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Rottamazione patronati, sindacati: “Un milione e mezzo di toscani non potrà far valere i propri diritti” Società

Firenze – A lanciare l’allarme è il Cepa toscano, che riunisce i patronati di Cgil, Cisl, Uil e Acli: saranno un milione e mezzo i toscani che, senza la possibilità di far passare la tutela dei propri diritti attraverso questa forma di assistenza, dovranno rinunciarvi. Ai diritti.

“Da queste strutture – dichiarano le organizzazioni sindacali di varia origine, dalla sinistra alle associazioni cattoliche – passano gratuitamente l’86% delle domande previdenziali e il 95% di quelle socio-assistenziali, ma i tagli nella legge di stabilità li condannano a morte o a far pagare i servizi”. Senza dimenticare un altro costo sociale, pesante: 800 posti di lavoro (solo in Toscana) messi a rischio. Tornando alla tutela dei diritti, ricordiamo che le domande previdenziali sono in buona sostanza quelle che riguardano ad esempio le pensioni o le ricostituzioni, mentre quelle socio-assistenziali consistono in richieste per invalidità civile, accompagnamento, handicap…

Negli ultimi 3 anni il numero delle pratiche gestite è triplicato, in conseguenza della chiusura di sedi locali di Inps, Inail e Asl. Non solo: l’obbligo di presentare le domande esclusivamente per via telematica ha contribuito all’esplosione di ricorsi ai patronati da parte soprattutto della popolazione più anziana o/e meno abbiente.

“Siamo rimasti gli unici uffici dove il cittadino può rivolgersi, non paga niente e trova una soluzione ai suoi problemi -dicono dal Cepa- Ma oggi viviamo un momento delicato alla luce della legge di stabilità che prevede un taglio di 150 milioni di euro (pari al 34,5%) al fondo patronati, alimentato dai versamenti di 21 milioni di lavoratori e che offre servizi a 51 milioni di italiani”.

“Questo significa un colpo mortale per i patronati, che non potranno più garantire né la gratuità delle prestazioni, né il supporto agli enti previdenziali (ma anche alle Questure e Prefetture per i permessi di soggiorno) di cui oggi consentono di fatto il funzionamento, perché da soli non sarebbero in grado di gestire le istanze dei cittadini”.

Non solo. Il problema riguarda anche “le norme che restringono l’anticipazione delle risorse per l’attività svolta strangoleranno finanziariamente gli istituti di patronato, portando di fatto ad un’impossibilità operativa a partire dal prossimo anno. E il danno, sebbene esteso a milioni di persone, sarebbe pesante soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. Cittadini che, di fronte a una legislazione complicata e farraginosa e a una pubblica amministrazione decimata dai tagli e sempre più distante, non sono in grado di far valere i diritti socio-assistenziali che pure lo Stato dice di riconoscere loro”.

La ricaduta sul lavoro? Eccola: “Per effetto dei tagli inoltre rischiano il licenziamento 9.000 degli operatori dei patronati, che in Toscana sono complessivamente 800; persone che per anni hanno svolto un servizio per la pubblica amministrazione”. Insomma, il paradosso è questo: queste persone “perderebbero il lavoro per colpa di una manovra che mira a creare posti di lavoro”.

 

 

 

 

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