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Roberta Bruzzone a Prato: “Donne attente ai manipolatori affettivi” Cronaca, Società

Prato – Mettere la parola fine alla violenza di genere è sicuramente uno degli obiettivi più difficili da raggiungere anche perché c’è bisogno di un vero e proprio cambio di passo culturale  che deve cominciare sin dalla primissima infanzia attraverso l’educazione al rispetto dei ruoli all’interno della famiglia.

Infatti è proprio in quel nucleo affettivo che la personalità del bambino si forma: egli è come una spugna che assorbe sensazioni, sviluppa emozioni e comportamenti che poi si porterà dietro tutta la vita.

Per approfondire  gli aspetti in concomitanza con la giornata contro la violenza sulle donne a Prato è stata invitata dall’associazione Senza Veli sulla Lingua in collaborazione con il club Kiwanis il Comune e la Provincia la criminologa Roberta Bruzzone volto noto al grande pubblico televisivo e non solo.

Alla presenza del Questore di Prato Alessio Cesarèo e del maggiore dei Carabinieri Enrico Velucci e delle istituzioni cittadine il sindaco Matteo Biffoni ha sottolineato che “purtroppo si devono ancora fare di queste giornate perché i dati sulla violenza contro le donne non sono confortanti. E spero che in un futuro non troppo lontano si possa parlare di altro, perché sono in imbarazzo al pensiero che nel 2019 siamo costretti a discutere ancora  su temi del genere.»

Un messaggio quello di Roberta Bruzzone il cui testo «Io non ci sto più» (titolo originario poi cambiato «manuale di sopravvivenza affettiva») offre una serie di spunti di riflessioni sui manipolatori affettivi ovvero quelle persone che riescono attraverso un momento di fragilità ad entrare nelle vite degli altri distruggendole.

Il libro non è scritto in difesa della donne, perché per i manipolatori non c’è un copyright ed è stato formulato per dare delle risposte efficaci alle vittime di quest’ultimi, “con la speranza  che possa essere d’aiuto a chi vuole riprendersi la sua vita»

“Manipolatori non si nasce – afferma Roberta Bruzzone – si diventa e molto spesso questo dipende dalla figura materna disfunzionale. Una delle sue caratteristiche è l’egocentrismo anche se esso non sempre si palesa”.

E sulle relazioni malate messe da lui in piedi, “non ci sono solo quelle affettive ma anche quelle amicali o di lavoro in cui il narcisista manipolatore riesce a tessere una tela di attenzioni in cui far cadere la propria vittima.  Una sfilata di personalità disturbate: narcisista maligno, cover overt, seduttore, intimidatore che hanno un unico comune denominatore la ricerca di persone per nutrire il loro fragilissimo ego”.

Dunque l’aiuto per liberarsi da una personalità disturbata è quello che “quando ce ne accorgiamo è di fuggire a gambe levate: magari ne sentiremo la mancanza e piangeremo un paio di settimane ma così scarichiamo gli ormoni e poi vivremo sicuramente meglio!”

Perché piangere ogni tanto abbassa il livello di stress accumulato e se c’ è qualcuno che asciuga le nostre lacrime e magari ci stringe in un abbraccio avvertiremo subito un senso di sollievo. A meno che quel qualcuno non sia invece la causa stessa del nostro dolore. Allora  conviene allontanarlo e restituirgli il fazzoletto bagnato dalle nostre lacrime.

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