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Rischio povertà, anche il divorzio è un lusso da ricchi Società

Antonio ha circa trent'anni e fa il  muratore. Vive a Firenze, è separato da quasi due anni. Il primo anno dopo la separazione ha dormito per mesi in uno stabile occupato, poi un parente si è ricordato di lui e lo ha ospitato. Nel seminterrato. "Il lavoro? Non manca  – commenta – ma il vero problema è cominciato quando abbiamo deciso di separarci". Separazione, pur consensuale, ha significato per Antonio perdita della casa, e alimenti per i due figli e la moglie. "Ciò significa – conclude – che non posso pagare un affitto". E s'arrangia come può. La storia di Antonio è, secondo quanto emerso dai dati pubblicati dall'ultimo rapporto dell'Istat, esemplare. Esemplare come le storie di Anna, trentenne fiorentina impiegata presso una ditta, con stipendio di poco più di mille euro al mese, affitto e tre figli, separata. Se poi si perde il lavoro o la famiglia d'origine non c'è, la situazione diventa disperata. "Uno dei motivi più forti che impedisce a me e mio marito di separarci – racconta Tiziana, lavoretti saltuari, due figli piccoli, marito artigiano – è la mancanza di soldi. Avevamo già chiamato anche l'avvocato, poi ci siamo messi a tavolino e abbiamo fatto un po' di conti. E abbiamo scoperto che il divorzio non possiamo permettercelo". Soluzione? "Separati in casa – scherza, ma non tanto, Tiziana – e non siamo i soli, fra i nostri amici".

La separazione è un lusso? Non ci sono dubbi, stando non solo alle storie ordinarie che si raccolgono in proposito, ma anche ai dati emersi dall'ultima indagine Istat. Nero su bianco, la seprazione e il divorzio sono elementi di rischio in più   per  precipitare nella povertà. Colpevole, secondo l'Istat, il cambiamento radicale e spesso improvviso che colpisce la condizione famigliare dei soggetti e che si scarica con effetti devastanti sulla condizione economica. Le più esposte sono le donne, che a volte si ritrovano a dover riprendere o cominciare un lavoro precedente o nuovo. Infatti, il problema si aggancia almeno in parte, in Italia, all'altro grosso nodo dell'occupazione (o meglio della disoccupazione) femminile. Tant'è vero che, secondo le statistiche, una donna su quattro, nei primi due anni dopo la separazione, si trova a rischio povertà o "deprivazione".

Fra gli altri elementi dell'indagine, emerge anche che il livello di istruzione dei separati, sia legali che di fatto, è in media più alto rispetto al resto della popolazione. Ma, nonostante questo e il fatto che risiedano per lo più nelle zone più ricche del territorio nazionale, il rischio di cadere nella povertà per i separati aumenta: in generale, il tasso di rischio è del 20,1%, più alto sia rispetto al complesso della popolazione, 17,5%, sia, in particolare, rispetto ai coniiugati "stabili", 15,6%.

I dati sulle donne sono particolarmente inquietanti: il 24% delle separate è a rischio di povertà, il 24,4% di "deprivazione". Per gli uomini, la percentuale resta significativa, pur abbassandosi: rispettivamente, il 15,3% e il 17,5%.
Sulle donne, come accennato, pesa la mannia della casa e del lavoro: le difficoltà crescono per le donne che pagavano l'affitto, per quelle con abitazione in uso o susufrutto, per quelle senza occupazione o con occupazioni part-time. E se a due anni dalla separazione il 35 % circa di chi non lavorava ha trovato lavoro, tuttavia ciò non basta a metterle in sicurezza a livello economico: il 32% resta costretta a tirare la cinghia anche ferocemente, mentre il 26, 3% rimane a rischio di povertà.

L'unico salvagente e porto sicuro rimane la famiglia d'origine, quando c'è. Un aiuto che riguarda uomini e donne che, dopo la separazione, si rivolgono prioritariamente a genitori e parenti. Il 36% di coloro che lasciano il tetto coniugale tornano dai genitori, e il 19%, nel corso dei primi due anni, riceve aiuti economici dal nucleo familiare originario, sebbene questo non implichi l'annullamento del rischio povertà o deprivazione, che rimane alto. Un'altra variabile, infine, che pesa fortemente sull'aumento del rischio è la presenza di figli, soprattutto se minori. In tutto questo, la nota passabilmente positiva è che disagi e rischi tendono a diminuire col passare del tempo: il miglioramento comincia mediamente a due anni dalla separazione, e si intensifica con il trascorrere degli anni. A cinque anni dalla separazione, le donne a rischio povertà risultano essere pari al 30%, a dieci anni di riducono al 20%.

Foto: www.newsgiustizia.org

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