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Rossi attacca: “Imprenditori, tornate a investire” Cronaca

La parola che aveva dato noia era quella, padrone. E pensare che l'incontro con le lavoratrici dell'ex-Mabro del 5 giugno scorso era stato tutto incentrato su scambi anche duri, a cominciare dall'applauso ironico con cui le lavoratrici avevano accolto il governatore della Toscana Enrico Rossi e da un battibecco con un'operaia. Ma, poi, l'atmosfera si era un poco distesa, a seguito anche degli impegni precisi che si era assunto Rossi, fra i quali, fondamentale, quello dell'incontro come presidente della Regione con la proprietà, fissato, si apprende oggi, per il 15 giugno prossimo.

Ma la polemica era intanto diventata infuocata su un altro fronte e su un altro tema. Rispondendo alle lavoratrici, Rossi aveva usato il termine “padrone” per definire la proprietà. Apriti cielo. La reazione di Confindustria, ieri, era arrivata a circa 24 ore di distanza, ma era stata di fuoco.  ''Non ci piace, non ci appartiene e, soprattutto, non fa onore alla storia di coesione sociale che accomuna lavoratori e imprenditori toscani'', aveva detto il presidente di Confindustria Toscana, Pierfrancesco Pacini. Insomma, una “paroletta” di troppo, secondo il rappresentante degli industriali, che, a giudicare dal tono, li aveva anche offesi. Del resto, oggi Rossi replica senza nessuna intenzione di ritirare quel “padroni”, messo in un contesto che, anzi, viene semmai chiarito.

Del resto, come mai tutta questa suscettibilità per “una parola di uso comune?”, si chiede il presidente della Regione.  ''Anch'io sono padrone della mia casa e della mia automobile. C'è chi è padrone anche di un'azienda, dei mezzi di produzione o del capitale. Tanto è vero che qualcuno li chiama capitalisti. I quali, a loro volta, possono essere o no imprenditori e quindi partecipare, o no, al rischio aziendale. In quanto tali sono datori di lavoro. Comunque la si metta, piaccia o non piaccia, il significato non cambia''.
Insomma, tutto torna, secondo Rossi, che aveva lanciato accuse dure nei confronti dei “padroni” davanti alle lavoratrici della Mabro: da mesi senza stipendio e con una incertezza futura molto pesante per quanto riguarda il loro posto di lavoro.
Ma l'analisi di Rossi (e soprattutto “quella” parola) era sembrata “inopportuna” al presidente di Confindustria  Pacini, tanto da diffondere una nota: ''Considero l'uscita del presidente Rossi sugli imprenditori toscani, uno scatto d'ira inopportuno e mal indirizzato''.

Il presidente della Regione tuttavia precisa, a scanso di equivoci:Non si può però essere padroni delle persone. Essere padroni infatti non vuol dire farla da padroni, nel senso di mancare di rispetto, fare gli arroganti o non riconoscere ai lavoratori i loro diritti in quanto persone e prestatori della forza lavoro. Con i lavoratori ci devono essere rapporti contrattuali e i lavoratori devono essere pagati, come invece non è successo con le operaie della Mabro. In un’assemblea di operaie che da febbraio non ricevono più il salario, che non è proprio come partecipare ad un pranzo di gala, ho detto, con toni che riconosco forti, che gli imprenditori disponibili ad investire si possono ricercare, oltre che rivolgendosi alla Regione, anche presso le Associazioni industriali a cui aderiscono”.

Circa le affermazioni fatte nel corso di quell'assemblea, Rossi precisa ancora: “Le affermazioni che ho fatto trovano riscontri in qualche dato, che rivela come gli investimenti in Toscana si siano indirizzati maggiormente verso il settore della rendita che non verso il manifatturiero. E su questo vorrei che si aprisse una discussione. Anche negli anni precedenti la crisi, 1995-2007, in Toscana gli investimenti sul manifatturiero sono stati inferiori del 2% rispetto alla media nazionale, del -5% rispetto alla media europea, del -9% rispetto alla Lombardia e del -4% rispetto al Veneto. Gli investimenti immobiliari, invece, sono cresciuti. Tant’è vero che il peso della rendita immobiliare sul Pil era nel 2011 del 14,3%, un punto in più della media nazionale. In più il suo incremento, negli anni 2000-2010, è stato superato solo da Puglia, Sicilia e Liguria. Dati che inducono a pensare ad una minore propensione agli investimenti industriali e ad una forte attrazione verso la rendita” .

E infine conclude: “Questo non significa mettere all’indice nessuna categoria in particolare, né sottovalutare l’impegno degli artigiani, dei nostri distretti industriali e di quel capitalismo familiare che è il motore della nostra struttura economica e neppure mettere in ombra la presenza delle multinazionali che in questi anni si è consolidata. Significa piuttosto rilevare le difficoltà che in tanti casi si incontrano a trovare imprenditori toscani disponibili a farsi carico del salvataggio e del rilancio di aziende con ancora potenzialità produttive. Gli investimenti produttivi non tengono il passo. Siamo sicuri che non si possa fare di più? In ogni caso, meno rendita immobiliare e più investimenti industriali più che un auspicio o un’accusa dovrebbe essere una strada obbligata e condivisa. Io sto dalla parte delle operaie della Mabro –  e mi ripresenterò a Grosseto, perché continuo a lavorare per risolvere questa situazione. A tutti quelli che mi criticano dicendo che mi sto occupando di casi disperati e senza prospettive rivolgo un invito: vadano loro a spiegare alle lavoratrici che quella fabbrica è da chiudere”.

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