energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Rossi: La Toscana è un calabrone che non vola più Economia

La Toscana è come «un calabrone che non vola più». Un’economia fatta di distretti e piccole e medie imprese che ha ali troppo piccole per poter competere nel mercato globale quando la ripresa mondiale ripartirà. «A meno che – ha spiegato il Presidente della Regione Enrico Rossi  intervenendo oggi alla presentazione del rapporto Irpet-Unioncamere sull’economia toscana  – non riesca a stare in rete o essere trascinata da qualche locomotiva che faccia da traino. Infatti – ha specificato –  il Made in Italy e il Made in Tuscany vanno bene, come la pelletteria, quando c’è un sistema di piccole imprese collegato a chi poi porta poi questi prodotti, ad esempio, in Cina». Proseguendo con la similitudine presa a prestito dall’economista Becattini, Rossi ha aggiunto che «Quel calabrone ci ha fatto volare e sognare per molto tempo, ma ora ha bisogno di allargare le ali» e che l’immagine stereotipata «della Toscana con le colline e con i cipressi»  non basta più.

E' qindi su queste “locomotive” trainanti che bisogna investire le poche risorse disponibili, sulle imprese di grandi dimensioni, quelle che hanno la forza per stare sui mercati esteri. E la Regione ha anche contato quante sono queste grandi imprese da sostenere: circa 500 in tutta la Toscana, in base a uno studio affidato all’Irpet. «Bisogna continuare a sostenere le piccole imprese – ha detto Rossi – ma è necessario concentrare risorse sull'industria che esporta, che fa innovazione, e su quello chiedere un salto di qualità, anche nel senso di trascinare un sistema di imprese, un indotto. Abbiamo provato a farlo rimodulando i fondi comunitari: e rivendico di aver fatto questa scelta che ha dirottato verso la media e grande impresa risorse finanziarie che hanno consolidato l'impianto produttivo della Toscana». L’industria farmaceutica,che Rossi ha citato a esempio di settore che ha beneficiato di politiche di sostegno da parte della Regione, rappresenta oggi il 5% del Pil regionale. Anche sul turismo vanno fatte scelte di governance, perché «il turismo di qualità potrebbe attrarre investimenti forti anche nel riuso del nostro grande patrimonio di ville e cascinali dismessi». E poi le infrastrutture: Terza corsia, Alta velocità e aeroporto. «Non si tratta di cose nuove, ma di migliorare quello che esiste già».

Il discorso del governatore se non altro fornito un’indicazione, una sorta di “bussola” nel quadro complesso e a tinte fosche presentato nella mattinata. Il rapporto dell’Irpet descrive infatti un 2012 contrassegnato da un clima di grande incertezza sul futuro e un sistema economico regionale le cui sorti non possono più prescindere ormai da ciò che avverrà nei prossimi mesi a livello nazionale ed europeo. Ed evidenzia come, se da un lato l’economia toscana ha complessivamente retto a 4 anni di crisi, non vanno sottovalutati i segnali di  un peggioramento strutturale del livello di benessere.

Anche in Toscana il 2011 è stato contrassegnato da un rallentamento della crescita. I lievi segnai positivi provenienti da esportazioni e spesa dei turisti stranieri (aumentati del 7,4%) non sono stati sufficienti a compensare la flessione della domanda interna, segnata da caduta degli investimenti, diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie e riduzione della spesa pubblica. Tutto ciò ha portato il Pil regionale ad una variazione del +0,2% rispetto al 2010, a fronte di una variazione del Pil nazionale del +0,4%. Complessivamente nel 2011 la produzione è risultata in flessione in tutti i principali macro-settori dell'economia toscana (agricoltura, industria in senso stretto, costruzioni, servizi non market). Flessione relativamente contenuta (entro il -1%), ad eccezione delle costruzioni, che cadono di oltre il 7%. In positivo soltanto i servizi market.


E la previsione per il 2012 parla di un anno a crescita zero, in cui il Pil toscano dovrebbe, secondo le stime dell’Irpet, subire una caduta attorno al 1,7%, con un impatto negativo sull’occupazione che potrebbe perdere circa 20 mila unità. Le ricadute di questa nuova flessione della domanda saranno avvertite da tutti i settori: manifatturiero, costruzioni, servizi e commercio. «Se queste previsioni si concretizzeranno – ha commentato il presidente di Unioncamere Vasco Galgani – a fine anno il livello della ricchezza prodotta nella nostra regione sarà ancora al di sotto di 5 punti percentuali rispetto al 2007». Ma il male maggiore per la Toscana del futuro prossimo resta l'assoluta incertezza delle prospettive che attiva meccanismi di sfiducia difficili da bloccare che a loro volta spingono gli operatori verso scelte remissive che autoalimentano la spirale negativa. Il suggerimento dei ricercatori Irpet per uscire dall'attuale congiuntura negativa è quello di attivare processi di accumulazione che favoriscano l'accrescimento della produttività e quindi della competitività delle imprese e di intraprendere iniziative che facilitino la nascita e l'attrazione di nuovi soggetti imprenditoriali.
 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »