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Rossi alla Festa: prove tecniche di candidato alla segreteria del Pd Opinion leader, Politica

Firenze – Macché cautele, macché frasi di circostanza, ipotetiche o  condizionali. Quello che ha parlato ieri sera dal palco della Festa dell’Unità di Firenze alle Cascine è un Enrico Rossi ben determinato a correre per la segreteria del Pd al Congresso del 2017 e ora vi spiego perché.

In primo luogo, dietro la proposta di candidatura c’è un atto di volontà implacabile come quella teorizzata da Schopenhauer: “Mi ci provo fino in fondo,  gli ostacoli non mi spaventano, ma mi incentivano e prendo atto che rispetto alla mia ipotesi nessuno ha reagito in modo scandalizzato né ci sono state  reazioni negative di fronte a uno che si fa avanti anche in modo prematuro”.

In secondo luogo, è altrettanto chiara e distinta la strategia: “Oggi si vive una fase politica diversa e la candidatura deve nascere da un consenso dal basso, prima di tutto fra gli iscritti, i cittadini e gli elettori”. Bisogna dunque partire per il Nazareno con largo anticipo e con trasparenza perché consente di farsi conoscere, partecipando al dibattito politico nazionale e lui che “appartiene al paesaggio della Toscana come i cipressi, qualcosa ha il dovere di dirla”.

Per questo  lui non ha chiesto il parere né tanto meno il consenso di nessuno, “a questa età sono abbastanza maturo”, e comunque maturo è il partito “che ha superato forme di chiusura e selezionerà  il gruppo dei  dirigenti”. Se ha commesso un errore, ebbene questo è stato non averci provato quando lo ha fatto Renzi, quando cioè “era il momento di spiegare a una classe dirigente del partito che il loro ciclo si era concluso”.

In terzo luogo il governatore della Toscana ha già messo a punto un profilo che è assai più efficace della cosiddetta “sinistra dialogante” rappresentata dalle grafiche colorate dei giornali cartacei, perché si basa su alcuni valori “che valgono ancora oggi” nella vita democratica del partito: “Sono un uomo disciplinato e quando la maggioranza ha deciso, anche se non sono d’accordo voto con  lei salvo riproporre le mie opinioni se le circostanze lo richiedono”.

In poche parole non gli piace “una vecchia sinistra che si è un po’ rinsecchita come quella di D’Alema, una sinistra che gioca con l’idea della rivincita”.  Ma quella è una fase conclusa e il partito democratico deve stare unito. E via con le critiche all’Area Dem che ha sostenuto per due anni una politica, quella del Governo Monti,  che ha portato il paese in recessione al peggior livello di arretramento del Pil. Che attacca la legge sul Senato, quando la tradizione del Partito a partire da Enrico Berlinguer è sempre stata a favore del monocameralismo e che in modo del tutto incoerente vuole un Senato elettivo: “Perché noi si puzza? Il Senato fatto da consiglieri regionali non ha a che fare con la democrazia? Non è la tribuna nazionale dei territori?”

E poi, non ha alcun senso avere paura del “combinato disposto” fra legge istituzionale e legge elettorale come anticamera del presidenzialismo, perché la legge elettorale si può modificare quando si vuole essendo una legge ordinaria: e allora perché quegli stessi che la criticano non l’hanno cambiata nei due anni di Governo Monti?

Insomma se l’area dem l’avesse soddisfatto non avrebbe mai risposto “perché no” a chi gli chiedeva se pensava di correre per la segreteria nazionale: “Nessuno mi soddisfa e penso che bisogna sostenere  convintamente Renzi, bisogna valutare quello che fa con spirito equanime di sostegno perché è il leader del nostro partito”. E il partito deve essere unito.

Per esempio per quanto riguarda il Jobs Act e  l’abolito art. 18 che copriva il 7% dei nuovi contratti: c’è stato un arretramento dei diritti dei lavoratori, “ma andate a dire ai giovani precari che era meglio prima”. “Piuttosto è evidente che la sinistra ha perso la sua spinta e dobbiamo provare a ritrovarla”. L’abolizione di tasse è di sinistra purché sia selettiva e parta dalla riduzione del cuneo fiscale che è la misura giusta per diventare più competitivi riducendo il costo del lavoro.

Rossi in definitiva vuole presidiare i valori fondativi del partito democratico e per far questo invita a leggere “L’attesa della Povera Gente” di Giorgio La Pira (stella della formazione politica renziana) che può essere davvero una guida per affrontare il problema della povertà che l’emergenza dei  migranti ripropone a livelli altissimi”. La priorità per il governo è la lotta programmatica determinata alla disoccupazione e alla povertà anche attraverso forme di lavoro di pubblica utilità.

Ultimo punto. Cosa risponde a quelli che dicono che non può lasciare anticipatamente il posto di presidente della Toscana per non tradire gli elettori; “una critica che viene da Sel, proprio dal partito il cui segretario è stato per anni anche presidente della Puglia”

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