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Rsa San Silvestro, presidio per i colleghi licenziati: “Forti preoccupazioni per il futuro di tutti” Cronaca

Firenze – Ci sarà un presidio, lunedì prossimo. Uno dei tanti, verrebbe da pensare, tranne che questo è un presidio molto particolare. Non per la “massa” dei lavoratori coinvolti: “solo” due in realtà, due lavoratori della Rsa San Silvestro che sono stati licenziati. Mercoledì si giungerà a sentenza e si vedrà il da farsi: infatti, il licenziamento di un’altra lavoratrice ritenuta inidonea, avvenuto poco dopo i primi due (in tutti e tre i casi i lavoratori appartenevano ai Cobas) fu annullato tramite ricorso. La commissione dell’ASL dette ragione alla lavoratrice che venne riassorbita nell’organico.

 E dunque, cosa c’è di diverso, in questo presidio? Partiamo dai dati. A capo della “catena” di licenziamenti che sta avvenendo nella Rsa di San Silvestro c’è, come già riportato in precedenza, la cooperativa Agorà Toscana. I passaggi sono i seguenti: la Rsa San Silvestro, l’unica struttura ad ora gestita dalla cooperativa Agorà a Firenze, è di proprietà di Montedomini. I lavoratori sono alle dipendenze della cooperativa che ha vinto l’appalto vale a dire Agorà Toscana. In realtà, se si vuole essere precisi, non è proprio così: infatti, Agorà Toscana è subentrata alla vincitrice “originaria” dell’appalto, vale a dire Agorà d’Italia. Quest’ultima, mettendo in campo una cessione di ramo d’azienda, passò l’appalto a Agorà Toscana. Chi tiene il pallino è Agorà d’Italia Società Cooperativa Sociale Onlus, con sede ad Arezzo. A farne parte sono le varie Agorà, Agorà d’Italia cooperativa , Agorà Toscana, Agorà Piemonte …

 Ed ecco cosa c’entra questo col presidio di lunedì. L’iniziativa dei lavoratori organizzata dai Cobas, oltre alla solidarietà ai compagni di lavoro vuole esprimere anche altro. Ad esempio, le preoccupazioni che investono i dipendenti. Preoccupazioni che riguardano anche la raffica di provvedimenti disciplinari che si sono avuti con il cambio della cooperativa di gestione del servizio agli anziani, vale a dire il passaggio da Elleuno (la cooperativa precedente, che ora gestisce la Rsa Principe Abamelek, 40 lavoratori circa, gestita in precedenza proprio da Agorà d’Italia) a Agorà d’Italia-Toscana, e che il sindacato ritiene “intimidatori”. Del resto, hanno riguardato anche persone in servizio da 15, 14 anni che prima non avevano mai avuto nessun provvedimento di questo tipo. Inoltre i lavoratori denunciano la continua “erosione di diritti”. Il che vuol dire aumento di doppi turni, salto dei riposi , cambi di orario senza preavviso e così di seguito.

 Insomma le cose sembrano peggiorate per tutti. Ma tutto sommato non è ancora questa la preoccupazione più grossa, che riguarda invece il ritardo degli stipendi e soprattutto la corresponsione del Tfr.

Infatti, i dipendenti, in tutti e due i casi, hanno davanti alcuni esempi che non permettono loro di dormire sonni tranquilli. Se per lo stipendio toccano con mano il problema nel tempo presente, basti pensare che Agorà gli ha dato il corrispettivo di agosto solo pochi giorni fa, il 14, e siamo a ottobre, il problema del Tfr (trattamento di fine rapporto, che si concretizzerà per i lavoratori della Rsa San Silvestro fra un anno e mezzo circa alla scadenza del presente appalto) sta diventando un incubo.

 Il perché è presto detto: i lavoratori delle strutture gestite precedentemente da Agorà d’Italia non hanno ancora ricevuto il sospirato Tfr. Ciò significa che i dipendenti delle precedenti gestioni che Agorà d’Italia ha lasciato in seguito ai cambi di appalto, non hanno ancora visto, a ottobre 2015, il sospirato trattamento di fine rapporto. O meglio hanno avuto solo un “acconto” di mille euro. E basta.

Davanti a ciò, questi lavoratori misero in campo iniziative legali, affidandosi agli avvocati. Ma anche questo non è bastato e i legali sono stati costretti all’ingiunzione e al pignoramento dei beni della cooperativa per corrispondere il dovuto ai lavoratori. Ingiunzione fatta, fine della storia, penserà qualcuno. E invece no.

No, perché nel frattempo Agorà d’Italia non era mica stata ferma, ma al contrario aveva operato varie trasformazioni. I pignoramenti ebbero così esito negativo. Il motivo?  Le tante cessioni di rami d’azienda l’avevano resa una scatola vuota. Gli avvocati toscani, seguendo le varie operazioni e i trasformismi, si ritrovarono ad avere rapporti con la società cooperativa Roma, che opera anche cambi della sede legale ( i dati aggiornati a settembre 2015 la mostrano come società cooperativa sociale onlus in liquidazione). Gli avvocati toscani intentarono anche il pignoramento a Montedomini, ma con esito negativo perché l’Asp aveva già liquidato alla cooperativa il dovuto.

 Tuttavia, Montedomini un ruolo importante, in tutta la faccenda, ce l’ha. E riguarda precisamente sia i ritardi sui pagamenti ai lavoratori, sia tutte le spettanze. Infatti, nel capitolato d’appalto c’è l’ obbligo per i vincitori della gara del rispetto del Contratto Nazionale di Lavoro. Il principale istituto del contratto di lavoro è la retribuzione, e lo stesso decreto legislativo 163/2006 stabilisce all’art. 38 la necessità che, nel corso degli accertamenti sul possesso dei requisiti, la società che ha vinto l’appalto non deve “aver commesso gravi infrazioni debitamente accertate in materia di sicurezza e ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro…”. Che il controllo spetti alla stazione appaltante lo si deduce anche dal caso concreto della SdS Fiorentina Nordovest, che, dopo l’attribuzione di un appalto a Agorà d’Italia, le tolse la vittoria passando l’appalto alla cooperativa che in classifica si trovava alle sue spalle (provvedimento del Direttore, n.91 del 24 aprile 2012).

 E dunque, ecco perché il presidio di domani, lunedì 19 ottobre, davanti alla sede della Rsa San Silvestro in Borgo Pinti, ha una fisionomia un po’ più complessa rispetto ai molti presidi che si tengono e si sono tenuti di questi tempi. Anche perché il clima che si è creato a San Silvestro non è per niente proficuo per l’ottimale svolgimento del servizio, con inevitabili ricadute sull’utenza.  Così, i lavoratori hanno proclamato lo stato di agitazione e avvieranno le procedure di raffreddamento in prefettura chiamando davanti al prefetto altre alla dirigenza dell’Agorà Toscana anche la dirigenza di Montedomini.

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