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Ripartono da Firenze i Protestanti Europei Cronaca

Friedrich Weber, Vescovo Luterano tedesco del Braunschweig, delegato della Chiesa evangelica in Germania (EKD) è stato eletto ieri a Firenze nuovo presidente della Comunione di Chiese Protestanti in Europa (CCPE), votato dai 250 delegati di 106 Chiese Protestanti, di 30 paesi europei e del Sudamerica, con 50 milioni di fedeli, che per 7 giorni si sono radunati, per la prima volta in Italia, in Assise a Firenze, presso il Convitto della Calza. Il nuovo Consiglio della CCPE è composto da 13 rappresentanti di Chiese Riformate, Luterane, Unite e Metodiste. Il Vescovo Weber, che ha alle spalle una lunga esperienza di dialogo ecumenico con la Chiesa Cattolica e con la Chiesa d'Inghilterra, sarà anche il capo delegazione della CCPE nei colloqui con il Pontifico Consiglio per l'Unità dei Cristiani che prenderà il via a partire da febbraio 2013. “Il mio percorso di uomo di chiesa è espressione della stessa Concordia di Leuenberg”, ha dichiarato a caldo Weber dopo la sua elezione, illustrando come le sue origini siano in realtà riformate. “Sin dalla sua fondazione ho trovato in questa Comunione di Chiese un modello convincente dell'essere cristiano”, ha aggiunto. Nel Presidium sono stati anche eletti il pastore riformato Gottfried Locher, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Svizzera (FCES), e Klara Tarr Cselovszky, responsabile per il Dipartimento degli Affari Ecumenici ed Esteri della Chiesa Evangelica Luterana d'Ungheria. Il Vescovo Luterano Austriaco Michael Bünker è stato riconfermato dal Consiglio alla carica di segretario generale della CCPE.

Il nuovo  Presidium si troverà nei prossimi anni a recepire le numerose indicazioni giunte dai lavori assembleari di questi sette giorni fiorentini, tra cui, prioritariamente, quelle riguardanti le celebrazioni della Riforma protestante del 2017. L'appuntamento, ritenuto di grande importanza per dare nuovi impulsi alla vita delle chiese che si trovano ad operare in società sempre più secolarizzate, è visto come una formidabile occasione per affermare la “cattolicità del protestantesimo” in Europa e nel mondo, ma anche per annunciare la “gioia del Vangelo”, come sottolineato da Locher, neoeletto membro del Presidium.

Ieri  l'Assemblea ha anche approvato la Convenzione con la Conferenza delle Chiese Protestanti dei paesi latini d'Europa (CEPPLE), presentata dal suo presidente, il teologo valdese Ermanno Genre, che ha enfatizzato l'importanza di tale accordo di parternariato. “Un'opportunità – ha detto Genre – non solo per valorizzare l'apporto delle chiese protestanti del Sud dell'Europa, ma anche per mettere in rete quelle chiese della CEPPLE che non fanno parte della Concordia di Leuenberg, come per esempio l'Unione Battista Italiana”. Soddisfazione per questo accordo “foriero di sviluppi”, è stata espressa dal pastore svizzero Locher.

L'Assemblea ha anche recepito un documento sulla giustizia sociale dal titolo “Stand Up for Justice”, elaborato dal gruppo di lavoro della CCPE sulle questioni etiche, il cui obbiettivo è tracciare un minimo denominatore comune delle prese di posizione etico sociali delle varie chiese. Il documento, facendo esplicito riferimento alla Charta Oecumenica, è anche una dichiarazione di intenti a favore dell'”impegno per un'Europa umana e sociale, affinché prevalgano i diritti umani ed i valori fondamentali della pace, della giustizia, della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà”.

Da Firenze i Protestanti Europei, con l'ultimo documento approvato – sulla crisi in Europa –  dicono con molta chiarezza che l'indebitamento a scapito delle generazioni future “non è etico”. “La fede cristiana si fonda sull'esperienza che la verità rende liberi per il futuro”, si legge nel lungo ed articolato documento che prende spunto dal versetto biblico di Giovanni 8:32. La CCPE pertanto incoraggia i leader del mondo della politica e dell'economia, ma anche gli stessi cittadini europei, a “guardare in faccia le verità scomode”, perché solo così sarà possibile “costruire una società che possa offrire un tasso maggiore di giustizia, solidarietà ed armonia”.

