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Rossi: mi ricandido anche se rinviato a giudizio Politica

Firenze – L’inchiesta sull’Asl di Massa non fermerà la sua ricandidatura alla presidenza della Regione Toscana. Lo assicura Enrico Rossi, intervenuto oggi, mercoledì 10 settembre, a confermare la sua ferma volontà di ripartire con un secondo mandato da Governatore della Toscana. “Sono state fatte tutte le verifiche e siamo in una botte di ferro”, ha dichiarato Rossi. “Mi ricandido anche con un rinvio a giudizio”, ha proseguito il presidente della Regione.

Rossi, che oggi è intervenuto in Consiglio regionale in occasione della votazione sulla legge regionale, è indagato per falso ideologico nella vicenda del buco dell’Asl massese. Nonostante questo, ha ribadito che i bilanci della Regione “sono sani” e che è stato lui stesso a denunciare la questione dell’azienda sanitaria apuana alla Corte dei Conti.

La decisione di ricandidarsi da parte di Rossi è seguita all’appoggio del premier, Matteo Renzi, ma anche al gradimento dei Toscani. Secondo una recente indagine di Monitoregione dellIstituto Datamedia, infatti, il Governatore della Toscana è il più apprezzato dai suoi concittadini (56,5%). Rossi (Partito Democratico) precede, nella particolare classifica, il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (Partito Democratico) ed i due pari merito Stefano Caldoro (Forza Italia), presidente della Regione Campania, e Luca Zaia, presidente della Regione Veneto (Lega Nord).

Ma se molti apprezzano l’operato del Governatore toscano, le dichiarazioni odierne hanno – come c’era da aspettarsi – fatto agitare l’opposizione. “Una risposta vergognosa”: così Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, ha definito la dichiarazione di Rossi per cui si ricandiderà anche in caso di rinvio a giudizio. “Rossi ha mostrato il suo vero volto e l’attaccamento alla poltrona, dimenticando quanto sbandierato in altre occasioni”, ha proseguito Donzelli.

Donzelli ed consiglieri Paolo Marcheschi e Marina Staccioli avevano inscenato una protesta all’apertura della seduta del Consiglio regionale per protestare, con un gesto simbolico, contro la legge regionale. Indossando maschere con il doppio volto di Renzi e Verdini, i consiglieri regionali hanno denunciato l’accordo fra Pd e Forza Italia dal quale, a loro modo di vedere, è nata la legge elettorale regionale. E, come se non bastasse, i consiglieri di opposizione si sono presentati in aula con tanto di scatoloni. Scatoloni contenenti gli oltre 8.000 emendamenti proposti alla legge elettorale, per la discussione dei quali potrebbero servire – da una prima stima – oltre 500 ore di seduta d’aula.

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