia in grado di gestire a 360° la nuova prospettiva di sviluppo che si apre grazie agli investimenti previsti nel Pnrr ( e l’uso dei fondi pubblici e privati) che riguardano la regione e in particolare l’area fiorentina e che si collocano in settori ben precisi, che potrebbero diventare veri trampolini di lancio per una ristrutturazione dell’economia territoriale. Tutto questo, a patto di schivare il rischio che la pioggia di soldi che arriverà sul nostro territorio conduca alla costruzione di “cattedrali nel deserto”, rischio inevitabile se non si ricorre a uno sviluppo di contorno, in grado di protrarre e rendere fecondi gli investimenti europei.

Partendo dalla ricerca dell’Irpet, presentata da Nicola Sciclone, Elena Cappellini, Tommaso Ferraresi, il primo dato rilevante riguarda la Toscana ed è agrodolce: da un lato, se la ripresa della produzione industriale in Toscana nel 2021 è consistente, pari a +95,4% ad aprile rispetto allo stesso periodo dello 2020, la regione si mantiene però “su valori inferiori rispetto a quelli registrati nell’aprile 2019 (-4,8%). Peggio, rispetto al dato nazionale. Il recupero dei valori pre-crisi è diffuso in tutte le principali produzioni. Rilevante eccezione è costituita dai comparti della moda, nonostante il forte rimbalzo trainato dalle esportazioni delle griffes degli articoli in pelle della provincia di Firenze”.

Altro punto di crisi, il fatto che la crescita industriale non si manifesta (ancora) sul lavoro. Per quanto riguarda Firenze, si registra un calo degli addetti, mentre crescono “solo costruzioni, pubblica amministrazione e metalmeccanica”. Le sofferenze maggiori, in termini di produzione e valore aggiunto, si sono rivelate per Firenze in quei settori di vera e propria specializzazione per l’economica cittadina (qualcuno ha parlato di effetto “monocoltura”), più esposti alle misure anti pandemiche del governo vale a dire per la prima ondata, moda e turismo, per la seconda, turismo. D’altro canto, la variaizione dei dipendenti Gen – Mag 2021 su Gen-Mag 2019, sfiora il -15% per quanto riguarda i servizi turistici.

L’impatto della crisi per quanto riguarda il 2020, come emerge dalla ricerca dell’Irpet, si ripercuote solo parzialmente sulla struttura produttiva. Dalla mortalità di impresa all’occupazione (Cig, licenziamenti) vi è un disaccoppiamento delle dinamiche spiegato innanzitutto dagli interventi di politica economica nazionale. Una nota positiva, è l’alto valore aggiunto dell’economia fiorentina. In crescita il peso dei servizi avanzati (informazione e comunicazione, ingegneristici, ricerca e sviluppo). In questo un ruolo fondamentale è stato svolto da grandi imprese manifatturiere, sempre più specializzate nell’associare servizi ai prodotti distribuiti sul mercato.

Le differenze territoriali giocano un ruolo importante: a fronte delle dinamiche di deindustrializzazione nel SLL di Castelfiorentino, la manifattura tiene a Firenze per via delle grandi imprese della moda e soprattutto a Borgo San Lorenzo. Occupazione nei servizi in crescita ovunque tranne nella zona di Firenzuola, dove si osserva un generale spopolamento. L’economia fiorentina appare relativamente esposta alle filiere dell’export e degli investimenti rispetto al resto della Toscana e meno orientata a «servire» i consumi interni rispetto alla Toscana della Costa e quella meridionale.

Se questo è il quadro, quale sarà l’impatto del Pnrr sul territorio? Intanto, ecco quali sono i progetti più importanti beneficati dai soldi europei. In primo piano, il sistema tramviario per 750 milioni, seguito dal servizio idrico integrato per 2 miliardi (più 500 milioni di fondi residui tariffari); trasporti e infrastrutture per 620 milioni di cui pochi su Firenze; rischio idrogeologico: 500 milioni; bonifica aree crisi complessa (Livorno e Piombino): 280 milioni; edilizia scolastica: 900 milioni; sanità: 1,2 miliardi. Stringendo il campo al Comune di Firenze, emergono gli 85 milioni per lo stadioArtemio Franchi, i soldi per il “Rinascimento Innovativo”; interventi su tramvia, tram-treno verso Prato, Hub mobilità; ripopolazione del centro storico. Puntualizza l’analisi a cura di Roberto Errico del Fisac Lab nazionale: all’aumento degli investimenti, corrisponde una spesa corrente che resta al palo, anche in Toscana e a Firenze. Segnalato il rischio cattedrali nel deserto in assenza di nuovi fondi, mentre il riequilibrio nella spesa pubblica corrente va fatto con somma prudenza.

Il convegno ha visto gli interventi di Mirko Lami (segreteria Cgil Toscana), Giulia Mugnai (sindaco di Figline Incisa), Alessio Falorni (Sindaco Castelfiorentino), Davide Baroncelli (sindaco Barberino Tavarnelle), Paolo Omoboni (sindaco Borgo San Lorenzo), Federico Gianassi (assessore attività produttive Comune di Firenze). Ha coordinato i lavori Elena Aiazzi (segreteria Cgil Firenze).

Tira le fila nel suo intervento conclusivo Paola Galgani: “Il quadro che emerge dai dati economici per alcuni versi ci preoccupa, per altri ci fa capire che ci sono margini per una ripartenza, ripartenza che non deve significare che si torna a fare ciò che si faceva prima della pandemia.  Urge guardare a tre cose: occupazione e qualità dell’occupazione; valorizzazione delle attività che servono ai cittadini come servizi, infrastrutture, digitalizzazione, sanità; esigenza di tenere insieme il territorio”.

“Abbiamo nella Città Metropolitana dei territori molto diversi tra loro, dal punto di vista della manifattura ma non solo. Serve uno sviluppo omogeneo, non bisogna lasciare nessuno indietro, non devono esserci periferie, conta Firenze ma devono contare anche le altre zone della Città Metropolitana. Per questo chiediamo alle istituzioni di costruire una cabina di regia per concordare l’uso dei fondi pubblici, privati e del Pnrr: occorre una grande partecipazione dei territori e delle parti sociali. Le istituzioni non siano arbitri ma giocatori, dimostrino segno politico. Serve un nuovo modello di sviluppo, più ruolo del pubblico a scapito del mercato”.

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