energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Risparmiatori e banche, chi prende, chi dà … e chi paga Economia, Opinion leader

Firenze – Non è molto ottimista, il dottor Efisio Pinna, il consulente finanziario d’impresa indipendente che con Stamptoscana ha intrapreso una disanima tecnica del gran bailamme che ha portato migliaia di risparmiatori a perdere i propri investimenti nelle ormai tristemente famose banche “salvate” dal governo. Il nostro esperto non ha molta fiducia nel fatto che i risparmiatori rivedranno i propri soldi, e in un botta e risposta spiega perché.

Dottor Pinna, come mai non ritiene probabile che i risparmiatori che hanno investito in azioni e obbligazioni subordinate delle 4 banche salvate dal decreto governativo rivedano i loro soldi?

“Si tratta di una questione in buona sostanza tecnica. Intanto, mettiamo sul tavolo il fatto che le banche che conoscevamo (nello specifico, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti)  sono state sostituite da nuovi istituti che non hanno niente, ma proprio niente a che fare con i vecchi istituti. Queste nuove società “non conoscono” i vecchi utenti, non hanno alcun legame con il passato, sono nate ex-novo e non sono legate a nulla che le riporti alle vecchie banche. Detto questo, che rimane del vecchio istituto? Tolta l’anima nuova e purificata, rimangono le bad bank (banche cattive). Ebbene, se il nuovo istituto “non conosce” i debiti del vecchio istituto, la “bad bank” mantiene non solo i debiti (nei confronti di correntisti e obbligazionisti), ma anche i crediti con cui dovrebbe far fronte ai propri impegni. Crediti che comunque, di fatto, sono quasi inesigibili (vale a dire, con tanti debitori nei confronti della banca incapaci di ripagare quel debito).

E dunque, qual è la situazione della bad bank?

“I debiti del vecchio istituto rimangono ovviamente intatti in capo alla bad bank. Tanto per esemplificare, se la stima del patrimonio di tutte e 4 le banche prima della crisi era di otto miliardi e mezzo, lo stesso è stato svalutato a un miliardo e mezzo.  Oltre i debiti, rimangano quei crediti “quasi” inesigibili di cui si parlava sopra, che rientrano nel novero degli Npl, vale a dire  non performing loans, in italiano prestiti non performanti. Si tratta, detto in modo tecnico, di crediti la cui riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza che per ammontare dell’esposizione. E tuttavia esistono società che si occupano proprio dell’acquito di questi pacchetti. Perché? Torniamo alle arance. Il venditore offre una cassetta a prezzo vantaggiosissimo (1 euro) piena di arance. Sopra metterà le migliori, sotto quelle quasi andate. Vende tutto così com’è. L’investitore compererà quella cassetta a prezzo stracciato, ben sapendo che sotto troverà anche arance non commestibili. Comunque, a conti fatti, le uniche tre arance “buone” saranno comunque valse la pena al prezzo corrisposto. Immaginiamo poi che è certo che le rivenda a un prezzo più alto e quindi trovi un proprio profitto. Col pacchetto di Npl la banca, mutatis mutandis, segue la stessa logica. La società che compera un pacchetto di questi crediti quasi inesigibili, se vogliamo fare un esempio con i numeri, paga fra i 5 e i 10mila euro in cambio di un valore nominale di 100mila. A questo punto, sarà importante rivendere a un prezzo più alto, e tutto ciò che incassa sarà guadagno. Infatti, sul mercato, esistono società professioniste nella gestione dei crediti deteriorati: in Italia esiste il gruppo Banca Ifis oppure società estere come Cerberus, Apollo, Fortress, Algebris Npl Found1, nata nel 2014 sotto l’egida di Davide Serra. Il guadagno di queste società è stimato fra il 15 e il 18%.

Ma quali vie di tutela allora può esperire un risparmiatore che ritiene di essere stato, ad esempio, indotto a compiere un investimento a rischio senza esserne stato informato correttamente?

“Il problema si pone a livello giuridico, e ritengo, proprio per le cose dette prima, che serva un seria riflessione sulla possibile scelta dell’arbitrato come strumento di soluzione delle controversie. Infatti, potrebbero emergere alcuni punti deboli.  Il più evidente è senz’altro quello per cui, non è pacifico se una volta che l’arbitro sia addivenuto a decisione, l’investitore possa o meno esperire la via giudiziaria. Sarà interessante capire se la decisione arbitrale spazzerà o meno la possibilità di ricorrere comunque al giudice. Insomma, potrebbe anche emergere un profilo di incostituzionalità.

Ma il sistema prevede altre forme di tutela?

