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Ritorno delle pale d’altare nelle chiese, continua il dibattito Breaking news, Cultura

Firenze – Riportare le pale d’altare nelle chiese per le quali furono realizzate, un atto di coraggio da parte dei musei statali che nelle loro sale ospitano tali opere o che li detengono, ma senza averne la proprietà, nei loro depositi. L’idea è stata lanciata nei giorni scorsi dal Direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt e ha subito alimentato un dibattito con chi accoglie con favore questa proposta e altri che non la reputano attuabile. La cerimonia di apertura delle Gallerie degli Uffizi con la presenza sia del Direttore Schmidt che del cardinale arcivescovo Giuseppe Betori è stata anche l’occasione per ritornare su questo tema. “ Il dibattito ha preso inizio con le valutazioni del caso, a partire dalla sicurezza e da tutte le disposizioni di legge– ha commentato Eike Schmidt – Ha avuto la sua funzione e continuerà nelle prossime settimane. Intanto agli  Uffizi stiamo pensando a una mostra, da tenersi tra un anno o due, sulle opere della Chiesa presenti nei depositi e che non sono mai state viste, il materiale per farla c’è.

Non sono decisioni che si improvvisano – ha precisato il Cardinale Giuseppe Betori,- oltre ai criteri generali come la  sicurezza bisogna tener conto della contestualizzazione comunitaria. Ci sono centinaia di pale nei depositi, riportiamoli a vivere in un contesto religioso e culturale  adeguato. Ogni intervento va misurato perché non diventi un corpo estraneo religiosamente e culturalmente, bisogna riflettere per ogni situazione.

“ Armonia e consapevolezza tra tutti gli attori della città – ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella – si può riuscire solo tutti insieme e questa è la dimostrazione di questa sintonia . Non è una semplice riapertura, una vera rifondazione, una rinascita se siamo convinti che nulla potrà tornare come prima faremo tesoro di tutti gli aspetti gli aspetti della nostra vita. Firenze c’è, più forte che mai il desiderio di ripartire. 460 anni fa Cosimo de’ Medici riunì qui le sue collezioni e dette l’incarico a Vasari, le pietre di questo luogo vengono dal territorio, gli scalpellini dalla Valle della Mensola, i renaioli usati dal Granduca per prelevare la sabbia, il legname dall’Opera del Duomo, la manifattura dai territori circostanti. Non mi arrendo mai all’idea che ciò che è stato fatto in passato non si possa più fare e quei luoghi sono qui a ricordarcelo.”

La luce primordiale fu messa in uno scrigno e porzioni di essa vengono date al momento giusto – ha sottolineato il rabbino capo Gad Fernando Piperno- voglio pensare che questa luce ha illuminato per uscire. Noi tutti abbiamo bisogno dell’arte e degli artisti che hanno visto una luce diversa, una illuminazione della luce primordiale”.

Sono molto emozionata – ha detto Maria Vittoria Rimbotti presidente degli Amici degli Uffizi – rivivo il 1993, la strage di Via dei Georgofili, il senso di sgomento, il non conoscere il nemico, questo è successo allora  e adesso, la città ha reagito. C’era bisogno della nascita dell’associazione che mi fu chiesta dall’allora direttrice Anna Petrioli Tofani. Durante la chiusura si è lavorato intensamente nel museo, teniamo  il museo aperto, base e cultura per i cittadini”.

“ Il 1993 è stato l’anno in cui per la prima volta si è tenuta la preghiera interreligiosa, dopo l’attentato. – ha precisato l’imam Izzedin Elzir – Dio ama la bellezza, riaprire gli Uffizi, ridare la vita andando oltre le nostre paure, l’arte, la cultura sono la base della nostra civiltà, la rinascita della nostra città e civiltà”.

Prima della chiusura più di due milioni di persone l’hanno visitata ,  la galleria d’arte più importante del nostro territorio – ha sottolineato Eugenio Giani Vicepresidente della Regione Toscana –  è nata 460 anni fa quando Cosimo era diventato Granduca di Toscana  e 250 anni fa Pietro Leopoldo la volle Galleria d’Arte aperta al pubblico e la Sala della Niobe fu una delle prime iniziative per geocalizzare la galleria. Il miglior viatico per Firenze e la Toscana, un circolo virtuoso che si ripeterà nella storia. L’apertura degli Uffizi accompagnerà il rilancio della città e della regione Toscana

 

 

 

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