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Mezzo milione di toscani a rischio idrogeologico Ambiente

I dati allarmanti sulla salute del territorio toscano e l'incolumità dei cittadini sono stati raccolti in #DissestoItalia – Focus Toscana, una grande inchiesta multimediale targata Next New Media che si occupa della salute del territorio italiano. L'alleanza da cui è scaturita l'inchiesta è stata stretta fra  Ance, Architetti, Geologi e Legambiente. I risultati, presentati oggi a Firenze, hanno di mira l’obiettivo di chiarire con riscontri oggettivi cause e dimensioni del fenomeno, ma anche di mettere insieme proposte  e soluzioni concrete e condivise. Così, la task force  costituita da imprenditori, professionisti e ambientalisti ha deciso di “forzare” la mano per sensibilizzare politica, istituzioni e opinione pubblica.

Il tema è fondamentale per vari motivi, come spiegano gli organizzatori: da un lato, è importante lo sviluppo di una reazione in Toscana, regione dinamica e vitale sotto vari profili ma estremamente fragile dal punto di vista territoriale, dall'altro perché la manutenzione del territorio è la priorità assoluta, sia per mettere in sicurezza i cittadini che per creare occupazione e crescita economica.

Fra le proposte, "Velocizzare le procedure di spesa, per poter attuare in tempi brevi quegli interventi preventivi e necessari a mantenere il territorio prima che si rendano indispensabili interventi emergenziali molto più costosirilancia Vincenzo Di Nardo, vicepresidente Ancea quattro anni dal varo del Programma nazionale straordinario di mitigazione del rischio idrogeologico, da oltre 2 miliardi di euro, solo il 22% del valore degli interventi si è tradotto in cantieri. In Toscana i risultati sono migliori, con circa un terzo dei cantieri aperti. Per superare le criticità, l’Ance ha chiesto più certezza nelle risorse e un maggiore coordinamento nazionale per superare la frammentazione delle competenze. Condizioni queste che il nuovo Governo, fin dal suo insediamento, ha indicato come prioritarie. La costituzione di una struttura di missione, che dovrà favorire l’attuazione in tempi rapidi dei progetti già finanziati, va nella giusta direzione per avviare un grande piano di messa in sicurezza del territorio italiano".

Dell'urgenza di appronare in tempi brevissimi un piano straordinario per la manutenzione del territorio si fa portavoce Alessandro Jaff, presidente dell'Ordine provinciale degli Architetti di Firenze, piano che consenta di mettere in sicurezza la popolazione e il patrimonio immobiliare – puntualizza – per questo, rivolgiamo un appello alle istituzioni a tutti i livelli. Non si può più aspettare. Altra questione da affrontare in tempi brevi è l’adeguamento, fino ad arrivare alla ricollocazione, degli immobili già situati in aree ad alta pericolosità idrogeologica, che le amministrazioni locali e regionali dovrebbero incentivare con strumenti urbanistici adeguati e meccanismi di premialità. Tra le priorità delle istituzioni infine non dovrebbe mancare il sostegno all’attività agricola, prezioso presidio del territorio. Ma soprattutto è necessaria una definitiva presa di conoscenza del fatto che sono il nostro comportamento e il modo in cui gestiamo il territorio a determinare il grado di sicurezza del nostro habitat. Dunque è necessaria la massima attenzione agli aspetti idrogeologici e il definitivo abbandono della logica del condono. È questo un punto che diamo spesso per acquisito e per scontato, ma su cui non possiamo abbassare la guardia".

Pensiamoci primaincalza Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscanaquesto è il senso del convegno di oggi. E’ inutile e soprattutto indegno piangere lacrime di coccodrillo dopo, quando si è ormai nella catastrofe. La crisi climatica, che ha reso purtroppo frequenti le calamità in campo idrogeologico, c’impone una svolta epocale nella pianificazione e nella salvaguardia del territorio. Basta col consumo di suolo rurale. Basta con l’urbanizzazione delle aree di pertinenza fluviale. Basta con la cattiva urbanistica! Occorre delocalizzare tutte quelle costruzioni in area ad alta pericolosità, che sono ancora una minaccia per le popolazioni insediate. Di più: dobbiamo rendere cogenti e conosciuti dai cittadini, i Piani di Emergenza dei Comuni, per arrivare ad una convivenza razionale col rischio da dissesto. Non è possibile perdere altro tempo, di fronte a quella che si potrebbe configurare come la più grande opera pubblica di cui ha davvero bisogno il nostro Paese!".

"Un secolo di stravolgimenti sociali, economici e culturali ci ha portato a trascurate la manutenzione ordinaria ed il rispetto delle caratteristiche del territorio fisico, e ed ha prodotto innumerevoli situazioni a rischioricorda Maria Teresa Fagioli, presidente dell’Ordine dei Geologi della Toscanaci vuole il coraggio di valutare il rapporto costi-benefici della messa in sicurezza, e quanto idrogeologicamente insostenibile va delocalizzato, partendo da scuole ed asili che mettono a rischio la sopravvivenza delle generazioni future. Le politiche di ripresa occupazionale devono partire da manutenzione e messa in sicurezza, non continuare a basarsi sulla ricorrente emergenza. I cittadini hanno il diritto di conoscere il rischio residuo ineliminabile cui sono sottoposti ed essere addestrati a gestirlo senza soccombervi. Dare avvio al rinascimento geologico, urbanistico, ambientale dell’Italia è l’unica alternativa allo sprofondare, culturalmente, economicamente, fisicamente nella melma”.

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