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Rivendicazioni e sfide dell’auditel Spettacoli

E’ ufficiale, i radical chic non sono più di  moda. E così tutti quelli che hanno sempre guardato la televisione, non disdegnando un po’ tutti i programmi, sono stati finalmente sdoganati.
Si potrà dire, senza timore di alzata di sopracciglia, che ci piace Dr. House, ma anche Grey’s anatomy, alcuni forse Un posto al sole o Centovetrine che se totalizzano milioni di ascoltatori e raggiungono ottimi share devono ben piacere a qualcuno. Forti del cambiamento di tendenza sarà lecito lasciarsi andare a giudizi più sinceri sulla noia che procurano alcuni dei talk show e dei programmi di approfondimento. 
Liberi sì, ma la noia è noia e l’intelligenza anche.  Sabato 3 marzo, con stato d’animo leggero avevamo visto, più o meno per dovere, Ballando con le stelle, pensando fosse l’ultima puntata di una stagione non certo brillante, né per gli ascolti né per le prove di ballo.
E invece, ad apertura della serata, ci ha sorpreso l’annuncio dato da una trionfante Milly Carlucci: la trasmissione, con il titolo alternativo di Ballando con te, sarebbe proseguita per altre quattro settimane. Un Ballando dei poveri, o forse dei poverissimi, come ha recentemente scritto Aldo Grasso, perché protagonisti sono stati ballerini dilettanti che si sono sfidati in un torneo articolato in quattro puntate. La sfida è stata come sempre su vari tipi di ballo con i concorrenti divisi in squadre capitanate da una coppia vip (sic!).
La causa di questa “propaggine” è intuibile: terminato il temibile concorrente Italia’s got talent che lo ha surclassato in indici di ascolto e share, Ballando ha cercato la rivincita, continuando a sopravvivere a se stesso. Tutto inutile: battuto, anche questa volta, ma da Amici di Maria De Filippi.
Dietro le quinte la vera guerra: prima i cinguettii di Giancarlo De Andreis, autore di Ballando, e di Ivan Zazzaroni che  hanno commentato su Twitter l’incremento di telespettatori verificatosi in due serate.
E’ nato poi anche il caso “ascoltopoli”, con una lettera aperta dello stesso De Andreis pubblicata su “Tvblog”. “Ballando con le stelle sta andando forte: ha un enorme gradimento, è sulla media di telespettatori dello scorso anno, che è addirittura superiore a quella della terza e della quarta edizione, ed ha una straordinaria raccolta pubblicitaria – ha scritto – Un successo ancor più grande se si considerano: la moltiplicazione dei canali, la forza dei competitor e il successo dei Cd (circa 60mila copie vendute in pochi giorni), che riconfermano Ballando un grande fenomeno di costume”.
L’intervento di De Andreis, è stata la classica “scintilla”: “Tvblog” ha fatto fuoco commissionando un’analisi qualitativa tra i due programmi che, in verità, ha offerto spunti interessanti: il pubblico del sabato sera vuole “commuoversi”, e non ha importanza se la commozione è costruita a tavolino e riguarda anziani, bambini o altro, vuole provare “simpatia”, come per il duo Annichiarico-Rodriguez, cerca l’alchimia e la complicità fra giudici, come nel caso del trio di Italia’s.
E’ risultato quindi chiaro cosa non ha funzionato in Ballando: conduzione monotona, giudici che lasciano perplessi (l’8 dato sabato scorso dalla Smith al Paso doble di Vieri-Titova: ma non si è visto che hanno inciampato due volte?), e protagonisti con poco appeal.
Nella polemica è entrato anche il settimanale “Di più”, di cui è direttore Sandro Mayer commentatore a bordo campo in Ballando, che ha commissionato un sondaggio all’Istituto Lorien in cui si parla di pubblico equamente diviso fra i due competitors Italia’s e Ballando. Il sondaggio mette anche in discussione il grosso divario in termini di Auditel dei due programmi e riduce l’importanza della differenza di share: 30,3 per cento il primo e 28,5 il secondo. 

carlucci_thumb.jpgA far da arbitro Giancarlo Leone, direttore dell’intrattenimento Rai ma anche consigliere dell’Auditel, che in un’intervista a “Il giornale”, prendendo spunto dalla “guerra” in corso ha detto che “lo share non è l’indice giusto del successo di uno show televisivo, meglio fare riferimento solo al numero medio di telespettatori, evitando così anche la gara a dilatare i tempi degli show tv che, anzi, dovrebbero concludersi entro le 22,30-23, magari con un patto in materia tra le aziende televisive”.
Eppure le due trasmissioni hanno dilatato a dismisura i loro tempi, per approfittare della salita dello share legata non ad un incremento degli spettatori ma al contrario, vista l’ora tarda, alla loro diminuzione, con conseguente maggior peso percentuale di quanti seguivano l’uno o l’altro programma.
La proposta di Leone è stata "di tener conto per valutare il successo o meno di uno show soltanto del numero medio di spettatori. Che, attenzione, non significa chiedere all'Auditel di abolire lo share, tra l'atro nato per motivi pubblicitari. Ma semplicemente cambiare le modalità di comunicazione esterne all'azienda, in particolare ai media che alimentano la competizione, dando priorità a quel dato". 
Pace di Westfalia? Congresso di Vienna? Nemmeno a parlarne: i soldi della pubblicità esigono che vi sia un vincitore ed uno solo. Speriamo che questa guerra, per fortuna solo mediatica, non sia causa della nostra noia fino alla fine dei tempi.
E quali conseguenze avrà il De Filippi pensiero sintetizzato nella seguente affermazione? “Mi comporto semplicemente da telespettatrice e non da produttrice. Se una cosa mi piace mi emoziono e mi lascio andare, se mi va di ridere rido. Sono come una persona qualsiasi davanti alla tv. La semplicità e la sincerità pagano sempre”. A cui è seguito il commento di Maurizio Costanzo (Rai) “Il format funziona ma il pubblico si è stufato delle stelle”
Che l’unico vero spettacolo non siano i centurioni del Colosseo che non danno fastidio a nessuno e costano poco?

 

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