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Rsu Ataf, oggi presidio, domani sciopero Foto del giorno

Firenze – La Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) dell’Ataf insieme a tutti i lavoratori si sente mancare la terra sotto i piedi. Anni di trattative, di tavoli, di compromessi – rinunciando anche a parti di stipendio – sono stati resi inutili con un atto unilaterale da parte della presidenza dell’azienda: accordi annullati dal primo Ottobre scorso. I motivi sembrano essere di natura economica, dato che gli accordi sindacali di secondo livello ponevano i lavoratori in una condizione più favorevole rispetto a quanto prevede la legge nazionale. Ad esempio, se quest’ultima rende l’autista totalmente responsabile dei sinistri e richiede il pagamento dei danni per un massimo di 4000 euro, grazie all’accordo locale l’azienda si sobbarca i costi reclamando al lavoratore un contributo percentuale nettamente inferiore. “Io non lo guido, l’autobus, se rischio di rimetterci così tanto, perché 4000 euro non ce li ho”, osserva un autista.

Inoltre, era previsto un fondo di solidarietà finanziato dall’azienda per integrare lo stipendio dimezzato in caso di malattia o di aspettativa.

Già nel Marzo scorso si era intuito un cambio di marcia con la richiesta ai dipendenti di lavorare 30 minuti in più, ma “non è bastato questo e non sono bastate le proteste di dicembre”, spiega concitato l’autista.

“Mai come in questo periodo estivo la situazione è stata drammatica, con corse saltate, ritardi e scarsa informazione. La verità è che nessuno sta controllando la regolarità del servizio. È stato dimezzato il capitale sociale per ripagare i debiti, ma evidentemente non è stato sufficiente”.

Venuti meno gli accordi sindacali, l’attività dovrà essere regolata dalla normativa nazionale che non autorizza gli autisti a vendere i biglietti sui mezzi se non “con il freno a mano tirato, all’interno dell’area di fermata”. Qui si inserisce la protesta dei dipendenti che dal prossimo 13 Ottobre interromperanno la vendita dei biglietti a bordo.

Domani è previsto uno sciopero per dare un segnale ai cittadini e a quella presidenza che ha abbandonato il tavolo della trattativa.

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