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Rodotà, perché no? Dibattito politico

Rodotà, perché no? Se resta questa la domanda di molti, dentro e fuori il Pd, in Toscana la formalizza Alba, con una nota: "Questa è la domanda al PD che monta insistente dai presidi nelle piazze, dalle sedi dove si ritrovano a protestare i suoi iscritti ed elettori, un'onda che cresce in contemporanea con la sempre più plateale “finale di partito” che sta andando in scena in Parlamento in queste ore – si legge – Ieri il primo atto col fallimento della candidatura Marini e del disegno di larghe intese salva Berlusconi, oggi il secondo con la caduta di quella Prodi. Una mossa cui anche SEL si è allineata in una corsa a dimostrarsi più realista del re addirittura marcando i propri voti, dentro quello che si è rivelato un gioco grottesco di fazioni contrapposte. Prodi il passato dell'antiberlusconismo di facciata e l'uomo che incarna una perenne subalternità all'austerità liberista europea ed agli interessi strategico militari USA: suo il sì all'ampliamento del Dal Molin. Ma neanche lui ce l'ha fatta, ed è un bene. Invece Rodotà ha guadagnato 50 voti in più. Domani ci sarà il terzo atto, che potrebbe non essere l'ultimo col riemergere di tentativi di larghe intese targate Amato o D'Alema". La nota conclude: "Stefano Rodotà è il candidato migliore, e non del Movimento Cinque Stelle né del PD o di altri, ma di quel campo largo dell'Italia democratica che nella primavera del 2011 con 27 milioni di voti vinceva i referendum per i beni comuni. Garante dei valori più profondi della Costituzione in quanto li anima di una costante riproposizione innovativa del diritto di avere diritti, della ricerca della giustizia sociale e del ripudio della guerra.Sostene re Stefano Rodotà è l'unica scelta che può aprire la speranza e la via di un cambiamento positivo, è la semplicità -che è difficile- ma possibile a farsi".

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