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Roberto Benigni: 20 anni d’amore per Dante e la sua lingua Opinion leader

Benigni nella sua accalorata e affettuosa orazione non ha rinnegato davanti al sindaco Matteo Renzi e alla folla numerosa, le sue origini e il suo impegno, quelli esplicitati in “Berlinguer, ti voglio bene”,  e proseguiti anni dopo nel fotografatissimo sollevamento tra le braccia  del leader del PC, e qui a Firenze ha sottolineato la parola onore, che oggi suona sporca (“onorevole sarà lei!”), la sacralità del lavoro che ci dona un’identità, e ha spiegato la scelta di rileggere i canti dell’ Inferno meno noti, dove Dante parla dei politici corrotti, dei ruffiani, dei seduttori, sodomiti, omosessuali, la simonia, “tutta roba incredibile, da medioevo”, ammiccando alla avvilente attualità.
Il Soprintendente Cristina Acidini, ha fatto a proposito di quanto ascoltato, alcune interessanti riflessioni, oltre che su questi contenuti, di cui condivide la rilevanza, anche su altri innegabili meriti di Benigni. “A Benigni va il merito di prendere costante ispirazione dalle sue radici toscane e ora anche fiorentine, e parlando in giro per il Paese e nel mondo, di Dante e di Firenze, manda la gente in estasi e rafforza il nostro prestigio. Gli va riconosciuto che nonostante il successo non ha mai perso il suo aspetto popolare e poetico.
Gli sono anche grata perché già dagli anni novanta ha sdoganato le battute per le quali siamo tanto citati noi toscani, ha fatto diventare linguaggio nazionale la vigorosa dialettica toscana, togliendo il primato al romanesco che allora imperava, veicolato dal cinema.
Infine, e non è certo ultima considerazione, va apprezzato il prezioso contributo che Benigni continua a dare risvegliando la voglia di rivisitare e rivivere Dante, cosa di cui devono essergli grati per primi i giovani, che mai hanno avuto prima lezioni tanto strepitose e così stimolanti”.

 

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