“Senz’altro. Senza dimenticare che procedere attraverso arbitrato sulle decisioni di chi sarà risarcito e chi no scavalca il ruolo di Bankitalia e Consob, creando una confusione di attribuzioni e poteri su cui si è registrato anche l’allarme del presidente Mattarella, è necessario ricordare che esiste uno strumento deputato proprio a dirimere controversie e denunce precise nei rapporti fra utenti e banca di riferimento. Si chiama Abf, acronimo che sta per arbitro bancario finanziario. Si tratta di un organo formato da cinque componenti: tre scelti da Bankitalia, 1 designato dal consiglio nazionale dei consumatori e 1 designto dall’organismo rappresentativo degli intermediari.  A quest’organo possono rivolgersi gli utenti che ritengano di avere subito un trattamento scorretto dalla propria banca, dopo aver inoltrato alla stessa un reclamo. Se al reclòamo non si riceve risposta  entro 30 giorni o la risposta non soddisfa, ci si può rivolgere ad Abf pagando una somma pari a venti euro. La risposta anche in questa eventualità verrà data nel giro di sessanta giorni e, se Abf ritiene che il torto sia stato davvero operato dall’istituto di credito oggetto del reclamo, inviterà lo stesso a rifondere al ricorrente anche i venti euro del procedimento”.

Ma questo “responso” a cosa serve, se non venisse preso in considerazione dall’istituto di credito?

Le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice e sono pubbliche. Inoltre le decisioni dell’Abf sono prese in punto di fatto e non in punto di diritto. Nei casi in esame, è un mezzo molto ficcante,dal momento che valuta i comportamenti. Essendo un procedimento  “stragiudiziale” al cittadino rimane aperta anche la strada del procedimento giudiziario, che partirà comunque già con una decisione competente in merito alla controversia.  Preciso che se la decisione dell’Abf è ritenuta non soddisfacente, al giudice possono rivolgersi sia il cliente, che l’intermediario che entrambi”.

In buona sostanza, nell’ambito generale del rimborso ai risparmiatori, cosa si teme?

“Il meccanismo è questo: il rischio di rimborsare l’obbligazionista di una delle banche è quello di creare un pericoloso precedente, nel senso che chiunque decida di investire in capitali di rischio sarebbe tentato di farlo a cuor leggero,  “tanto qualcuno paga”, se andasse male”.

Vero, ma nella fattispecie il discrimen sarebbe quello della truffa, vale a dire, se si dimostra che il risparmiatore è stato truffato ….

“Benissimo, ma la truffa è una fattispecie ben precisa del nostro codice, e per farla emergere è necessario provarla e individuare i responsabili. In altre parole si tratta di indagine vera e propria, che deve essere svolta dagli organi competenti, giudiziari. In questo modo rimane illesa la tutela, prevista dalla costituzione, della vittima e dell’accusato. Non è questo il compito dell’arbitrato. Dunque, ricapitolando: se passa il principio che il capitale di rischio viene rimborsato, tutti coloro che hanno perso soldi “tenteranno” di far valere una incompleta o truffaldina informazione per ottenere il rimborso. Possiamo tentare di introdurre dei limiti, quali la cultura, la ricchezza, la famigliarità con le banche … ma tutto questo rischia di essere vano, se dovremo andare a provare la truffa. E la truffa, da fattispecie giuridica, deve essere provata con un’indagine giudiziaria. Chiediamoci allora: l’arbitrato è davvero lo strumento adatto per gestire questa spinosa questione? Mi chiedo e chiedo, guardando al passato: e i bond argentini, i bond Cirio, quelli Parmalat, come mai non sono state fatte operazioni simili a favore di quei risparmiatori, accettato il fatto che molti furono, anche in quelle occasioni, invogliati a investire tramite informazioni che poi si rivelarono perlomeno insufficienti a renderli edotti del rischio? ..”.

Allora, se c’è, di chi è la responsabilità?

“Di tutti coloro che hanno proposto la vendita/l’acquisto di questi titoli. Senza nasconderci che le responsabilità sono molte, diversificate, allargate ma anche individuabili. Ne’ ci si può trincerare dietro alla frase: “Questi erano gli ordini”.

Nella serie delle possibilità che qualcuno paghi, cosa rimane?

“La terza ipotesi, che purtroppo ritengo si stia percorrendo. Si sta assistendo infatti a una forte spinta da parte della politica verso proposte di legge che mirano alla creazione di un fondo di solidarietà.E’ lecito chiedere chi mette i soldi in questo fondo? Come mai parte improvvisamente una campagna pubblicitaria massiccia che invita a mettere i risparmi in Cassa Depositi e Prestiti attraverso il Banco Posta? Cassa Depositi e Prestiti è anche il mezzo tramite cui si dovrebbero pagare i rimborsi ai risparmiatori. Ma lo scenario che si aprirebbe sarebbe del tutto contraddittorio”.

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »