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Rivoluzione nella sanità, ecco cosa cambia Cronaca

Risparmio ed efficienza. Sono queste le parole d’ordine Regione Toscana per quanto riguarda il delicato settore della sanità. Proprio ieri la giunta regionale ha dato il disco verde alla delibera che approva le “Linee di indirizzo alle aziende sanitarie ed alle Aree Vaste per il riordino del sistema sanitario regionale. Un lavoro che ha impegnato in questi ultimi mesi l’assessorato al Diritto alla salute nel ridisegnare l’organizzazione del sistema sanitario toscano, dai servizi sul territorio agli ospedali, dall’emergenza urgenza, ai laboratori di analisi, ai servizi della prevenzione.
Insomma si cambia. E lo si fa tenendo fermi i principi di qualità ed equità. Di fronte alla forte riduzione delle risorse, l’obiettivo è quello di eliminare ogni spreco tenendo ferma la barra sull’efficienza del servizio.
Ecco allora che il principio ispiratore diventa quello della territorialità e della prevenzione. In pratica i servizi vengono portati più vicino ai cittadini, attraverso i medici di famiglia e la costituzione di aggregazioni di specialisti, riducendo l’ospedalizzazione ai casi effettivamente necessari e soprattutto tagliando le analisi superflue. In questo quadro anche i servizi di emergenza urgenza cambiano prevedendo la riduzione delle centrali operative del 118 dalle 12 attuali a tre di area vasta.

IL TERRITORIO – La popolazione invecchia, le malattie croniche aumentano, e le risposte non possono che venire da un rafforzamento dell’assistenza sul territorio. E dunque la delibera di riorganizzazione del sistema sanitario regionale assegna un ruolo chiave ai medici di famiglia. Assumerà sempre maggior rilievo il ruolo del Medico di Comunità, quale responsabile della promozione e del mantenimento dell’integrazione tra tutti i professionisti. Determinante individuare e potenziare tutte le modalità assistenziali extra-ospedaliere per quei pazienti che oggi accedono impropriamente all’ospedale per acuti. Insomma è la sanità che deve andare incontro al paziente. “Il modello di presidio territoriale che possa ospitare i professionisti in forma integrata e nel quale possa svilupparsi appieno la sanità di iniziativa – spiega la Regione – si identifica con le forme di UCCP/Casa della Salute/Distretto socio sanitario integrato”. Nella delibera, si prevede di potenziare l’ADI (assistenza domiciliare integrata) del 10% e la distribuzione diretta dei farmaci del 20%. Di ridurre la prescrizione di diagnostica per immagini del 5%. E di estendere la sanità di iniziativa all’80% della popolazione.

DEOSPEDALIZZAZIONE – Speculare al potenziamento dell’assistenza sul territorio è la riorganizzazione della rete ospedaliera. L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza di funzionamento degli ospedali toscani e aumentarne l’appropriatezza di utilizzo. Insomma, in ospedale quando è necessario, nel posto giusto e per il tempo necessario, con qualià presente ovunque. Tra le soluzioni indicate nella delibera di riorganizzazione: segmentare il bisogno chirurgico garantendo un utilizzo migliore delle sale operatorie e dei reparti di degenza; realizzare focused hospital specializzati sulla media complessità; migliorare l’organizzazione degli ospedali, aggiornando e potenziando i modelli per intensità di cura.

Il tasso di occupazione dei posti letto, nelle linee guida della Regione, dovrà essere uguale o superiore all’85% (attualmente è molto diversificato da un presidio all’altro). Il parametro dei posti letto dovrà essere ridotto dagli attuali 3,7 per 1.000 abitanti a 3,15 (inclusa riabilitazione e lungodegenza). “Anche il tasso di ospedalizzazione – spiega la Regione – dovrà ridursi dagli attuali 139 ricoveri per 1.000 abitanti, allineandosi all’obiettivo di 120 ricoveri per 1.000 abitanti.  Per quanto riguarda i punti nascita, come previsto dalla legge nazionale, i parti dovranno concentrarsi in strutture dove si effettuano almeno 500 parti l’anno (salvo eccezioni in base alla collocazione geografica, in particolare l’insularità, per cui verranno adottate particolari soluzioni organizzative); rimane l’obiettivo nazionale dei 1.000 parti l’anno dal 2014, obiettivo per il quale sono allo studio soluzioni che ne permetteranno il raggiungimento, nel rispetto delle esigenze locali”.  Per monitorare l’appropriatezza degli interventi verrà istituita una task force. Ciò che non dimostrerà di avere benefici per il paziente verrà tagliato.

