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Robot marini dominano il mare come il Nautilus di Verne Innovazione

Pisa – Mobilis in mobile. È il titolo che avrebbero potuto dare agli eventi legati ai “macchinari intelligenti” per la subacquea del Festival internazionale della robotica 2018 in corso a Pisa. Una sessione, interessantissima, sulle nuove metodologie per esplorare e lavorare nel mare.

Un esempio, riuscito, di incontro tra scienza e pubblico, organizzato da: Dipartimento dell’Ingegneria dell’Informazione, Università di Pisa, Centro E. Piaggio e ISMA (Integrated System for Marine Enviroment) all’interno del cartello del Festival. Robot marini che vedono la sinergia di 9 università italiane e la Marina Militare. Team, diversi, sapientemente orchestrati dal professor Caiti.

I Navicelli della Darsena Pisana hanno accolto, facendo da cornice, le prove di alcuni di questi robot. Che ovviamente hanno potuto solo offrire un effetto scenico. Visto il bassissimo fondale, era impossibile che ci trasmettessero ciò che Jules Verne descrisse, e immaginò, in Ventimila leghe sotto i mari con il viaggio del Nautilus. Il Glider è un Nautilus in miniatura, un “siluro” senza equipaggio, che può navigare nei mari per mesi, attualmente un suo modello è al largo delle acque tra Genova e Piombino, “nuotando” a circa 30 metri sotto il pelo dell’acqua.

Viaggia alla velocità di un nodo, è lungo pochi metri, è costruito da un’azienda statunitense, costa intorno ai 100mila dollari, è privo di elica e si muove grazie ad una vescica, che è riempita e svuotata. Il Glider ha la peculiarità, come spiega il dottor Ferri del CMRE (Centro per la ricerca e la sperimentazione marina della nato), di seguire una traiettoria a zigzag. Il veicolo, ad esempio, Fòlaga può scendere sino a 80metri di profondità, si “rompe” a 100. “Questi – disse il capitano Nemo indicandomi gli strumenti appesi alle pareti della sua cabina – sono gli apparecchi che servono alla navigazione del Nautilus.

Qui, come nel salone, li ho sempre sotto gli occhi ed essi mi forniscono tutti i dati utili alla navigazione. Alcuni vi sono certamente noti, come il termometro che segnala la temperatura interna del Nautilus, il barometro per la pressione dell’aria e che mi avverte dei cambiamenti atmosferici, l’igrometro che segnala l’umidità dell’atmosfera, lo “storm-glass” che mi avverte dell’arrivo delle tempeste, la bussola per la direzione, il sestante che rileva la latitudine, i cronometri per la longitudine, e infine i cannocchiali per il giorno e per la notte che adopero quando il Nautilus è in superficie”.

Il Glider ha tutto ciò e molto di più. È automaticamente, o autonomamente, in grado, una volta riemerso, di correggere la rotta per il segmento successivo. É il mezzo meno costoso per le rivelazioni marine e per verificare, monitorando, le situazioni ambientali. Raccoglie dati in tempi brevi. Può succedere che venga attaccato dagli squali bianchi, ma le cause per cui può andare perso sono altre. I rischi maggiori per questi veicoli sono: incastro nel fondale, danneggiamento di qualche componente, acqua nei sensori del vano centrale, surriscaldamento. E, sopratutto, acqua nelle batterie. “L’anima dei miei apparecchi meccanici è l’elettricità”, diceva il capitano Nemo. Robot elettrici immersi in acqua salata, “territorio ostile”, e vincolati alla durata della batteria. Che per tornare a comunicare pienamente con il mondo esterno, almeno per ora, necessitano di uscire in superficie e connettersi con le reti satellitari.

Nel lungo molo della darsena del quartiere di Porta a Mare si è “tuffato” anche FeelHippo, progetto che vede impegnata l’UNIFI, ovvero trattasi di robot modulare in grado di trasportare telecamere e sonar subacquei. Infine, nello stand allestito dal Sant’Anna di Pisa all’interno della zona portuale, erano presenti modelli di subcultron, i robot ad intelligenza collettiva. Nello specifico era possibile osservare e toccare gli aMussel, boe di campionamento, e i Fish, robot artificiale che ordinano e comunicano in mezzo alle acque. Mancavano solo gli aPad, le ninfe che fungono da piattaforme di appoggio per le altre due “specie”. Per salvare il mare, la ricerca è anche nella robotica. 

 

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