Per combattere la crisi bisogna quindi andare alla radice delle sue cause. E, lanciando un appello all'onesta e all'integrità, la CCPE mette l'accento in particolare su 6 punti: contro l'egemonia dei mercati finanziari è necessario rafforzare le procedure democratiche, ritenute un assoluto prerequisito dei buoni rapporti di vicinato e della pacifica cooperazione in Europa; la crisi non si combatte con le sole politiche del rigore ma anche contrastandone efficacemente le conseguenze sociali; al fine di meglio distribuire il fardello della crisi è necessario sviluppare delle politiche eque di imposizione fiscale, ma non senza combattere anche l'evasione fiscale; è ritenuta di importanza cruciale la regolamentazione del settore bancario e finanziario, nonché l'introduzione di una tassa per le transazioni finanziarie; è necessario sostenere con forza il processo di integrazione europea contro i venti nefasti del nazionalismo e del populismo; bisogna riconsiderare il modello economico prevalente (che vede solo nella crescita economica la prosperità e il benessere), a favore di economie sostenibili le quali, invece di distruggere, preservino la Creazione.

Consapevole del fatto che naturalmente non ci sono risposte facili alla crisi, la CCPE crede che la stabilità dell'integrazione europea riposi sul valore della solidarietà e del mutuo soccorso. Infatti: “Le Chiese Protestanti in Europa si sono impegnate nella 'Concordia di Leuenberg' ad operare per la giustizia sulla terra e a promuovere i rapporti pacifici tra gli individui e tra le nazioni”.

“Ritengo essenziale – ha detto il neo eletto Presidente – la discussione e la riflessione sulla situazione politica ed economica in Europa che dobbiamo però affrontare non solo dal punto di vista del mercato. Non è solo importante sapere cosa succede se fallisce una banca, è invece ancor più importante riflettere a fondo sulle conseguenze della crisi per le persone, le persone povere, in difficoltà, che non sanno vedere il loro futuro – i giovani, in particolare. Nelle nostre Chiese in tutta Europa arrivano ogni giorno uomini e donne che hanno domande, problemi, bisogni e noi siamo chiamati a trovare delle risposte e a immaginare percorsi di speranza che saranno tanto più credibili ed efficaci se metteranno al centro le persone stesse che le pongono. Io credo che il futuro del nostro continente non sia solo oscuro: c’è speranza per l’Europa a patto che ad essere messe al centro siano le persone”.

Sul suo ruolo come Presidente ha le idee chiare: “In Germania sono da 11 anni vescovo della Chiesa evangelica luterana del Braunschweig. In tutto questo tempo la mia funzione è stata quella di ascoltare e mettere in contatto persone e idee diverse, creare luoghi di discussione e di incontro per dialogare tra persone che intendono costruire insieme il futuro con fiducia e speranza. Questa esperienza è quella che intendo portare con me nel mio nuovo ruolo di presidente di una comunione di chiese che hanno caratteristiche e particolarità specifiche: l’idea cioè è quella di mettere insieme le esperienze di Chiese evangeliche che vivono nei paesi nati dall’ex Unione sovietica con quelle dei paesi mediterranei o con quelle dei paesi dove il protestantesimo è maggioranza come in Scozia o Scandinavia. Descriverei così il mio compito: far in modo che le chiese mettano in comune le loro esperienze per immaginare insieme il futuro nella condivisione delle parole dell’Evangelo di Gesù Cristo”.

Sul ruolo dei Protestanti in Europa ritiene che “la principale caratteristica di queste Chiese, tra cui quelle italiane, è di essere nei loro paesi una minoranza. Vivere come minoranza può significare essere come del sale in una buona minestra: un pizzico, una piccola quantità, che però dà sapore all’intera pietanza. In Germania o in Scandinavia le Chiese Protestanti rappresentano una parte ragguardevole della popolazione. Tuttavia, in un’Europa sempre più secolarizzata anche quelle chiese possono trovarsi ad essere minoranza e quindi possono avere molto da imparare da chiese che da secoli sono minoranza, ma non per questo hanno rinunciato a portare la loro testimonianza evangelica. Da questi 7 giorni fiorentini ripartiamo con questo messaggio: l’Europa e gli europei hanno un futuro solo se sapranno rimanere insieme con tutte le loro diversità. Cedere alle divisioni significa rinunciare al futuro. Invece, verso il futuro si cammina insieme. E in questo cammino la fede cristiana che è speranza, amore, richiesta di giustizia, continua ad avere un ruolo ed una responsabilità importante”.

 L'Assemblea  si concluderà nella tarda mattinata di oggi con un culto multilingue officiato dal neo eletto Presidente, il Vescovo Weber.

Nella foto Friedrich Weber, Vescovo Luterano tedesco, Delegato della Chiesa Evangelica in Germania eletto ieri a Firenze nuovo Presidente della Comunione di Chiese Protestanti in Europa

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