ESAMI DI LABORATORIO E TEST– Per quanto riguarda la Medicina di laboratorio, il progetto di riorganizzazione dovrebbe permettere di conseguire vantaggi sul piano organizzativo ed economico, migliorare la qualità delle prestazioni, rendere omogenee le tecnologie e i processi di lavoro.
Il primo passo è il miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva: fare gli esami giusti e farli a chi ne ha davvero bisogno. Tra gli interventi, che porteranno a una riduzione degli esami, la definizione di un elenco di test inappropriati; un elenco di prestazioni obsolete; un elenco di esami “ridondanti” (ripetuti entro un tempo più breve di quello necessario); la possibilità di modificare “in progress” gli esami richiesti; la definizione di un Catalogo unico delle prestazioni di laboratorio.

Contemporaneamente, partirà la razionalizzazione della rete dei laboratori, verso un sistema di laboratori pubblici integrato su scala provinciale/aziendale e capace di assicurare al territorio un servizio più flessibile e di alta qualità. “Il ridisegno del sistema – sottolinea ancora la Regione – è una rete che bilanci il soddisfacimento dei bisogni assistenziali con l’eliminazione della duplicazione dei servizi, a partire da quelli ad alto investimento tecnologico”.

Quanto alla futura organizzazione del Sistema Trasfusionale, verrà mantenuta la capillarità della raccolta eseguita nei 40 Servizi trasfusionali e nelle 60 Unità di raccolta associative accreditate; verrà realizzata un’Officina Trasfusionale (OT) in ciascuna delle tre sedi di Area Vasta; gli esami di laboratorio di routine da eseguire sui donatori verranno accentrati in tre laboratori.  Le attività di laboratorio di Genetica Medica verranno centralizzate nei 4 Laboratori di riferimento delle Aziende Ospedaliero Universitarie: Careggi, Meyer, Pisa, Siena.

Grande importanza viene data inoltre alla prevenzione. La Toscana ha puntato molto in questi anni, sia sugli stili di vita che sugli screening a fini di diagnostica precoce che sulla sorveglianza di persone che hanno subìto un episodio di malattia e vengono sottoposte a controlli.


SERVIZIO 118 – L’emergenza urgenza rappresenta un capitolo fondamentale nel riordino del sistema sanitario regionale. La novità più rilevante sarà la Centrale unica 118 di Area Vasta: dalle attuali 12, una per ogni Asl, le centrali operative dell’emergenza urgenza passeranno a 3, una per ciascuna Area Vasta: Centro, Nord Ovest, Sud Est. Ma sarà riorganizzata anche l’intera rete territoriale dell’emergenza urgenza e sarà standardizzato il servizio regionale di elisoccorso, per una sua omogeneizzazione su tutto il territorio regionale, con il contributo fondamentale del volontariato, delle comunità locali, oltre che degli operatori.  Dal 1999, il servizio regionale di elisoccorso è parte integrante del sistema di emergenza urgenza: è strutturato in tre basi operative (Massa Carrara, Grosseto e Firenze), una in ogni Area Vasta.

“La sanità toscana – ha spiegato l’assessore Marroni illustrando gli indirizzi contenuti nella delibera – si trova a far fronte a una riduzione consistente di risorse, quando il bisogno socio-sanitario della popolazione tende ad aumentare. La sfida è generare più ‘valore’ per la popolazione con le risorse di cui disporremo. La customer care, l’attenzione e la cura per il cittadino, è uno dei nostri obiettivi primari. Sarà introdotto un nuovo approccio alla gestione delle risorse umane, così importanti nella gestione quotidiana della sanità e nel processo di riorganizzazione”.

Entro il 1° marzo 2013, le aziende sanitarie e le Aree vaste stipuleranno protocolli attuativi vincolanti con gli enti locali, le organizzazioni professionali e sindacali e le Università. Tutte le azioni previste dalla delibera saranno attuate con una tempistica molto serrata, in ambito di Regione, Area Vasta, Azienda. La maggior parte delle misure dovranno essere messe in atto entro 3 mesi, altre entro 6, altre ancora entro un anno. Una sola misura – l’unificazione dei sistemi informatici, di competenza di Regione ed Estav – prevede un tempo più lungo, 15 mesi.

La Regione investirà su questa riforma 42 milioni euro, destinando alle aziende sanitarie 20 milioni di euro. Un ulteriore fondo di 21.850.000 euro sarà distribuito a tutte le aziende sanitarie (Asl e AOU) in base ai risultati che otterranno in termini di appropropriatezza delle prestazioni.
“Queste cifre così consistenti – sottolinea l’assessore Marroni – sono un investimento che ci consente di realizzare questo piano di riorganizzazione, per risparmiare, certo, ma soprattutto per dare servizi migliori ai cittadini toscani”.

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