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Rodin e le danzatrici cambogiane Spettacoli

Grande idea quella di Luca Scarlini, appassionato giovane studioso delle arti del Novecento, alla cui ricerca si deve lo spettacolo di danza domani venerdì 7 al Cango, preceduto da una conferenza tenuta dal curatore stesso. Gli abbiamo chiesto di parlarcene. “Mi occupo da anni della danza tra Otto e Novecento, e della sua influenza sul lavoro di certi artisti e su questo ho fatto spettacoli in giro per l’Europa, ma anche a New York. Molto successo per esempio, ha avuto lo spettacolo dedicato alle Avanguardie espressioniste in Belgio, incentrato sull’arte di Ensor. Adesso a Firenze è la volta di Auguste Rodin, intanto che lavoro anche su Picasso”.  Al tempo delle Grandi Esposizioni tra fine ‘800 e inizio ‘900 giunsero in Europa le troupes di molti paesi orientali; in specie colpirono l’attenzione insieme alle forme molteplici della cultura indonesiana, le deliziose danzatrici khmer, che diffondevano il sapere antico della Cambogia nel mondo, ottenendo notevoli successi. “La Cambogia era divenuta colonia Francese nel 1904, e nel 1906 il re arrivò a Parigi con un gruppo di queste fanciulline giovanissime ma molto atletiche e cresciute alla danza con metodo rigoroso.
Lo scultore Auguste Rodin ne rimase ammaliato e volle trasferire l’impressione riportata dal movimento in una serie di disegni magnifici. Ne eseguì ben 360, oggi tuttora conservati nel museo che porta ilsuo nome. Rainer Marie Rilke, che era un collaboratore di Rodin, scrisse che i disegni delle danzatrici cambogiane erano l’apice della ricerca del movimento per il sommo scultore: il corpo dell’altrove, cioè quello esotico e nero delle fanciulle cambogiane, ebbe una forte suggestione sul lavoro dell’artista, e cambiò la sua visione della forma fisica e del suo movimento”. Alla conferenza farà seguito lo spettacolo Du liebst mich zu viel (Mi ami troppo), prodotto da GOUE e interpretato da Helen Cerina che fa parte della piattaforma Matilde, un progetto della regione Marche e Amat. Il tema è l’indagine sulla disconnessione, sul segno che rimane traducendosi in altro. Un’accusa di troppo amore. Come scrive la storica d’arte Lea Vergine: “In fondo [nel far arte] si insegue sempre l’ombra evanescente dell’amore, poiché l’arte questo è, un’ombra, un’eco dell’amore”. Di Cerina la critica ha scritto che “…non mette solo a nudo il suo respiro e la sua anima, ma anche tutto il suo corpo –in senso metaforico- facendoci ascoltare i suoi battiti, provenienti dall’urto con un microfono felpato che ricrea echi impressionanti. Suono, movimento e proiezione, dunque, come espressione di un’anima inquieta e alla ricerca del contatto con se stessa. (…). Helen ci vuole scuotere, farci risvegliare da un torpore; a volte con prepotenza, altre volte provocando in noi una sorta di insana curiosità”.
Helen Cerina è dedita alla disciplina coreografica intesa come la pratica di mettere in relazione elementi e indagare le relazioni stesse; il suo campo d’azione dalla danza sfocia anche in altre forme d’arte e attività. Biglietto unico per l’intera serata: 8 €.  Prenotazione Consigliata. INFO: CANGO Cantieri Goldonetta, via Santa Maria 23/25, Firenze. Tel. 055 2280525 / 2337681  –  cango@sienidanza.it  –  www.cango.fi.it


 

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