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RItorno al Teatro di Rifredi per salutare Carlo, per l’ultima volta Opinion leader

Eppure eravamo lì a vederti sul palco! L’ultimo show Carlo! Non potevamo perderlo. Almeno io, non potevo perdermelo. Mi sono seduto nella piccola platea del teatro di Rifredi, nei posti dove con la mia amica Costanza ti ho ammirato nel “Falstaff”, o con Babbo e mio fratello ti ho rivisto in “Benvenuti in casa Gori”, e mi sono messo ad osservarti.

Per l’ultima volta. Da lì non sono riuscito a vederti benissimo Carlino, lo ammetto. Già te recitavi disteso, in quella cazzo di bara, tutto vestito elegante come nemmeno in un film ti avevo mai visto! E poi c’era un viavai di gente che saliva le scalette per arrivare al palco e si fermava davanti, a disturbarti mentre recitavi, sfiorandoti una mano, la fronte, accarezzando il bordo della bara, e poi stringendosi l’un l’altro e dandosi sonore pacche sulle spalle.

E tu li, fermo, piantato, disteso, agghindato, immobile… Ma che hai cambiato genere teatrale Carlo? Mi ha fatto specie vederti calmissimo quando in altre occasioni avresti iniziato a sbraitare, magari bestemmiare, gesticolare! Invece sei stato esemplare. Ancora una volta, per l’ultima volta…

E’ stato così strano anche vederti così elegante, Carlo! Vestito, camicia, cravatta, persino i calzini, i calzini Carlo! Per chi ti conosce, uno choc! Abituati a vederti in sandali, se non addirittura scalzo, camminare con incedere possente alle Cascine, i capelli al vento e la camicia aperta fino all’ultimo bottone, testa bassa e pedalare, ma sempre sorridente e disponibile con la tua gente, i tuoi amici, che ti salutavano, ti chiamavano, ti fermavano…

Quante volte l’ho fatto anch’io Carlo, mentre ero a correre alle Cascine… E sempre un saluto, due parole, una battuta… Riuscivi sempre a tirarmi su di morale, avevi sempre, volente o nolente, la parola giusta per far sorridere…

E anche ora c’è gente che ride eh. Tu vedessi sui social network quanti video, quante battute riprese da tutti! Lo so che sei all’ultima recita e ti pesa alzarti da quella bara, accendere un pc e rendertene conto… Ma tu vedessi! Oddio, tutti a ricordare le eresie, i moccoli, le volgarità.

Diamine Carlo, sei stato anche quello, soprattutto quello, certo. Ma sei stato un grande poeta! Sei stato un cantore! E questo non lo ricordano in tanti, soprattutto tra i più giovani. Ma se solo qualcuno, anziché cercare esclusivamente i video di “Berlinguer ti voglio bene” quando volevi trombarti l’Alida Valli, o quelli di Lucignolo in cui parti con 40 secondi di parolacce a ruota libera, si buttasse ad ascoltare “L’amore è come l’ellera”, o a sentirti decantare sonetti da Cecco Angiolieri ad Altamante Logli, uno che come colpa ha avuto quella di nascere a Pistoia e trasferirsi a Scandicci nel ‘900 invece che nascere 700 anni prima ed essere poi nominato sui libri di scuola, capirebbe che in quella bara ora sta recitando un poeta, divino per giunta, non solo un attore di commedia.

Come sei bello Carlo, anche nell’ultima uscita a teatro… E nella foto che ti hanno messo ai piedi poi, bellissimo! Sorridente, il barbone incolto, la canottiera bianca… Come ti conosciamo tutti.

Come ti conoscevamo tutti. Ora invece in quella bara, per quanto perfetto nella recitazione, non mi fai ridere Carlo. Anzi, m’è scesa ma una lacrima sai…

 

Ma che rimani lì? Ne hai per molto? Ah, ho capito. Finalmente, purtroppo, ho capito… Allora guardiamo il lato positivo: puoi incontrare Dio! E’ dal ’77 che lo dici, che vorresti incontrarlo, che vorresti metterlo in difficoltà! “Se m’incontrava me, ll’era in difficoltà!” dicevi, ce lo ricordiamo tutti, perché tutti ti abbiamo adorato in “Berlinguer ti voglio bene”, e tutti ce lo ricordiamo.…

E allora mettilo in difficoltà, basta poco. Basta tu gli chieda perché ti ha portato via ora, 70 anni appena e l’ultimo, anzi scusa, il penultimo spettacolo nemmeno un mese fa. Non poteva aspettare un pochino??? Mettilo in difficoltà, senti che ti dice

 

Io intanto dal teatro sono uscito, tanto da quella bara, purtroppo, ‘un tu sorti… Fuori c’è dei nuvoloni che fanno spavento, tra poco verrà giù il diluvio…

Qui però ho un lampo Carlo… Ti ricordi quando ci si vide fuori da teatro dopo il Falstaff? Teatro di Rifredi, proprio qui, 6 gennaio 2010. Pioveva a dirotto. Io e la mia amica Costanza parlavamo con te delle tue passeggiate alle Cascine, e ci dicesti “vo anche domattina, alle 8 son bell’e li!”… O Carlo, e se piove, ti si disse? “Tanto l’ombrello ce l’ho bello grande”, tu rispondesti. E ci facemmo una bella risata.

Ecco! Pensare a questo ora mi ha fatto fare una risata! Mitico Carlo, ci sei riuscito anche stavolta che sembrava impossibile…

Niccolò Bagnoli

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